Conflitti
intimi di fronte alla possibilità di tradire
Sarà
capitato a chiunque, prima o poi ciascuno di noi, a suo modo,
ne è protagonista.
Quel
che cambia è il modo di viverlo, il senso, la chiave di
lettura che se ne attribuisce.
Quell’uomo
(o quella donna) che incontriamo ripetutamente sul treno e con
cui un giorno troviamo il coraggio di avviare un dialogo, quel
nickname tanto attraente nel mezzo di una stanza chat, dietro
il quale si scopre uno scenario umano inimmaginabile, o, più
semplicemente, il vicino di casa, il collega d’ufficio, il
parrucchiere che, tutto d’un tratto, notiamo che ci guarda
con occhi ‘diversi’ (oppure siamo noi a sentirci ‘diversi’?)
dal solito.
Improvvisamente
scatta qualcosa, qualcosa dentro di noi si accende, qualcosa
di sopito da più o meno tempo, o semplicemente qualcosa che
non ci siamo mai concessi la possibilità di vivere.
Ci
sentiamo pronti per questa nuova esperienza, e quelle persone,
non casualmente, hanno incrociato il nostro percorso di vita.
Quel
che all’inizio poteva essere un gioco di parole, sguardi,
sfioramenti, ha la possibilità di diventare ancora più
intenso, forse serio, sconvolgente. Siamo pronti a mettere in
discussione tutto, comprese eventuali relazioni già in corso,
ma soprattutto.. noi stessi?
Già,
perché tradire, dal latino ‘tràdere’, è un mettere in
mano, un consegnare, nonché un venire meno alla fede. Cosa si
consegna a tradimento se non se stessi, prima di tutto?
E
per fede cosa si intende? Cosa c’entra col tradire? La fede
è un concetto assai complesso, lo testimonia la sua
etimologia assai sfaccettata.
La
fede è un credere come veri determinati assunti, concetti, in
base ad una autorità o convinzione personale. Implica la
persuasione, ed è connessa al legame, e alla capacità di
mantenere una promessa, quindi all’essere leali.
Quando
si tradisce si infrange un legame in cui si credeva.
Torniamo
al punto di partenza: siamo noi in prima persona responsabili
del legame, il fatto che implichi qualcosa di esterno, una
persona, un ideale, diviene secondario. Il tradimento viene
perpetrato prima di tutto da parte nostra nei nostri
confronti. La fedeltà è nei nostri confronti, prima ancora
che verso una persona esterna. La fedeltà all’altro da sé
scaturisce da quella verso di noi, in modo naturale e
fisiologico, mai viceversa.
Non
si è fedeli perché sposati, fidanzati, perché non si vuole
ferire il partner, i figli, né deludere amici e parenti.
Questa è una forma di prigionia, di totale mancanza di libertà,
la libertà e la responsabilità di essere se stessi.
Ci
si sposa, ci si fidanza perché si è fedeli, perché si tiene
fede a sé, ai propri vissuti, sentimenti, di cui l’altro è
destinatario. In questo c’è una componente enorme di libertà.
Quando
decidiamo di tradire un legame si spezza, quello che tiene
unita quella parte di noi, che a sua volta era legata
all’amato. Da qui deriva un senso di rottura interna che
talvolta diventa particolarmente insopportabile. Spesso il
dolore del tradire è tanto forte, se non a volte più
dell’essere traditi. I sensi di colpa, la vergogna,
l’imbarazzo, se presenti, arrivano solo dopo, prima prevale
il dolore.
Quando
siamo attratti da una persona che non è il nostro partner
abbiamo a disposizione una grande opportunità che solo noi
possiamo decidere se e come vivere. In questo ci si può
ricollegare indirettamente al concetto di fede.
In
esso è presente un ulteriore aspetto, che è legato al
conoscere. E’, forse, quest’ultimo che può portare a fare
‘buon uso’ di tradimento e fedeltà, intesa come costanza
negli affetti e nell’amore.
Dare
un senso all’attrazione per uno sconosciuto, o quasi,
individuare, da una parte, ciò che ci piace in questo
potenziale amante e che non troviamo nel nostro compagno, e
ancor più dall’altra quel che riusciamo a vivere con questa
persona e che non ci concediamo col partner. E’ su
quest’ultimo aspetto che dovremmo soprattutto lavorare.
Abbiamo
l’opportunità di conoscere meglio noi stessi, di metterci
alla prova, e allo stesso tempo di rinnovare il rapporto su un
nuovo piano con il partner attuale, oppure possiamo decidere
di de-viare dal nostro cammino e di rivoluzionare
completamente la nostra vita. Sta solo a noi decidere cosa
sentiamo più opportuno per noi in quel determinato momento di
vita, senza perdere mai di vista la fedeltà a noi stessi.
Evitiamo
di celarci dietro le apparenze, le scelte di comodo, i
moralismi, non censuriamo i desideri, ma riconosciamoli, senza
condannarli: solo così possiamo essere veramente liberi di
decidere come viverli.
In
caso contrario, qualunque decisione prenderemmo, cedere alla
‘tentazione’, oppure rassegnarsi ad una vita ormai troppo
piatta che non ci soddisfa più, ne saremmo schiavi. Essere
consapevoli per essere liberi, questa può essere la chiave di
volta.
Anna Fata