Il benessere umano ed animale
   
 
   
 
   

Pensieri e riflessioni dopo una lettura :

“IL RUOLO DELL’ASSISTENZA SOCIALE IN UN OSPEDALE VETERINARIO”
autrice Susan Phillips Cohen, Director of Counseling, and Chairperson of the Animal Medical Center Institute for the Human/Companion Animal Bond.

The Animal Medical Center

New York

Secondo Susan Phillips Cohen, un’assistente sociale inserita in una clinica veterinaria, sia di piccole che grandi dimensioni, può offrire molti servizi, fra cui:

1)  consulenze individuali o familiari

2)  mettere in contatto i clienti con gruppi che si sono trovati nelle stesse circostanze (ad esempio la morte di un animale)

3)  aiutare il personale, che lavora in clinica veterinaria, in situazioni di stress professionale.

Ella ritiene che l’assistente sociale sia una figura professionale che dovrebbe essere inserita a pieno titolo in un ospedale veterinario, in quanto è in grado di comprendere il comportamento umano sia del proprietario dell’animale (che dovesse subire una operazione o peggio dovesse essere soppresso) sia del personale veterinario che si trova di fronte ad una situazione difficile.

Infatti, nonostante, lo staff veterinario possa dimostrare comprensione o simpatia, non può avere tempo, (né è il suo ruolo,) per sostenere il cliente di fronte alla morte del proprio animale.

Da ciò deriva una frustrazione o uno stress per il medico che possono portare a difficoltà di rapporti con il cliente.

Nel caso del proprietario dell’animale deceduto, l’assistente sociale può intervenire offrendo il suo aiuto, che può variare dall’offerta di un fazzoletto, ad una manata sulla spalla o all’ascolto.

Da ciò egli comprende le reazioni della persona, non dà consigli, non forza alcun comportamento, pone domande che portano il proprietario (del cane, del gatto, ecc) a trovare da solo delle risposte.

“Anche in momento di intenso dolore, il principale e più importante intervento dell’assistente sociale può essere quello di aiutare il cliente ad esprimere i suoi sentimenti. Infatti, prima di questo passo, non è possibile procedere oltre.” Susan P.C.

Per quanto riguarda il personale veterinario, come per tutti gli operatori e professionisti che lavorano a contatto con il “dolore”, è importante una figura di riferimento quale può essere l’assistente sociale o lo psicologo, a cui rivolgersi per uno sfogo, per scaricare lo stress accumulato, per narrare i sentimenti e le frustrazioni che essi provano.

Ho spesso notato che l’atteggiamento di molti veterinari di fronte alla morte di un animale è di sincero dispiacere.

MA…..

Qualche giorno dopo lo scoppio nucleare di Chernobil il cane di un amico è deceduto. La prima cosa che ha fatto è stata di telefonare all’Asl veterinaria della sua città chiedendo se potessero essere state le radiazioni a provocarne la morte, la risposta lo ha agghiacciato: “Gli tagli la testa e ce la porti, dovremmo analizzarla.”

Sicuramente la persona che ha risposto non era uno psicologo, né un assistente sociale, né un diplomatico.

Il problema è proprio questo.

In America ci si preoccupa di avere all’interno di una clinica veterinaria una figura professionale che possa essere di aiuto e sostegno a tutte le figure umane che interagiscono fra loro, in Italia talvolta dimentichiamo quanto sia importante l’umanità come sentimento (parlare della possibile morte del proprio animale può aiutare ad affrontare meglio l’evento), il rispetto del dolore altrui (in fondo era solo un cane!), la partecipazione alla perdita ( per la signora vedova, con un gatto che vive con lei da 15 anni come compagno, la morte dell’animale acquisisce una importanza esistenziale), lo sgravare dai sensi di colpa ( sia veterinario che cliente; il veterinario che segue un cane per tanti anni può pensare di non aver fatto per lui abbastanza; il cliente che lo ha voluto accanto fino all’ultimo, può pensare di averlo fatto soffrire troppo).

Considero la presenza di un professionista umano all’interno di una clinica veterinaria non solo una buona idea, ma la possibilità di dare alla clinica (all’ospedale, al centro veterinario, ecc) quella marcia in più che altre strutture non hanno.

Anzi sarebbe auspicabile un inserimento simile in tutte le attività veterinarie indiscriminatamente.

Concordo che il cliente e tutto il personale veterinario riceveranno benefici, sentendosi più seguiti, in parte coccolati e meno stressati; inoltre professionalmente e qualitativamente migliori in un ambiente senz’altro più civile.

Adalisa Tomezzoli Pasqualini