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Una
mia corsista e la sua ‘bomba ad orologeria’, un male
inoperabile che alberga silente dentro di lei da anni e che la
sprona a vivere intensamente ogni istante, un ex-infartuato
che si definisce un miracolato a cui è stata concessa una
seconda opportunità che cerca di impiegare al meglio, un
risvegliato da un mese di coma in seguito ad un grave
incidente stradale che lo porta a scoprire per la prima volta
il piacere di respirare a pieni polmoni e a godere di numerose
altre piccole preziosità quotidiane.
Non
serve, però, arrivare a questi estremi per rendersi conto di
esserci, per carpire ogni frammento di esistenza, come se
fosse il primo e l’ultimo, un’occasione impedibile da
mettere a frutto.
Quando
eravamo piccoli il tempo ci sembrava così ampio, dilatato,
ogni situazione era nuova, lo stupore, la meraviglia erano
costanti. Piccoli e grandi eventi si intrecciavano tra loro
dando luogo ad un’esistenza ricca, piena, madida di ebbrezza
che ci portava a coricarci la sera stanchi, ma soddisfatti,
felici e impazienti di sapere che cosa ci avrebbe riservato il
domani.
Da
adulti ogni cosa appare come routine, come già visto e
l’esistenza si appiattisce in un apparente nulla di fatto.
Apparente, appunto.
Siamo
chiamati ad una scelta di fronte ad un trivio: proseguire così,
pur lamentandoci, andare costantemente alla ricerca di eventi
sempre più eccitanti, rischiando l’esaurimento energetico
per mascherare un profondo vuoto interiore, oppure risvegliare
i sensi, ritornare, seppur con l’esperienza di anni, a quel
senso di stupore, di meraviglia per ogni minima sensazione,
percezione, emozione che ci può cogliere. Affinare la
sensibilità permette di entrare in un mondo rinnovato in cui
abbiamo vissuto per anni senza accorgercene e che evolve
costantemente, proprio come noi.
L’estasi
di fronte alla natura che si rinnova, ai mandorli e ai ciliegi
in fiore, ai campi di grano che da verdi diventano dorati, per
poi essere nuovamente arati dopo il raccolto. Il piacere di
una carezza delicata, del tepore dell’acqua calda della
doccia, il profumo di un dolce appena sfornato, di una persona
che pronuncia affabilmente il nostro nome.
Aspetti
di vita semplici, ma impagabili, che troppo spesso diamo per
scontati, acquisiti, in realtà rappresentano dei doni che non
ci sono dovuti, ma offerti e che siamo chiamati ad accogliere
con gratitudine e a valorizzare.
Sta
a noi scegliere la nostra direzione di vita quando siamo
chiamati a farlo: siamo liberi di scegliere, assumiamoci le
nostre responsabilità e viviamo in modo coerente con esse. Il
peso delle responsabilità sarà abbondantemente ripagato e in
ampia parte si trasformerà in piacere.
Anna
Fata
Per
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