11 passi per creare un sano rapporto col cibo

Come mangiare con gusto, piacere e salute 
di Anna Fata

 

rapporto sano bilanciato cibo

 

La consapevolezza di non avere un rapporto equilibrato col cibo è il primo passo fondamentale per un cammino verso il cambiamento delle proprie abitudini e schemi mentali.

Il corpo spesso subisce non solo le nostre scelte alimentari in senso organico, ma anche le ripercussioni dei nostri conflitti mentali ed emotivi fanno sentire il loro effetto su di esso. Per tale motivo non è sufficiente cambiare l’alimentazione in sé e per sé, ma l’intero rapporto mentale, emotivo, nei confronti del cibo.

 

11 Suggerimenti per cambiare il proprio approccio mentale ed emotivo al cibo possono essere:

 

  1. Mangiare con consapevolezza: utilizzare i sensi, non solo il gusto, ma anche la vista, il tatto, l’udito, l’olfatto possono rendere molto più piacevole l’esperienza del cibo, più gratificante e metterci nelle condizioni di percepire lo stimolo della fame organica distinguendolo da quella emotiva e di avvertire la sazietà senza eccedere
  2. Essere grati per il cibo: considerare il cibo come un dono, sentirsi fortunati per averlo a disposizione aiuta ad avere rispetto di esso, a non considerarlo come un nemico, ma come un alleato per la salute fisica e psichica
  3. Godere del cibo: pensare continuamente a quello che si dovrebbe o non si dovrebbe mangiare rende questa esperienza di vita una spiacevole ossessione. Lo stress che si accumula in questo modo non solo danneggia il corpo, ma rende inclini ad essere attratti proprio dai cibo ai quali abbiamo apposto un veto. Se una volta si decide di consumare un cibo non previsto dalla propria dieta tanto vale goderselo in pace fino in fondo
  4. Smetterla di punirsi quando si mangia qualcosa che non si avrebbe dovuto: il corpo risente negativamente delle emozioni e dei pensieri negativi nel breve e medio termine e nel lungo termine essi minano l’autostima, l’immagine di se stessi,la sicurezza interiore e mettono a rischio di cadere nelle trappole delle abbuffate compulsive
  5. Infrangere il circolo vizioso tutto o niente: se per una volta si cede ad uno sgarro nella dieta può essere opportuno lasciarlo andare. Il corpo risente delle abitudini consolidate e ripetute nel tempo più che dell’eccezione di una volta. Se ci si impone un divieto netto ed assoluto per un cibo l’attrazione per esso è destinata a crescere. Se una volta tanto ci si concedo una deviazione dalla regola, con consapevolezza, ci si può gustare l’eccezione e non procedere oltre
  6. Cambiare linguaggio: le parole che scegliamo rappresentano il modo in cui guardiamo noi stessi e il mondo. E’ il classico esempio del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto: la quantità del liquido è la medesima, cambia la percezione di essa. Se anziché pensare e parlare in termini di divieti lo facciamo in termini di possibilità il senso di libertà percepito sarà maggiore
  7. Smetterla di aspirare a mangiare in modo perfetto: non esiste la dieta perfetta, ma una dieta che si adatta alla singola persona, per lo specifico stile di vita, i suoi gusti, le abitudini, le attività che svolge. Ciò che può andare bene per una persona o che poteva essere stato adatto in passato, non sempre né necessariamente è adattabile a noi nel presente attuale
  8. Smetterla di paragonarsi agli altri: spesso osserviamo le copertine delle riviste, le pubblicità in televisione, o i nostri amici e ad essi paragoniamo il nostro corpo, il nostro rapporto col cibo, la nostra dieta. Ogni persona è un mondo a sé, ogni corpo è unico, voler assomigliare a qualcun altro, utilizzarlo come metro di paragona ci svilisce e ci allontana da noi stessi
  9. Non lasciare che il cibo interferisca con la vita sociale e professionale: talvolta la nostra fissazione per il cibo è tale da compromettere la vita professionale o sociale. E’ importante poter trovare un equilibrio tra uno stile di vita e alimentare sano e bilanciato con il resto della propria esistenza. In caso contrario si rischia di complicarsi ulteriormente la vita
  10. Non ricorrere al cibo quando si è in preda di un moto emotivo: in tali momenti può essere opportuno fermarsi e ascoltare quello che si verifica interiormente. Quando ci si rende conto che non è vera fame fisiologica è possibile trovare attività alternative per compensare tale disagio che non sia il cibo
  11. Avere cura del corpo: spesso ci si dimentica che abbiamo solo un corpo, una sola vita e dobbiamo custodirli con rispetto. Sarebbe opportuno occuparsi del corpo, anche tramite una sana alimentazione, quando si sta bene e non aspettare di cadere in malattia.

E se proprio non riusciamo a migliorare il nostro rapporto col cibo, magari potrebbe essere utile il supporto di un professionista che possa affiancarci per un periodo in questo processo. Perché chiedere è già l’inizio del nostro percorso di cambiamento.

 

Per approfondire questo argomento potresti partecipare a queste conferenze a Senigallia (Ancona)

 

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