Esiste ancora la fedeltà oggi?

Come cambiano i rapporti affettivi nell’era delle chat e dei social network
di Anna Fata

 

fedeltà tradimento

 

Oggi più che mai le occasioni per essere infedeli aumentano a dismisura. Grazie ai social network la possibilità di conoscere persone nuove è costantemente a portata di mano. Il tutto può essere consumato con discrezione, volendo anche ad una certa distanza dalla città di residenza, vantando una più che discreta possibilità di scelta. Un occhio di attenzione, però, va posta costantemente alle tracce che smartphone, tablet o computer, o più ampiamente il Web stesso, che possono permanere nel tempo.

 

Ma cosa è la fedeltà oggi? Ha senso parlare ancora di fedeltà se un rapporto viene consumato solo virtualmente oppure semplicemente nella propria mente? E’ per tutti uguale la definizione di fedeltà?

Secondo l’enciclopedia Treccani la fedeltà è la qualità dell’essere fedele e nel contesto coniugale, nello specifico, è l’osservanza reciproca da parte dei coniugi dei doveri derivanti dal matrimonio, soprattutto, ma non esclusivamente per ciò che riguarda l’astensione da rapporti sessuali o comunque amorosi extraconiugali.

Se ci addentriamo ulteriormente nel significato del termine “fedele” notiamo che la sua etimologia rimanda al latino “fides”, fede. Fedele è colui che osserva con lealtà la fede data o avuta, i fatti, le promesse.

La fedeltà è strettamente legata alla virtù, al dovere morale, alla fiducia con cui due persone o una collettività si è vincolata reciprocamente. In tale scelta, però, è fondamentale che ci sia il presupposto della libertà.

Non tutte le società attribuiscono un medesimo peso e valore alla fedeltà: in alcune regna la poligamia, in altre, soprattutto quelle puritane o cattoliche, la fedeltà viene considerata un grande valore la cui infrazione viene vissuta come un reato molto grave, che provoca dolore, risentimento e perdita della fiducia.

 

Esistono differenze nella fedeltà tra uomini e donne?

Secondo Gérard Leleu, medico e sessuologo francese, a livello biologico la fedeltà è legata all’istinto di attaccamento che si sviluppa fin dall’infanzia. Questo produce un bisogno intrinseco di legarsi a livello fisico, affettivo, sessuale per il resto della vita. I bisogni di sicurezza, completamento, del grande amore possono condurre alla spiritualità, che a sua volta rimanda alla fedeltà.

Anche se l’emancipazione femminile, la legge sul divorzio hanno reso i rapporti meno solidi e definitivi e la fedeltà diventa una libera scelta, non più una mera imposizione legale, esistono delle vere e proprie differenze biologiche tra uomini e donne.

Quando si instaura un legame affettivo tra due persone vi è un aumento di produzione dell’ormone ossitocina che a sua volta induce il desiderio di contatto, legame, tenerezza reciproca. Nell’uomo, però, gli effetti di tale ormone sono attenuati dal testosterone. Questo rende l’uomo probabilmente più incline al tradimento, anche se poi le differenze tendono sempre ad essere ampiamente soggettive.

 

La fedeltà oggi ha ancora senso oggi?

Massimo Recalcati, psicoanalistadefinisce la situazione attuale delle relazioni oggi come una forma di “poliamore” in cui prevalgono la curiosità, la sperimentazione, la disinibizione, la ricerca di stimolazione, di novità, l’amore narcisistico, il godimento, un ripudio netto dei legami.

La dimensione dell’amore romantico che rivendica uno spazio temporale di eternità viene sostituita dal finché dura, finché ci va di stare insieme, finché ci divertiamo. Se è vero che col tempo l’attrazione fisica si esaurisce di pari passo col calo della produzione dell’ormone dopamina, è anche vero che l’anima potrebbe rivendicare la sua fedeltà con una scelta libera, profonda, motivata dal vero amore, che si coltiva con dedizione nel lungo termine.

