4 Problemi che possono sorgere nel rapporto col cibo

Come risolvere i più comuni conflitti col cibo
di Anna Fata

 

rapporto cibo conflitti

 

Secondo Michelle May oggi assistiamo non solo a squilibri fisici, mentali, emotivi nel rapporto col cibo, ma al contrario, sempre più spesso anche ad una vera e propria fissazione per la sua igiene, qualità, quantità, ecc. In gergo si definisce ortoressia, è l’ossessione per il cibo sano che porta ad assumere atteggiamenti molti rigidi, normativi, che possono influenzare negativamente anche la vita sociale e relazionale.

Da questa osservazione May ha individuato alcune tra le problematiche più frequenti che possono insorgere nel rapporto col cibo:

  1. Essere regolati dalle norme e regole: è una abitudine prevalentemente femminile, comporta la creazione di norme, regole, abitudini molto precise, rigide che sottendono il timore di perdere il controllo. Secondo Susan Albers la mente tende a pensare in modo dicotomico, per contrapposizioni, bianco-nero, giusto-sbagliato, sano-insano, grasso-magro. Quando questo schema cognitivo diventa talmente rigido da sfociare in una ossessione, la mente si sente persa senza uno schema di riferimento. La sovrabbondanza odierna di informazioni sul cibo, non sempre corrette e talvolta in contraddizione tra loro, su quello che è giusto mangiare e non creano grande confusione interiore e alimentano la necessità di creare chiarezza interiore con schemi sempre più rigidi e precisi. La ricerca di una dieta perfetta può danneggiare l’autostima, soprattutto se ci si trova ad infrangere una o più regole. Ci si sente cattive persone e incapaci di controllarsi. In realtà, secondo Albers non esistono cibi buoni o cattivi in assoluto e soprattutto questo pensiero dicotomico non tiene in considerazione che esistono infinite sfumature per ogni cosa, cibi compresi, e che nella propria condotta alimentare possono verificarsi momenti di fame smodata o di abbuffate saltuari. → La soluzione: per uscire da questa spirale eccessivamente normativa può essere utile mangiare una ampia varietà di cibi, perché è più corretto sia sul piano nutrizionale, sia cognitivo, sia emozionale. Per questo può essere opportuno infrangere almeno una regola ogni giorno per allentare gradualmente un po’ la tensione
  2. Non credere in se stessi: avere fiducia in se stessi è fondamentale per ogni aspetto della vita, compreso quello alimentare. Sentire che si sarà capaci di fare la cosa giusta in caso di tentazione è basilare. In un rapporto disfunzionale col cibo la sfiducia può essere molto forte. In realtà, spesso non siamo consapevoli che le nostre reazioni al cibo non dipendono solo dalla nostra forza di volontà, ma sottendono anche delle basi biologiche. Ad esempio: mangiare cibi molto ricchi di carboidrati (es. pizza, pasta, torte, biscotti) ci fa sentire bene perché aumenta i livelli dell’ormone serotonina che poi mentalmente possono associarsi a momenti positivi, come ad esempio all’infanzia. Tale associazione può ripresentarsi come pericolosa tentazione quando abbiamo bisogno di conforto, consolazione, oppure premio, celebrazione, quando ci sentiamo agitati, tristi, soli, annoiati, quando ci vogliamo premiare o festeggiare qualcosa. Lo stress innesca un processo biochimico che porta alla ricerca di zuccheri. Se il cibo in questione è a portata di mano è più facile cadere in tentazione. Se anche ci si sforza mentalmente di non pensare al cibo, di trattenere il proprio istinto fisico, si rischia di peggiorare la situazione, perché la mente si fissa ulteriormente sul pensiero del cibo. A quel punto, se si ha sottomano il cibo o si cede alla tentazione di acquistarlo, difficilmente si riuscirà a smettere di mangiarlo fino a quando non lo si è finito o si sarà sgradevolmente sazi. → La soluzione: se fossimo maggiormente consapevoli dei nostri pensieri, emozioni, sensazioni fisiche, compresi gli stimoli della fame e della sazietà, riusciremmo a scegliere in modo più libero, sano, ad assecondare le nostre necessità, senza rischiare di pentirci in seguito per le nostre azioni. Prima di avventarsi sul cibo potrebbe essere utile fermarsi qualche istante, respirare profondamente e cercare di capire se il languore che proviamo è realmente fame o è frutto di un’emozione o di un pensiero che ci mette a disagio, che cerca il nostro ascolto e magari la risoluzione in altri modi che non sia quello alimentare
  3. Punire se stessi: quando si è ipercritici, quando si considera il cibo come un nemico è importante osservare il proprio dialogo interiore nei confronti di se stessi e cercare di alimentare maggiore rispetto, compassione, attenzione, cura, amorevolezza verso di sé. → La soluzione : Nessuno è perfetto, a volte capita di eccedere nelle quantità di cibo, oppure nella qualità. Punirsi in questi casi peggiora solo la situazione
  4. Desiderare di essere molto magri: avere un rapporto onesto e consapevole con se stessi e con il cibo aiuta a vedere le cose per quelle che sono. Pare che circa il 90% delle restrizioni alimentari siano causa da una insoddisfazione nei confronti del proprio corpo. Non c’è nulla di sbagliato nel desiderare di essere magri, soprattutto se questo coincide con uno stile di vita più sano. Quando però le deprivazioni alimentari arrivano a causare carenze di sostanze nutritive indispensabili al proprio benessere scatta il campanello d’allarme. Questa carenza cronica si riflette nel corpo e nella mente rendendo più inclini alle abbuffate e all’aumento di peso. → La soluzione: è importante ricordare che ciascuno ha una struttura corporea differente e un diverso peso forma. Quando ci si sottopone ad un regime alimentare controllato, secondo disposizione mediche, occorre mirare in senso ampio alla propria salute, ad uno stile di vita sano, più che semplicemente al mero calo del peso corporeo.

 

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