27-01-2010: Giorno della Memoria... o dell’Attualità?
   
 
   
 
   

Quanto razzismo, quante discriminazione dentro e attorno a noi!

Si comincia dalle piccole cose, dai giudizi che costantemente formuliamo mentalmente, e spesso anche emettiamo verbalmente, su di noi, le persone, le cose, le situazioni, le circostanze che ci circondano e di cui, in ultima analisi, siamo parte costitutiva.

Fastidio o sorriso sarcastico per l’abito demodé dell’amico, per chi non emana un gradevole profumo di fresco, per chi non possiede un’auto all’ultima moda. E ancora: per il partner che non condivide con noi la medesima concezione dell’ordine domestico, per i figli che s’ostinano a non voler seguire il cammino che abbiamo prestabilito per noi e che noi stessi avremmo desiderato per noi a suo tempo.

Si potrebbe procedere pressoché all’infinito con gli esempi.

Siamo talmente intrisi dei nostri giudizi, preconcetti e pregiudizi che, ovunque andiamo, spadroneggiamo e sbraitiamo, imponendo noi stessi e le nostre ‘regole’ su come dovrebbe andare il mondo, comportarsi le persone, disporsi le cose e le situazioni.

Razionalizziamo in tutti i modi le nostre posizioni, adducendo tutte le spiegazioni possibili e immaginabili a sostegno delle nostre pallide tesi. E avvaliamo tutto ciò sostenendo che si tratti un ordine necessario delle cose, di regole del rispetto, del buon decoro, dell’onestà, o di molti altri nobili principi che andiamo a scomodare, illudendoci di detenere la Verità suprema per ogni cosa. Ma con che diritto? Sulla base di quale arcano Potere?

Ma, in realtà, che cos’è il Rispetto se non l’umile constatare che siamo tutti diversi nei nostri modi di porci, di esprimerci, e, allo stesso tempo, identici, nella nostra Natura più intima e condivisa, la cui Onda dovrebbe portare a vedere tutto ciò che ci circonda come emanazione e riflesso della stessa Essenza generatrice?

Se è vero che l’Essenza, nella sua ineffabilità, si declina concretamente nei modi e tempi più svariati e multiformi, è altrettanto assoldato che Rispetto è prima di tutto rispettare se stessi, quel Qualcosa che non ci appartiene, ma ci accomuna e ci trascende, di cui ci è fatto Dono e in quanto tale, di cui siamo Responsabili.

E, allora, a che serve riflettere, o, al limite, emozionarsi, per qualche istante per eventi traumatici e dolori passati, che riattivano memorie e ricordi, se poi nella quotidianità ci atteggiamo da piccoli despoti, bimbetti capricciosi che si mettono al centro, sbraitano e si dibattono, senza rendersi conto che tutti detengono il medesimo diritto, al pari nostro, di calcare la scena, creare la rappresentazione, di sé, e di Sé, nel tempo e nello spazio?

Il paradosso tra spazio-tempo proprio e altrui, espressione di sé e dell’altro, è solo apparente. Una formulazione teorica, logico-verbale. Concretamente, nell’esperienza quotidiana è ben diverso.

Se ci si guarda attorno, si possono osservare tanti piccoli, grandi, silenziosi esempi, tanti anonimi Gandhi, Madre Teresa, delle nostre città, paesi, rioni e borgate, che praticano tutto questo senza tanti clamori, né sensazionalismi.

E’ alla portata di ciascuno di noi, e non serve compiere grandi gesti.

Verifichiamo, che abbiamo da perdere?

Evitiamo memorie nostalgiche e strappalacrime, apriamoci ad un Presente ricco di Amore, gioia, benevolenza, nel piccolo della nostra quotidianità.

Offriamoci questa possibilità, e, chissà, un giorno ci troveremo a stupirci che anche il mondo starà meglio.

Anna Fata