A proposito di ben-essere
   
 
   
 
   

Nuovi metodi e tecniche per essere in armonia con se stessi e gli altri

Da che mondo è mondo, ciascuno di noi desidera stare bene, essere in salute, soddisfazione, gioia, felicità, libero da qualsivoglia tribolazione emotiva, da acciacchi fisici e tutto ciò che potrebbe limitare la libertà di pensiero, parola, programmazione, azione.

Lo stesso Ministero Italiano della Salute definisce quest’ultima come qualcosa che va oltre la mera assenza di sintomi fisici, per abbracciare una dimensione più ampia e globale, che coinvolge l’interezza della persona.

Mai come oggi assistiamo ad una ricerca, quasi disperata e spasmodica, talvolta, di occasioni, strumenti e situazioni in grado di confortare il corpo e, se capita, anche la mente. La spesa relativa al comparto salute e ben-essere è in costante, vorticosa ascesa. Ma questo non sempre né necessariamente coincide con una accresciuta qualità della vita.

Viene coltivata la cura del corpo, come se una pratica esclusiva sulla materia, in se stessa,non altrettanto consapevole e rispettosa della globalità dell’individuo, potesse curare ogni affanno che il logorio della vita moderna produce. Un aumentato consumo di farmaci anti ansia e depressione, dal canto loro, denunciano un crescente, costante disagio, a cui si vorrebbe dare una risposta e una soluzione rapida, efficace, indolore, evitando di affrontare la causa del disturbo, che soggiace inascoltata sullo sfondo, e continua ad agire e aggravarsi.

Abbiamo un approccio alla cura del ben-essere a compartimenti stagni, come se si potesse segmentare la persona in unità, creando così, in molti casi, un danno maggiore dei sintomi, piuttosto che un beneficio nel medio e lungo termine(che, talvolta, nella migliore delle ipotesi, può esserci nell’immediato), provvisto di solidità e potere risolutivo.

Eppure, in questo marasma confuso e caotico del tutto e subito, del risolvere i problemi senza affrontare le cause, qualcosa si sta muovendo e sta cambiando.

Le persone che si rivolgono ad un professionista per incrementare la loro qualità della vita psicofisica sono più consapevoli e pongono, così, domande altrettanto sofisticate, coerenti e realistiche, a cui desiderano ottenere risposte sulla medesima lunghezza d’onda. Non si accontentano più di promesse iperboliche, di soluzioni miracolose, ma si rendono conto che prendersi cura di se stessi è un gesto che va imparato, ripetuto, cadenzato nella quotidianità e che richiede un impegno, un coraggio, una assunzione delle proprie responsabilità, un investimento del proprio potere che sono disposti a mettere in gioco.

In questa nuova corrente del pensiero e del sentire, si inserisce e sta prendendo ampiamente campo l’approccio olistico – dal greco olos, intero – che si rivolge alla complessità dell’individuo nel suo connubio di mente, corpo, spirito. In esso e nelle sue tecniche tiene costantemente conto del fatto che non si può agire su un piano della persona, ad esempio su quello fisico, con un massaggio, senza contemporaneamente agire anche sugli altri, quello mentale/emotivo e spirituale, e viceversa.

La cura della persona, in tale filosofia, passa anche attraverso la tutela dell’ambiente in cui si vive, il rispetto delle tradizioni, di un’alimentazione sana, bilanciata, a chilometro zero, la coltivazione delle relazioni, sia in ambito privato, sia professionale. Si tratta di un approccio causa e conseguenza di una nuova coscienza che sta sorgendo che sta restituendo al singolo e alla collettività il suo potere, di cui è chiamato ad essere consapevole e responsabile.

All’interno del paradigma olistico si possono rinvenire numerose e svariate correnti (ad esempio: Medicina Tradizionale Cinese, Rebirthing, Yoga, Meditazione, Medicina Quantistica, Medicina Antroposofica, Omotossicologia, Medicina Omeopatica, ecc.), tra cui ciascuno si orienta secondo la specifica problematica che desidera affrontare e la sensibilità del singolo, che porta a propendere per un approccio piuttosto che un altro.

Sono approcci accomunati dalla centralità del fattore uomo, dalla ricerca del senso e del significato della malattia e del sintomo, all’interno di un quadro esistenziale più ampio in cui il dolore e la sofferenza stessi contribuiscono all’evoluzione globale della persona. In questo senso anche la terapia comporta l’uso di diversi strumenti, rimedi, medicinali che agiscono su più piani ed in cui anche lo stesso rapporto terapeuta-paziente (o cliente) ha un valore curativo in sé.

Fonte: SenzaEtà Luglio/Agosto 2011 http://www.senzaeta.it/pixel2010/

Anna Fata
Psicologa olistica