Home, maison, habitación,
casa dolce casa. Quante lingue e quanti modi diversi per
definire lo spazio in cui l’uomo si sente perfettamente a
suo agio, può essere se stesso, può fare ciò che vuole.
Appunto la casa, in casa.
In casa si è liberi di pensare, cantare, ridere, piangere,
urlare (senza dar fastidio ai vicini, ovviamente).
Tutti sogniamo una casa a nostra dimensione, tutti almeno
una volta nella vita vorremmo costruirci un nido da sogno, per
viverci bene, per sentirci bene.
Le giovani coppie che mettono su casa, oltre ad affrontare
i mille problemi ed i relativi costi per trovare un “buco”
che sia centrale, ben servito da bus, metro, negozi, in una
zona vivibile ed economicamente accettabile, cercano il sole,
il panorama. Il balcone spazioso per poter cenare fuori con
gli amici d’estate, magari un garage per l’auto che, anche
se piccola, non si sa dove posteggiare la sera.
Quanti sogni, quanti desideri umanamente comprensibili e
teneri di emozioni.
Si cercano poi i mobili per arredarla con cura: si
sfruttano al millimetro gli spazi e gli angoli. Si sfogliano i
giornali specializzati, si va nei centri commerciali a cercare
l’occasione, la cucina multifunzionale, il letto col
cassettone sotto per riporre cuscini e lenzuola.
Il mobile ideale deve avere mille cassetti, deve contenere
cinque stagioni, ognuno deve ovviamente avere una sezione, uno
spazio tutto suo. Di qua le camicie, di là le cravatte, quassù
l’estivo, quaggiù l’invernale.
Si pigia, si pressa la roba: tutto deve star dentro.
L’armadio è anche un non luogo dove far sparire ciò che
non si ha voglia di stirare o di vedere disordinatamente per
la casa. E’ il nascondiglio segreto dell’off limit. E’
un amico fedele che accetta tutto, sempre.
Ecco: la casa è quasi pronta, ultimi ritocchi qui, ultimi
acquisti là. I quadri, le foto, i ninnoli, la libreria, il
televisore, che è ancora un oggetto di culto. Deve essere
grande, bello da vedere, fare arredamento. Pentole, bicchieri,
piatti, posate sono i più divertenti da cercare: spazio alla
fantasia e al colore.
Finalmente il “buco” prende forma di casa: profuma di
casa, c’è tutto. O quasi.
“Due cuori una capanna” è l’espressione tipica per
definire un qualcosa che è amore, che si vive in due. Appunto
l’amore dovrebbe andare oltre gli oggetti, oltre il gioco
della casa. Se fosse una tenda, una palafitta, una casa di
paglia e fango: sarebbe uguale?
Penso di sì: non è importante da cosa siamo circondati,
ma da chi.
Gli oggetti sono e rimangono tali, non servono a farci star
bene. Sono le emozioni vissute con chi si ama, con gli amici
che ti fanno apprezzare la vita e che hanno il potere di
distoglierti dalla solitudine.
Quanti oggetti ci passano tra le mani, o che ci cadono
dalle mani: si frantumano così i ricordi di attimi di vita
passati. X me lo ha portato lo zio, Y l’ho acquistato al
mercatino, Q l’ho ereditato dalla nonna.
X,Y,Q comunque preesistono a noi, ci accompagneranno negli
anni, e, se non li rompiamo, continueranno ad esserci. Tutto
quello che non è arredamento, ma che riguarda il nostro
vivere quotidiano, purtroppo no. Invecchia, si evolve, ci
lascia.
L’attaccamento agli oggetti inizia già da qui, dal gioco
della casa, dal gioco delle bambole e dei balocchi.
Oggetti, oggetti, oggetti. La vita, la casa, la capanna, il
tuqul dovrebbero essere soprattutto una porta aperta ai sogni,
ai sentimenti, agli altri. L’amore, penso, è il nostro
unico e vero compagno d’avventura e vicino di casa.
Cinzia Bassani