Ore 20
in cucina: il pollo arrosto è dorato a puntino, le patatine
sono croccanti, l’acqua per la pasta sta per bollire e il
budino per i bimbi si è intiepidito.
Mamma,
papà e i due figli si siedono di fronte al tavolo in
silenzio: “parla” la televisione. E il cibo che fine fa in
questo scenario? Quando gli si cede la parola?
Ore
20.30 a casa di un single. La zuppa di pesce si sta
riscaldando nel forno a microonde, mentre si sente scorrere
l’acqua della doccia e nel mezzo lo squillo di un telefono
cellulare. Qualche minuto di ritardo e zuppa si brucia, la
stanza da bagno si raffredda e i brividi (non solo per il
freddo..) pervadono la pelle del malcapitato. A quando un
po’ di tempo esclusivamente per se stessi? A quando un rito
completo di scelta, preparazione e consumo di un pasto, che
non sia il risultato di uno stralcio di tempo sottratto ad
altre attività?
Queste
sono alcune delle tante possibili scene di vita quotidiana che
in qualche modo ci caratterizzano ed in cui almeno in parte ci
possiamo ritrovare.
Sempre
più spesso si sente affermare che il tempo è poco, ma
sappiamo fare buon uso del tempo? Sappiamo essere presenti,
senza continuamente proiettarci nel futuro, con i nostri dirò,
farò, sarò, oppure senza restare ancorati nel passato?
In ogni
cosa che facciamo, e così anche nel complesso rituale
alimentare, se riusciamo ad essere presenti possiamo godere
appieno del nostro esserci e rimanere soddisfatti più a lungo
di quanto abbiamo vissuto e goduto.
La sfera
alimentare è qualcosa con cui veniamo a contatto in modo
diretto e indiretto più volte nella nostra vita quotidiana.
Quando guardiamo la televisione, sfogliamo una rivista,
osserviamo un manifesto pubblicitario per strada e non solo
quando siamo impegnati di fronte ai fornelli o seduti al
tavolo della cucina, gli stimoli che ci richiamano alla mente
il pensiero del cibo sono assai numerosi.
Nonostante
ciò, sebbene il cibo, il cucinare, il cibarsi siano assai
ricorrenti ed estremamente carichi di significati sociali,
emotivi, affettivi, oltre che nutrizionali, quando scegliamo
gli alimenti, cuciniamo, ci nutriamo, troppo di frequente non
siamo sufficientemente presenti a noi stessi. Siamo impegnati
altrove, pensiamo al prima, al dopo, leggiamo il giornale,
scorriamo la posta elettronica, parliamo al telefono,
discutiamo animatamente con il partner.
A quel
punto ciò che deriva è una mancanza di contatto con ciò che
si è fatto al punto che é come se non si avesse neppure
mangiato. Non abbiamo pregustato il cibo con una scelta ed una
preparazione sapiente e appassionata, non ne abbiamo percepito
la consistenza, l’odore, il sapore, il colore. Abbiamo
acceso un fornello o il forno a microonde, abbiamo cotto o
riscaldato distrattamente un cibo preconfezionato, ci siamo
limitati a trangugiare, magari andando anche oltre il senso di
sazietà di cui ci siamo accorti quando è insorto un senso di
sgradevolezza per ciò che resta nel piatto.
E così
persiste il pensiero e il desiderio del cibo, quello gustato
con tutti i sensi, con il corpo, o con la mente, da soli o in
compagnia. Possiamo avere soddisfatto la necessità biologica,
ma non quella psicologica, né quella estetica, ludica e
sociale.
E non si
tratta certo solo di una questione di tempo, se, come
sostengono i nutrizionisti, è consigliabile mangiare
lentamente per circa venti minuti per assumere la giusta
quantità di cibo.
Cambia
il come, prima di tutto, ancor più che il cosa. Quando si
riesce a modificare il modo in cui ci si accosta al cibo, il
mutamento del cosa, a quel punto, sorge in modo spontaneo e
naturale. Ascoltando il corpo e la mente, infatti, si può
decidere ciò che è più adatto per noi in quel determinato
momento.
Il
Metodo ArmoniaBenessere® invita ad essere più attenti,
presenti, consapevoli di fronte a noi stessi e al mondo in cui
siamo immersi e di cui facciamo parte.
Stimola
a risvegliare i sensi, ad essere più consapevoli dei propri
pensieri ed emozioni e di come essi influenzano le nostre
azioni.
In
questo modo l’approccio alla vita, e di riflesso anche al
cibo, può essere più sereno, armonico, ma soprattutto
libero: quando si conoscono le proprie routine
comportamentali, gli schemi di pensiero, si è padroni di
decidere. Ad esempio, se quando ci si sente arrabbiati si apre
la dispensa alla ricerca di cibi duri da sgranocchiare, nel
momento in cui si conosce questo modo personale di reagire e
che si è sul punto di farlo si può decidere come
comportarsi.
A quel
punto è possibile scegliere se e quali reazioni mettere in
atto di fronte ai propri vissuti emotivi: magari una
mezz’ora di corsa o di nuoto in caso di rabbia potrebbe
essere più salutare.
Essere
più consapevoli dei propri schemi di pensiero e di azione
riduce il rischio di cadere in circoli viziosi da cui può
essere assai difficile uscire. Delle alternative ci sono
sempre nelle situazioni, sta a noi cambiare la nostra visione
prospettica e coglierle.
Anna
Fata
Psicologa del Benessere
Metodo ArmoniaBenessereâ