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Le
coccole si possono definire forme di carezze, tenerezze, vezzeggiamenti,
manifestazioni di affetto.
Le carezze, a loro volta, sono dimostrazioni di affetto o
di benevolenza eseguite con la mano.
In senso più lato si possono definire come tutto ciò
che, nella relazione tra due persone, implica uno scambio
o riconoscimento comunicativo, verbale o meno, che comporta
una certa dose di emozione in una o entrambe le persone.
Tali forme di ri-conoscimento possono essere messe in atto
nei confronti di se stessi, così come degli altri.
Allo stesso modo, si possono considerare forme di riconoscimento
di sé attraverso il riconoscimento dellaltro.
Innato è il bisogno di ricevere dagli altri delle conferme
e di sentire che esistiamo per loro.
In realtà, le carezze possono essere definite forme
di comunicazione non solo fisiche, ma anche e soprattutto
emotive.
Possono assumere anche una forma verbale (ad es.: una lode,
un apprezzamento, un complimento) e si associano sempre e
comunque ad un effetto emotivo.
Magrograssi le paragona ad una forma di nutrimento,
essenziale sia nella fase dello sviluppo, sia nella vita adulta.
Nelle prime fasi di vita prevalgono gli aspetti più
fisici, mentre successivamente assumono dimensioni più
simboliche, più mediate, ad esempio un sorriso, perché
maggiormente influenzate dalle aspettative e dalle norme sociali
e culturali.
Le stimolazioni sono fondamentali nel corso dellintera
esistenza umana. Sono note le conseguenze deleterie a livello
fisico e psichico della loro assenza, come accade in alcune
forme di tortura (ad esempio nelle camera silens, celle dipinte
interamente di bianco, illuminate 24 ore su 24 da una luce
al neon molto intensa, isolate acusticamente), così
come nei casi di privazione precoce della figura genitoriale
di riferimento.
In alcuni casi, le persone, pur di ricevere stimolazioni,
si rivolgono persino a quelle negative, che inducono fastidio
o dolore. Pur di avere la conferma che esistiamo per gli altri,
ci sottoponiamo anche a situazioni dolorose, umilianti (ad
esempio: maltrattamenti fisici o verbali, rifiuto di rivolgere
la parola in seguito a provocazioni, punizioni).
Le coccole e le carezze non provengono solo dallesterno:
siamo noi i primi ad attuarle nei nostri confronti e questa
è la base per essere in grado di accettarle a nostra
volta. Concedersi piccole gratificazioni, un bagno caldo e
profumato, una parola di elogio per un compito accuratamente
svolto sono piccole attenzioni che ci possiamo rivolgere e
che incrementano il senso di autostima e di benessere.
Se ci sentiamo degni daffetto e di riconoscimento saremo
in grado di accettare tutto ciò anche dagli altri.
In caso contrario, rischieremo di rifiutare, sminuire, svalutare
quanto ci offrono gli altri (ad esempio: sostenere che un
risultato non è stato ottenuto grazie al proprio impegno
e che, quindi, i relativi complimenti sono fuori luogo).
Se si riesce a donare a se stessi coccole e carezze si potrà
estendere anche fuori di sé tali doni, senza sentirsi
privati di quanto si offre, senza aspettarsi nulla in cambio.
Donare (per il concetto di dono si rimanda a: http://www.dica33.it/argomenti/psicologia/peccati/avarizia.asp)
allaltro, in questo caso, non genererà un vissuto
dimpoverimento, ma, al contrario, di arricchimento,
perché ci si renderà conto che anche noi abbiamo
qualcosa da offrire.
Nel momento in cui si riuscirà ad instaurare un meccanismo
di dare e avere si entrerà in una sorta di circolo
virtuoso positivo in grado di auto-alimentarsi.Molto spesso
i vincoli culturali, sociali e ambientali impongono dei limiti
alle nostre capacità espressive che, però, possono
essere rinegoziati, per adattarci alle nostre inclinazioni
e alla nostra personalità.
Essere in grado di esprimerci pienamente, essere spontanei,
ci permette di vivere maggiormente in armonia con noi stessi
e con gli altri.
Non solo, quindi, è importante sapere donare e accettare
un dono, ma anche chiederlo, che comporta il far capire apertamente
quali sono i nostri desideri, come vogliamo essere accarezzati,
senza aspettarsi che laltro lo intuisca, perché
molto spesso ognuno di noi tende a fare allaltro quello
che vorrebbe ricevere.
Apprendere a dare e ricevere carezze è possibile, ma
bisogna iniziare da se stessi. Ecco come:
fare leva sulla propria sensualità individuando i sensi
che maggiormente utilizziamo e cercare di potenziarli;
cercare di individuare e soddisfare i propri piccoli piaceri
(ad es.: annusare un fiore, fare un bagno caldo, assaporare
un gelato);
utilizzare la fantasia per immaginare di soddisfare i propri
desideri e godere appieno delle sensazioni e del piacere che
ne deriva;
dedicare del tempo ad accarezzare il proprio corpo e per individuare
le proprie zone di maggiore piacere;
lodarsi per le proprie qualità e per i propri successi.
Successivamente,
con il partner o con gli amici:
provare ad offrire piccole carezze fisiche e verbali
e osservare gli effetti: cercare di capire cosa si aspetta
laltro e modulare la propria offerta di conseguenza;
cercare di donare in ogni contesto ed occasione possibile
(ad es.: lodare un proprio dipendente per un lavoro ben fatto,
sorridere ad un automobilista che si è fermato per
darci la precedenza, elogiare il proprio figlio per un bel
voto a scuola);
imparare a percepire non solo il piacere dellaltro,
ma anche il proprio mentre si fa una carezza (ad es.: a livello
fisico, il contatto della propria mano con la pelle di un
viso ben levigato, a livello emotivo, il calore, la gioia
nel vedere ricambiato il proprio sorriso).
Per approfondire
Leleu
G.
Il trattato delle carezze
Red Edizioni, 2001
Magrograssi
G.
Le carezze come nutrimento
Baldini Castoldi Dalai Edit., Milano, 2003
Poquet
P. e F. Gardair
Giochi, giocattoli e carezze
Red Edizioni, 2003
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