Oggi, invece, si rincorre a con fervore la libertà dell’amore, la spoliazione da ogni dogma, tabù, valore. Si cercano ripetutamente stimolazioni, si naviga a vista tra una relazione e l’altra, condannandosi così, paradossalmente, a ripetere sempre lo stesso schema, che lascia amarezza e insoddisfazione di fondo.

Non si riesce a comprendere in tal modo che in realtà la fedeltà non è opposizione alla libertà, ma la sua somma espressione. Ciò che la alimenta è la capacità di tornare a vedere il nuovo in ciò che sembra già fin troppo noto, conosciuto.

La fedeltà diventa in quest’ottica prima di tutto fedeltà a se stessi, prima ancora che all’altro. Non si può ingannare se stessi, nel profondo non ci possiamo nascondere da noi stessi.
E’ la fedeltà al proposito originario che abbiamo formulato e che rinnoviamo nel profondo ciò che dovrebbe guidarci, prima ancora che la parola data o la firma su un documento che a suo tempo abbiamo apposto.

E’ tradire se stessi anche quando decidiamo di restare insieme ad una persona che sentiamo di non amare più, celandoci dietro scuse che nascondono più che altro la nostra paura di restare soli.

La fedeltà non è solo passiva, come in questo ultimo caso, dettato da paure, insicurezze, mancanza di occasioni. La fedeltà è anche e soprattutto attiva, quando viene perseguita con azioni concrete che mirano a coltivare il rapporto, la conoscenza, la costruzione di un cammino comune sentito e voluto fin nel profondo. Quest’ultima è frutto di una scelta libera, matura, responsabile, di fronte a sé e al partner.

Per poter coltivare un rapporto che sia in grado di fare evolvere entrambi i partner la fedeltà può essere ancora un ingrediente importante, nelle misura in cui consente di focalizzare le energie, il tempo, le risorse in una direzione comune, senza disperdersi in altre direzioni che alla lunga possono rivelarsi fatue e lesive per la relazione stessa.

Affinché questo accada e si rinnovi ogni giorno, però, si deve essere disposti a fare prima di tutto i conti con se stessi.

 

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Un antidepressivo naturale: il cacao

Nutrire corpo e mente in modo sano e gustoso
di Anna Fata

 

cacao cioccolato

 

Così come i pensieri e le emozioni che proviamo influenzano le nostre scelte alimentari, anche ciò che mangiamo influisce sullo stato emotivo, cognitivo, oltre che corporeo.
In alcuni momenti della stagione, specie in autunno o in inverno, con il diminuire delle ore di luce il tono dell’umore tende a calare. In alcuni casi si parla di vero e proprio Disturbo Affettivo Stagionale che comporta diversi sintomi psicofisici, tra cui anche vissuti depressivi.
Le stesse variazioni ormonali tipiche del ciclo mestruale femminile, ad esempio, possono influenzare lo stato d’animo.
Esistono dei cibi che ci possono aiutare a fronteggiare questi momenti in modo sano e gustoso al tempo stesso.
Uno di questi è il cacao, da non confondere con le tavolette di cioccolato o i cioccolatini, che contengono molti altri ingredienti non sempre benefici per la salute.

 

Cacao: storia, origini, proprietà

E’ originario del Messico, dove i semi del cacao hanno avuto importanza, fin dai primordi, a livello sociale, economico, religioso, gastronomico.
Già nel 1500 a.C. gli Olmechi avevano inventato una bevanda a base di cacao, ma fu successivamente, con i Maya, che il cacao cominciò a diventare popolare, come offerta nei riti funebri, moneta di scambio, alimento energetico.
Nel 1502 Cristoforo Colombo, che sorbì tale bevanda, non la apprezzò, in quanto era troppo amara. Fu Hernan Cortéz ad importare il cacao in Europa dove in Spagna i frati sostituirono nella bevanda il peperoncino con la vaniglia e lo zucchero, creandone una più vicina al gusto europeo e a quello attuale.
La prima tavoletta di cioccolato fu modellata nel 1847 in Inghilterra e la prima grande fabbrica fu allestita nel 1888 in Pennsylvania.
Le bacche di cacao si raccolgono due volte l’anno. La pianta ne produce durante il suo ciclo di vita, dai 10 ai 30 anni di età, dopodiché diviene improduttiva.
Il processo a cui vengono sottoposte tali bacche è lungo e laborioso e da esso derivano la polvere e il burro di cacao.

