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Non conosco nulla che vellichi
così voluttuosamente lo stomaco e la testa
quanto i vapori di quei piatti saporiti
che vanno ad accarezzare la mente
preparandola alla lussuria
De Sade
Eros,
in origine, non era una divinità, ma pura forza di
attrazione. Al di là della logica, della ragione, capace di
andare oltre ogni confine ed ogni limite. Il suo potere non
conosce restrizioni.
Eros
è passione che muove, smuove, motiva, scalda, anima,
alimenta, trasforma, in grado di influire su tutte le aree
della vita. La sfera sessuale è solo una delle tante
possibili, non l’unica, né l’esclusiva.
Allo
stesso modo, il cibo è energia, per le funzioni corporee,
emotive, spirituali, ha potere nutritivo, trasformativo,
riempitivo, saziante, soddisfacente. Mette in moto un processo
e ne consente la prosecuzione.
Eros
porta novità, scompiglio, sovverte gli ordini, gli schemi, le
funzioni, le strutture. Anche il cibo arreca il nuovo, sempre
e comunque, anche quando all’apparenza si presenta nella
forma conosciuta e consueta. Si tratta di un’esperienza
sempre nuova, dagli esiti incerti, non definiti, né
definibili a priori. Non si tratta mai di quel che si è
assaporato un giorno, un mese, e neppure un istante prima.
E’ costantemente una nuova esperienza. Che per poter essere
vissuta pienamente come tale richiede la capacità di
lasciarsi fluire, rinnovare, senza aggrapparsi a sensazioni già
vissute, senza cercare di ricreare percezioni già
sperimentate, ma con la capacità di ri-cominciare ogni
istante il processo.
Ogni
volta non si sa come andrà a finire: farà bene o male
all’organismo? Lo stomaco lo digerirà o meno? Sarà di
gusto gradito o meno? La cottura sarà a puntino o meno?
Eros,
al pari del Fuoco, deve essere presente ed esercitare la sua
funzione in modo adeguato, non eccessivo, non scarso. Se in
eccesso, brucia, devasta, fa piazza pulita, annienta, produce
un eccesso di velocità, oltre che di temperatura; se in
difetto suscita indolenza, noia, apatia, freddezza interiore,
che spesso si ripercuotono anche sul piano fisico,
irradiandosi a partire dal ventre.
Allo
stesso modo, il cibo in eccesso ottunde, gonfia, induce
sonnolenza, apatia, disgusto; in difetto genera un senso di
vuoto, fisico ed emotivo, una penuria di calore e di energie,
scarsità di risorse per affrontare produttivamente
l’esistenza quotidiana.
Eros
conduce a vivere l’esperienza che vale la pena impegnarsi
nella vita di ogni giorno, darsi da fare, buttarsi a
capofitto, con passione, emozione, motivazione, in
un’impresa.
Il
cibo, quello che veramente piace, sprona ad attraversare la
città trafficata per consumarlo, ad attendere lunghe e
laboriose preparazioni e cotture, a svegliarsi all’alba per
andare al mercato a reperire le materie prime fresche e di
qualità.
Eros
è vitale, viscerale, autentico, un impeto difficilmente
contenibile e trattenibile, pena la perdita di
quell’autenticità, spontaneità e immediatezza che una vita
piena e soddisfacente dovrebbe esprimere. A sua volta,
cucinare e poi gustare una pietanza dovrebbe essere frutto di
una scelta di pancia, non di un ragionamento contorto e
laborioso sul peso, le calorie e le caratteristiche
nutrizionali, pena la perdita di buona parte del gusto e del
piacere connesso.
Eros
non ha a che fare con il razionale, ma con una sorta di
chiamata che per certi versi ha del numinoso, una vocazione
che si esprime nei molteplici piani dell’esistenza, della
vita privata, e socio professionale. Cibarsi, del resto, ma
anche cucinare, è un atto di fiducia: non c’è garanzia
verbale che tenga circa la bontà delle materie prime o dei
manicaretti, vanno provati. L’istinto s’affianca e
s’accompagna alla fiducia di fondo che sarà quel che sarà.
Comunque un’esperienza.
Eros
non segue le buone maniere, le convenzioni sociali, le
aspettative altrui. Talvolta il cibo, per poter essere
esperito nel modo più pieno e soddisfacente richiede di
andare oltre le forma: noti sono i vecchi film di Totò, che
con ampi tovaglioli legati al collo s’apprestava a
immergersi in immensi piatti di spaghetti, o i più attuali
spot pubblicitari che invitano a leccarsi le dita, altrimenti
si gode solo a metà. Essere pienamente nel momento presente e
nell’esperienza sensoriale, emotiva, spirituale che si sta
vivendo richiede di andare oltre i conformismi, per affidarsi
ai moti interiori che sorgono, istante dopo istante.
Eros
consente di andare oltre i sensi, le contingenze, i limiti
della concretezza, mettendoci nelle condizioni d’esperire
vissuti legati al rito e alla sacralità. Il cibo rappresenta
uno strumento e una situazioni di tal sorta. Del resto, nei
riti cattolici, ad esempio, ostia e vino rosso rappresentano,
anzi, dopo la consacrazione, diventano pane e vino quale
stessa carne di Cristo. Nel nostro piccolo, ogni esperienza
alimentare quotidiana può avere un profondo valore
celebrativo e sacrale. E’ solo a partire dalla materia,
trascendendola, che si può fare esperienza del sacro.
Anna Fata
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