Crisi del ben-essere?
   
 
   
 
   

Chi ha detto che crisi sia necessariamente sinonimo di mal-essere?

Crisi, nel suo significato più autentico, è semplicemente una frattura, un momento di transizione, di passaggio. Un fenomeno del tutto naturale. A volte doloroso, a volte piacevole – aspetti che spesso hanno a che fare con la prospettiva di osservazione, come accade per le due facce di una medaglia - ma sempre con una quota di incertezza: si abbandona qualcosa di noto, per avvicendarsi verso l’ignoto. Il che destabilizza. Ma allo stesso tempo affascina.

E allora ci si avvicina con un pizzico di curiosità, circospezione a quel che la vita offre: si impara a cambiare strada per raggiungere il posto di lavoro, si cominciano a prendere i mezzi pubblici per risparmiare denaro, e così allo stesso tempo magari si ‘rischia’ d’incontrare un nuovo amore, oppure ci si va in bicicletta, con la possibilità di perdere qualche chilo di troppo ed evitare le sedute estenuanti e costose di palestra, o le diete restrittive che tanta tristezza arrecano al corpo e all’animo. E ancora: si cucina più spesso in casa, magari tra amici, consolidando i legami, riscoprendo le tradizioni, gli antichi sapori e forme più reali e sentite di condivisione. Il palato, le tasche e l’umore ringraziano.

Ogni momento di transizione, quale quello che stiamo attraversando, se vissuto con consapevolezza, come opportunità per apportare dei cambiamenti, per ri-valutare i propri valori e priorità, può assumere un notevole ruolo evolutivo. Come la farfalla prima di diventare tale deve uscire con fatica dal suo bozzolo, anche noi, se impariamo a coltivare noi stessi durante ogni momento della nostra esistenza, specie quelli che ci mettono alla prova, ci troveremo a stupirci di quante risorse e potenzialità latenti eravamo in possesso, che non si sarebbero manifestate se non fossimo passati attraverso una fase di prova.

Anna Fata