Il cacao si ottiene togliendo la maggior parte del burro di cacao, mentre le tavolette e i cioccolatini aggiungendolo, cosa che rende il cioccolato morbido e cremoso e ne esalta il sapore.
Il cioccolato fondente deriva dall’aggiunta alla pasta di cacao burro di cacao; quello al latte addizionando il cioccolato fondente di latte e zucchero; quello bianco con burro di cacao, latte, zucchero.

Il cacao può appartenere a diverse varietà: Criollo, più rara, antica, apprezzata, dal sapore delicato, ricco, poco amaro, in genere viene prodotto in quantità limitata e miscelato con altre varietà; Forastero, ha aroma marcato, persistente, lievemente acido; Trinitario, ha caratteristiche intermedie tra i precedenti; Cru, è il più pregiato, con cui viene prodotto il cioccolato finissimo, che viene numerato, che a sua volta si distingue in Madagascar, dal sentore di mandorla, Ghana, robusto e amaro, Trinidad, corposo, che rievoca la castagna.
I maggiori consumatori sono gli svizzeri (10 Kg l’anno pro-capite), seguiti da inglesi, tedeschi, belgi.
In cucina il cacao è molto versatile, trova impiego non solo in pasticceria, in dolci caldi, freddi, al cucchiaio, al forno, come bevanda calda, per confezionare liquori, amari, digestivi, ma anche per primi piatti, secondi di carne, frutti di mare.

Il cacao contiene: teobromina, lipidi, glucidi, proteine, magnesio, potassio, calcio, fosforo, ferro, sodio, caffeina, serotonina, tiramina, feniletilamina, vitamine.

 

Benefici

Il cacao è diuretico, psicostimolante, astringente, broncodilatatore, cardiotonico, vasodilatatore, antiaggregante piastrinico, tonico, antidepressivo, antinfiammatorio, antidolorifico, euforizzante, antiossidante, efficace contro i radicali liberi e l’invecchiamento cellulare, preventivo dell’infarto, delle malattie degenerative cerebrali, riduce la sensazione di appetito, abbassa la pressione sanguigna.

 

Controindicazioni

Il cacao è controindicato in caso di patologie digestive (ulcera, gastrite, ernia iatale, reflusso gastroesofageo), emicrania, stitichezza, emorroidi, calcoli renali, colecistite, ipertensione, nervosismo, sovrappeso, recidive dell’herpes.
Può essere fonte di intolleranze alimentari e allergie. Non deve essere consumato in concomitanza con l’assunzione di farmaci monoaminossidasi, antibiotici, calcio-antagonisti.

Non ci sono correlazioni tra il suo consumo e l’insorgenza di acne, né con l’aumento dei livelli di colesterolo.
E’ importante sottolineare che benefici e controindicazioni si riferiscono al cacao e non ai suoi prodotti (cioccolatini, ecc.), perché l’aggiunta di zucchero e/o latte non solo riduce la concentrazione dei principi nutritivi benefici, ma ne aggiunge altri che possono addirittura inficiare tale vantaggi. Lo stesso burro di cacao, molto costoso, può essere affiancato da altri grassi dannosi per la salute.

 

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La depressione autunnale: esiste veramente?

Il Disturbo Affettivo Stagionale, cosa è e come si può curare
di Anna Fata

 

autunno depressione

 

Ogni cambio del meteo e della stagione, nonché lo stesso ritmo circadiano influenza il nostro corpo e la nostra mente.
La cronobiologia nello specifico è la scienza che si occupa dello studio dei ritmi biologici e comprende i ritmi circadiano, settimanale, mensile, stagionale, annuale. Il ritmo circadiano riguarda tutte le funzioni organiche, nervose, neuro ormonali, cardiache, muscolari, digerenti, riproduttive influenza la fisiologia, il comportamento, il tono mentale, umorale, l’alternanza sonno-veglia.

