AMARE
SE STESSI
Implica il possedere due doti
che ogni persona “per diritto” dovrebbe aver
acquisito:
l’ autostima vale a
dire la considerazione del nostro valore prescindendo dalle
nostre imperfezioni (sfera
dell’essere);
la fiducia in sé o
auto-efficacia cioè la convinzione che nelle situazioni
di crisi ce la possiamo fare, che possiamo attivare
comportamenti adeguarti al contesto. Questa consapevolezza si
manifesta con l’attitudine all’azione ed attiene quindi
alla sfera del fare.
Qualora manchino tali qualità del Se’, il nostro sguardo su noi
stessi sarà inevitabilmente svalutante e ci indurrà a
maturare convinzioni disfunzionali circa il nostro valore. E
tali pensieri disadattivi coinvolgeranno la sfera
fisica (trascuratezza), emotiva
(“non merito rispetto”) ed intellettuale
(disconoscimento potenzialità, senso di impotenza) della
nostra persona.
A causa della paura del rifiuto, della critica, della delusione,
del timore ad entrare in contatto con l’altro, la persona carente
di stima rimane chiusa disperatamente nel suo disagio,
incapace di costruire relazioni, celando dietro alla sua
apatia una grande fragilità e un intenso bisogno inespresso
di amore.
LE
ORIGINI: LA BASE SICURA
J. Bowlby, illustre psicoanalista inglese, verso la metà del
secolo scorso definì l’attaccamento affettivo come
risultato di un sistema di schemi comportamentali introiettati
nell’infanzia e determinato in larga parte dalle modalità con cui il bimbo viene
trattato dalle figure genitoriali ed educative di riferimento.
…
il modo in cui siamo stati o non siamo stai accolti,
riconosciuti, nutriti genera la nostra organizzazione del
mondo ed il nostro modo di stare nel mondo…
L’importante contributo di Bowlby e collaboratori alla psicologia
evolutiva riguarda l’aver formulato teorie innovative partendo
dall’osservazione del comportamento di esplorazione ed
attaccamento in bambini di 12 mesi.
Per la prima volta vennero realizzati sistematicamente filmati che
- tra l’altro - crearono non poco scompiglio all’interno
della Società Psicoanalitica, documentando con evidenza
incontrovertibile ipotesi rivoluzionarie rispetto alla
tradizione e non sempre in linea con l’ortodossia,
rappresentata allora da M. Klein ed A. Freud.
Anni di analisi portarono alla definizione di quattro tipi di
attaccamento oltre ad un gruppo intermedio tra questi:
ATTACCAMENTO
SICURO
– il bambino ha sviluppato fiducia nella presenza stabile
della madre, da cui si sente contenuto, accolto e motivato
all’esplorazione. E’ un bimbo sereno, che, rispecchiandosi
in lei, ha maturato fiducia in sé e nelle proprie risorse.
ATTACCAMENTO
ANSIOSO/AMBIVALENTE – il bambino è passivo, esplora poco, ha bisogno costantemente
di essere accudito. E’ introverso, timido e compiacente per
essere accolto. Si mostra costantemente angosciato a causa dell’incostanza
della madre (disponibile in modo discontinuo
o incoerente, offrendo ad esempio un accadimento
anaffettivo), e si aggrappa
a lei temendo l’abbandono.
ATTACCAMENTO
EVITANTE
- Alterna momenti
di indipendenza a momenti in cui si affanna a cercare la
madre. L’indifferenza
ed il mancato contenimento di lei non permettono al
bambino l’elaborazione degli affetti negativi nei suoi
confronti (dolore, rabbia..) che, scissi da quelli postivi,
vengono ben presto incanalati in ambito sociale (atteggiamento
ribelle e contestativo) o rimossi.
In molte occasioni Bowlby tenne a sottolineare come la qualità del
contenimento materno incidesse sullo sviluppo
di condotte anti-sociali.
Partendo dal presupposto che lo stile di attaccamento non possa
semplicisticamente rappresentare
l’unica spiegazione al fenomeno, gli episodi di bullismo possono essere “anche” ragionevolmente letti come
risultato di un fallimentare contenimento genitoriale. Il rifiuto, l’indifferenza o l’assenza affettiva delle figure di
riferimento non permettono il contenimento del disagio del
figlio, il quale, incapace di elaborare autonomamente i
propri vissuti emozionali negativi e non avvertendo alcun
contenimento da parte degli adulti, proietta tali sentimenti
in agiti anti-sociali.
…a
ben guardare, nella teoria è anche la chiave per un
intervento efficace
volto al recupero di qualità e alla valorizzazione dei
rapporti familiari in primis unitamente alla creazione o al consolidamento di
network di sostegno sul territorio operanti in sinergia
(scuole, associazioni sportive, ricreative, oratori,
consultori..).
ATTACCAMENTO
DISORGANIZZATO – l’ultimo tipo di attaccamento descritto da Bowly origina da
gravi mancanze della madre (violenza, maltrattamenti, abusi)
che generano personalità borderline o psicotiche.
L’EREDITA’
DEL PASSATO
Gli studi longitudinali effettuati sui bambini una volta cresciuti,
portarono alla realizzazione di un questionario l’ADULT ATTACHEMENT INTERVIEW mediante cui fu misurata la
costanza, nel corso dello sviluppo fino all’età adulta,
degli schemi di attaccamento infantile.
