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In una grigia mattina di
dicembre, la metropolitana milanese raccoglie velocemente
passeggeri. Tutti scendiamo alla stessa fermata, tutti
insieme, diligentemente in fila, percorriamo la stessa via.
E’ venerdì 7 dicembre 2007, prima delle otto.
Ultimi
sms, ultime telefonate, ultime chiacchiere: in fila ritiriamo
il badge, in fila entriamo silenziosi aspettando il controllo
della sicurezza.
Come
soldatini, cerchiamo il settore, la fila, il numero a sedere.
E come soldatini trepidiamo nell’attesa.
Ecco:
il Palasharp lentamente si anima. Il palco, preparato per
l’occasione, ha in centro il trono; intorno, per terra,
bassi cuscini color porpora e, sullo sfondo, immagini di
Buddha.
Oggi,
come domani e dopo, siamo e saremo oltre 8000 persone ad
assistere agli insegnamenti del XIV Dalai Lama del Tibet.
Lui,
l’Oceano di Saggezza, protetto da monaci e uomini della
sicurezza, prende posto acclamato ed applaudito a lungo, da
tutti noi.
Le
luci forti che illuminano l’ambiente gli danno fastidio, così,
scherzando sul colore del berretto regalatogli da un amico
americano, lo calza basso per proteggersi dall’abbaglio.
E
in silenzio ascoltiamo le parole del Dio vivente, Premio Nobel
per la Pace. In silenzio prendiamo appunti, pensiamo all’impermanenza
dell’essere e alla vacuità.
Alcuni
sgranano il mala tibetano, altri recitano mantra, altri ancora
riflettono a lungo su pensieri così importanti e profondi.
Pensieri
che distolgono dalla quotidiana realtà e che permettono di
vagare, liberi, nell’aura divina. L’io e il sè, esistono?
Sono indipendenti o si annullano nella mente?
E
poi: cos’è la mente?
Al
profano, al curioso, all’ateo o al non buddhista, non
possono apparire parole prive di significato: tutti, penso,
almeno una volta nella vita abbiamo tentato di dare una
risposta al cosa siamo e al dove andiamo. Al nostro essere
entità pensanti con sentimenti, paure, emozioni e dubbi.
Dubbi terribili in agguato, più grandi delle poche, vere e
significative certezze.
Qui,
tutti insieme, ascoltiamo con umiltà e tentiamo di assimilare
le Sue pause, le risate, le battute in inglese e le parole
sacre eterne, profonde enunciate in tibetano.
Pare
un eterno sorridente fanciullo, che parla di filosofia
orientale, di illuminazione e reincarnazione. E’ attento e
preoccupato per lo svenimento di una persona laggiù, in
fondo. Sembra distante da tutto ciò che riguarda noi
“terrestri”. Nel Suo “pianeta” le parole rispetto,
amore, responsabilità universale, sofferenza, tolleranza sono
esaltate e lanciate più volte come chicchi di riso
cerimoniale alle nostre orecchie ascoltanti e occluse dai
rumori quotidiani esterni.
Il
Suo è il rumore dell’anima, il rumore che risveglia il
sopito, il dimenticato, l’abbozzato, che avvolge
l’involucro. L’involucro: il corpo che ci serve per un
tempo limitato, ma che coccoliamo ed ammiriamo più della
nostra essenza. La fiamma sacra, vitale. La fiamma che ci
identifica col Tutto e ci distingue dal noi.
I
Suoi monaci, accoccolati sui cuscini, salmodiano in silenzio e
ascoltano con incanto.
Lui
è un grande, ma è piccolo da qui: Lui è laggiù perfetto,
consapevole del significato del vivere, consapevole del
gravoso incarico affidatogli ancora quando era minorenne.
Lui,
che viaggia per il mondo parlando d’amore e riconciliazione,
abbandonando l’idea e il sogno di una indipendenza politica
concreta per il Suo Paese e per la Sua gente. Lui, che chiede
a gran voce una semplice autonomia regionale inserita nel più
grande contesto cinese.
Lui,
criticato dagli stessi tibetani per la politica intrapresa,
senza via d’uscita. Lui, che dialoga e non impone: spiega
per sé e per te. Lui, ricevuto dalle autorità in gran
segreto e di fretta, per non irritare ed irrigidire i rapporti
economici col colosso cinese.
Lui
è Tenzin Gyatso, leader spirituale e temporale di un popolo
in esilio.
Lui,
forse, sarà l’ultimo Dalai Lama nella storia del Tibet,
reincarnato, ricercato seguendo antichi principi e segni
premonitori.
Noi,
qui, oggi, domani e dopo, siamo soldatini ed ascoltiamo
ammirati e commossi, le sacre parole e ripetiamo, come un coro
di angeli, i mantra segreti rivelati dall’Essenza
dell’uomo:Dio, il Buddha.
Cinzia Bassani
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