Affinché l’organismo possa funzionare al meglio è necessario che i ritmi biologici possano susseguirsi in modo regolare, se questo non accade la salute può essere compromessa oppure si possono aggravare patologie e/o sintomi già in atto. Alcune malattie organiche fisiche, ma anche alcuni disturbi psicologici possono squilibrare i ritmi biologici.

Esiste, però, un vero e proprio disturbo dell’umore che si chiama “Disturbo Affettivo Stagionale” (o Seasonal Affective Disorder) riconosciuto del Manuale Diagnostico Statistico per i disturbi psichiatrici dell’American Psychiatric Association, che si caratterizza per episodi lievemente depressivi in autunno e inverno, e lievemente euforici in primavera ed estate. Esso viene inquadrato come un sottotipo di episodio depressivo maggiore, una sorta di depressione atipica rispetto a quelle comunemente riconosciute.

I sintomi cardine del DAS sono umore triste e scarsa energia. I pazienti sono spesso irritabili, stanchi o letargici (si può dormire fino a 16 ore al giorno, anche se dormire 1-2 ore in più d’inverno è fisiologico) presentano difficoltà di concentrazione, spesso evitano il contatto sociale. Inoltre è presente tendenza all’aumento di peso e craving per i carboidrati.
Più di rado si manifesta un “disturbo da sonno ritardato” con marcata difficoltà di addormentamento serale e di risveglio mattutino. A volte si tende anche ad abusare di caffeina e alcool.

La sintomatologia depressiva ha inizio durante la stagione autunnale, raggiunge il massimo dell’intensità durante la stagione invernale e si risolve, parzialmente o totalmente, all’inizio della stagione primaverile.
Calo della temperatura, della luce, vento, variazioni di ionizzazione dell’aria, umidità, pioggia, temporali, pare che siano i maggiori responsabili di questi cambiamenti psicofisici.

Vi sono inoltre: disturbi somatici quali dolori e rigidità muscolare, cefalea, stipsi, marcate difficoltà in campo lavorativo e nei rapporti sociali.

L’umore dei pazienti è deflesso, ma comunque reattivo. Il tono affettivo tende a peggiorare nelle ore serali (a differenza delle sindromi depressive tipiche, in cui l’umore è più deflesso al mattino).

Il DAS è più frequente nelle donne rispetto all’uomo, in un rapporto di 3 a 1, l’età d’esordio è tra 18 e 30 anni, le popolazioni che vivono a latitudini più lontane dall’equatore sono maggiormente suscettibili. Si visto che le donne soggette a forti sbalzi di umore concomitanti alla sindrome premestruale possono essere più a rischio di DAS.
Altrettanto frequente il DAS tra bambini e anziani. Ad esempio negli USA il DAS è presente nell’1% della popolazione in Florida e nel 9% in Alaska. Calcolare l’esatta prevalenza del DAS è però difficile poiché il disturbo spesso non viene descritto al proprio medico e quindi è ampiamente sotto diagnosticato. DAS può essere concomitante con altre forme depressive, disturbo bipolare, deficit di attenzione, alcolismo e turbe alimentari, rendendo difficile discriminare le singole condizioni.

 

Fisiopatologia
Ad oggi non si conoscono le cause esatte del DAS. Sono state formulate alcune ipotesi: poiché si è visto che la produzione degli ormoni risente dell’alternanza luce-buio, e che l’uso della luce bianca può ridurre questo disturbo, si ipotizza che la luce agisca attraverso le connessioni tra retina e cervello, cioè a parità d’intensità luminosa l’esposizione degli occhi ha maggior potere curativo rispetto all’esposizione della pelle.

 

Approcci terapeutici

Le possibili opzioni terapeutiche includono terapia antidepressiva, fototerapia, assunzione di vitamina D e psicoterapia.

Farmaci

Il DAS, come altri disturbi depressivi, è stato associato a disfunzioni serotoninergiche. Pertanto gli SSRI, in particolare la fluoxetina, sembrano particolarmente promettenti. In uno studio canadese che ha comparato l’efficacia dei vari trattamenti disponibili, la fluoxetina si è dimostrata efficace e meno costosa della fototerapia.
Inoltre pare siano utili: paroxetina, sertalina, venlafaxina.