Risultati:
Dall’attaccamento sicuro
sviluppa un tipo di personalità confidente
in se stessa, capace di rapportarsi agli altri, di fidarsi
ed affidarsi senza timore dell’abbandono (base sicura in
se stessi introiettata) non spaventata dalla minaccia di poter
subire intrusioni (confini chari)
Dall’attaccamento ambivalente
origina una struttura di personalità insicura,
bisognosa e possessiva. Spesso dipendente
ed affamata d’amore; restia ad ogni confronto per paura di
perdere l’altro e dunque poco assertiva. Costantemente alla
ricerca di conferme esterne alla propria autostima e tendente
alla confluenza affettiva.
Dall’attaccamento evitante
genera un limitato bisogno di attaccamento unitamente ed
una grande autonomia affettiva che può sfociare nella difficoltà
ad entrare in contatto autentico o in intimità con l’altro.
LE
FERITE DEL PASSATO – QUALI CONSEGUENZE?
La difficoltà ad amare, specie se il fallimento è la regola, è
risultato di ostacoli psico-affettivi incontrati nel corso
dell’infanzia.
Tutti i nostri rapporti sono condizionati dal nostro stile di
attaccamento.. e dunque da come
siamo stati amati.
Su di un ipotetico spettro potremmo individuare ai due estremi, due
modalità relazionali tanto opposte quanto disfunzionali:
NARCISISMO
– il vissuto primario di accudimento e protezione fu a suo
tempo deluso. Per sentirsi sicuro e per timore che gli altri
possano rifiutare (oggi come allora) i suoi tentativo
di avvicinamento, il narcisista
-
tende a sopprimere i propri bisogni affettivi (strategia evitante)
-
oppure a vivere un’esistenza alla perenne ricerca dell’oggetto
interno idealizzato, incapace di relazioni autentiche e
durature
-
o costruisce reattivamente un sé grandioso incapace di entrare in
contatto pieno con l’altro.
DIPENDENTE
AFFETTIVO (love addiction) – all’altro estremo del continuum, colui il quale avendo ricevuto un feedback affettivo
insufficiente nel passato… da adulto, ha difficoltà a
separarsi dalle proprie figure d’attaccamento (del passato o
del presente): ritenendosi in credito d’amore, il suo
bisogno non è mai completamente soddisfatto
… ed è proprio questo vuoto antico a spingerlo ad amare con la voracità con cui il
bulimico mangia, vivendo nella nostalgia di quel intenso corpo
a corpo che lega il neonato alla madre e pretendendo la
fusione totale col partner che finisce per sentirsi divorato.
COSTRUIRE
IL PROPRIO SE’
In terapia, l’alleanza terapeutica viene a configurarsi come base
sicura (holding),
vale a dire nuovo modello interno operante
laddove le figure genitoriali abbiano fallito o siano
state in qualche misura carenti.
Il terapeuta fornisce dunque al paziente una base da cui egli si
senta
Attraverso questo percorso di crescita e riparazione, al paziente viene dato di raggiungere quell’autonomia
emotiva senza la quale risulta improbabile assaporare un
autentico benessere.
Accanto all’holding il conteining (Winnicott): Se il contenimento
materno ha lo scopo di aiutare il bambino a trasformare ed
elaborare gli affetti negativi (collera, dolore, paura..), nel
caso esso sia stato inefficace sarà quello terapeutico a permettere
al paziente di vivere le proprie emozioni senza necessità
di scindere gli affetti negativi e negarli (attaccamento
evitante) o di costruire un falso se’ compiacente e
remissivo (ansioso-ambivamente).
Emerge, da tali considerazioni, l’importanza della relazione terapeutica al fine di produrre un
efficace lavoro di ristrutturazione del Sè.
Il
benessere della persona scaturisce imprescindibilmente
dall’aver vissuto relazioni sane e nutrienti.
E se qualcosa “non ha funzionato”, solo un legame affettivo
solido, validante la persona ed accogliente può sostenere e
dar senso alla metodologia terapeutica, a qualsiasi modello
teorico essa appartenga. Pena il fallimento.
Laddove
quel dono di cui si è accennato inizialmente venga “di
diritto” restituito, il deserto – come sosteneva F.S.
Perls – può ancora fiorire.
Dr. Francesca Minore
Counselor Psicologa della Salute
Bibliografia
J. Bowlby - UNA BASE SICURA - Raffaello Cortina Editore
M.D.S. Ainsworth – ATTACHEMENT RETROSPECT
AND PROSPECT - In:
Parkes, C.M. Stevenson, J. hinde – THE PLACE OF ATTACHEMENT
IN HUMAN BEHAVIOUR - Basic
Books Tacistock
P. Clarkson – LA RELAZIONE PSICOTERAPEUTICA INTEGRATA – Coll.
Psicoterapia di Counseling Sovera
D. Winnicott – SVILUPPO AFFETTIVO ED AMBIENTE – Armando, Roma
Per saperne di più:
Seminario esperienziale
15 marzo 2008 ore 16
AMARSI
E AMARE – LA COSTRUZIONE DI LEGAMI AFFETTIVI SANI
CENTRO LA SORGENTE –via N.Bixio, 40 Milano
Costo: 15 euro
Prenotazione obbligatoria:
T 02.29533404 o yogalasorgente@yogalasorgente.191.it