 

Fototerapia

Poiché è noto che l’accorciamento delle ore di luce ha un ruolo scatenante nella genesi del DAS, diversi approcci terapeutici si basano sulla luce artificiale, in particolare al mattino. Sono disponibili scatole luminose che emettono uno spettro luminoso completo, simile alla luce solare. I sintomi del DAS possono essere alleviati dal sedersi di fronte a tale sorgente luminosa specialmente al mattino, nel periodo autunnale-invernale.

Norman Rosenthal, psichiatra del National Institute of Mental Health nel 1984 ha pubblicato per primo uno studio sull’impiego della fototerapia nel trattamento del DAS.

 

Vitamina D

Diversi studi scientifici hanno confermato che bassi livelli di vitamina D sono associati a depressione. Bassi livelli sono dovuti ad insufficiente apporto con la dieta e scarsa esposizione al sole. Infatti, in inverno chi vive oltre 33 gradi di latitudine nord o sud rispetto all’equatore non è in grado di sintetizzare la vitamina D. Molte persone con DAS hanno insufficienti livelli di vitamina D e recenti studi hanno suggerito che assumere 100.000 UI al di’ può aiutare a prevenire le forme depressive.

 

Psicoterapia

La psicoterapia può fornire un utile supporto a persone con DAS. Uno studio ha evidenziato che 6 mesi di terapia cognitivo-comportamentale in sessioni collettive di 90 minuti due volte a settimana sono efficaci come 30 minuti di fototerapia ogni mattina.
La psicoterapia pare sia utile per modificare i pensieri negativi e i comportamenti disfunzionali e per imparare a gestire correttamente lo stress.

Possono anche essere utili misure dietetiche, esercizio fisico e inserimento sociale, attività all’aria aperta.

Sappiamo che una dieta equilibrata, il ridurre l’assunzione di caffeina e fare un po’ di esercizio fisico possono aiutare, come anche il trascorrere più tempo possibile all’aria aperta, perché anche quando è nuvoloso la luce è sempre superiore che al chiuso.

 

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Cos’è l’amicizia e perché fa bene alla salute

Tra amicizia e amore, come coltivare buone relazioni affettive
di Anna Fata

 

amicizia

 

Forse non tutti sanno che l’etimologia della parola “amico” rimanda alla radice del verbo “amare”, che si ama, che ama, accetto, caro, diletto, favorevole, giovevole. E’ la persona che ama e che è riamata.

L’amicizia vera, profonda intima, quella che condividiamo con un numero assai ristretto di persone rimanda per alcuni aspetti alle relazioni d’amore. In alcune fasi della vita, ad esempio nell’adolescenza, questo confine è molto labile, considerata la dose di condivisione, trasporto, emozionalità, spesso anche di fusione che si vive con l’amico/a del cuore.

Al tempo stesso, però, l’amicizia si distingue per alcune sue peculiarità rispetto all’innamoramento e all’amore. Secondo Francesco Alberoni l’innamoramento è un fatto, un accadimento, con un inizio ben definito che scaturisce da una folgorazione improvvisa, mentre invece l’amicizia sorge grazie ad una serie di incontri successivi di crescente profondità.

Inoltre l’innamoramento c’è o non c’è, non esistono vie di mezzo, mentre l’amicizia si presenta con tante forme e gradi e progredisce verso un di più, mentre l’innamoramento è pieno e perfetto sin dal suo sorgere.

L’innamoramento comporta la passione, che arreca con sé la sofferenza, l’estasi, il tormento. L’amicizia, al contrario, rifugge dal dolore. L’innamoramento può rischiare l’assenza di reciprocità, ci si può innamorare di qualcuno che non ci ricambia, ma l’amicizia non ammette questo, necessita di corrispondenza, pena il suo decadere.

Nell’innamoramento l’altro viene trasfigurato, idealizzato, invece nell’amicizia ci sono il riconoscimento e l’accettazione dell’altro per quello che è. Dall’amico ci si aspetta di essere accolti, capiti, accettati per ciò che si è, né si tenta di apparire differenti. Nell’innamoramento si cerca di offrire la parte migliore di sé e si cerca continuamente conferma, che sembra non bastare mai.

Nell’amicizia si ricerca una qualche forma di scambio paritario, basato su rispetto, fiducia, sincerità, stima, disponibilità. Non prevede il rapporto esclusivo, al contrario dell’innamoramento e dell’amore.

L’amicizia cambia a seconda delle fasi della vita, si manifesta in forme e gradi differenti anche nelle varie culture ed è nota, riconosciuta e coltivata fin dall’antichità. Se nei Paesi asiatici, ad esempio, il contatto e lo scambio fisico viene accettato e incoraggiato, in Occidente c’è maggiore distanza fisica, ancora più tra gli uomini.

Come l’amicizia evolve negli anni

Nell’infanzia l’amicizia si basa per lo più sullo scambio di giocattoli, la gioia per le attività condivise, l’affetto, i giochi creativi, in seguito si assiste ad una minore individualizzazione e ad una maggiore consapevolezza della presenza dell’altro. Gli amici cominciano ad essere considerati come punti di riferimento e il gruppo diventa parte importante della propria vita. Pare che imparare a coltivare buoni rapporti di amicizia fin da piccoli possa aiutare a sviluppare successivamente comportamenti pro sociali, autostima, successo sociale, empatia, problem solving.

Nell’adolescenza l’amicizia diventa una forma di relazione molto forte, specie tra persone dello stesso sesso, fornisce modelli di pensiero e comportamento, genera identificazione, fusione emotiva, sicurezza, sostegno, e un contesto altrettanto importante se non più di quello familiare. In molti casi in tale fase di vita le amicizie tendono ad essere esclusive.

Nell’età adulta si basano su rapporti più realistici, meno idealizzati, meno coinvolgenti e fortemente emozionali. Il matrimonio, la genitorialità in genere tende a portare a frequentare persone a sé simili, anche se il tempo ridotto a causa degli impegni familiari può ostacolare la coltivazione di tali rapporti. Pare che in questa fase gli adulti abbiano una media di 2 amici intimi.

Nella età anziana le persone avviano nuove amicizie con maggiore fatica rispetto ai precedenti stadi di vita, le amicizie sono poche e per lo più confinate al’ambito ristretto della propria comunità, sono simili per età, valori, razza, sesso, abitudini di vita.

 

Gli ingredienti essenziali delle amicizie

Le amicizie si possono avviare e portare avanti in ogni momento della nostra esistenza. Alcuni ingredienti che si possono rivelarsi utili per compiere questo possono essere:

  • La vicinanza geografica
  • Gli incontri ripetuti
  • Le attività condivise
  • La comunanza di abitudini, stili di pensiero, di comportamento
  • Le capacità di ascolto ed empatia
  • Le capacità di accogliere e accettare l’altro per quello che è.

Come ampiamente documentato dalle numerose ricerche presenti nel Database Mondiale della Felicità avere e coltivare delle buone relazioni di amicizia arreca benefici sia alla salute fisica, sia a quella psicologica, aumentano sia la qualità della vita, sia la sua durata. L’amicizia è stata definita come un “vaccino comportamentale” che riduce gli effetti negativi della solitudine, che comporta maggiore rischio di cancro, infezioni virali, attacchi cardiaci.

Ancora ad oggi non è chiaro come l’amicizia possa generare tali benefici, forse perché gli amici spronano l’altro ad assumere stili di vita sani, oppure perché gli amici inducono a sviluppare quelle abilità insite in ciascuno di noi che ci permettono di affrontare le difficoltà, oppure perché semplicemente influenzano quei meccanismi che inducono l’organismo a tornare in uno stato di salute. Comunque sia il meccanismo d’azione, forse, può valere la pena impegnarsi a coltivare delle sane amicizie, sia per il piacere intrinseco nel momento, sia per le implicazioni benefiche che si potrebbero avere nel futuro.

 

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