Dimensioni di vita
   
 
   
 
   

Un signore si reca dal sarto, prova un abito, ma si rende conto che una manica è più lunga dell’altra. “No, non è la manica che è più lunga, è il suo braccio che è più corto” afferma il sarto. “Provi a ritrarre un po’ il suo braccio e vedrà che l’abito le starà a pennello”.

D’improvviso l’uomo si rende conto che anche il pantalone ha un orlo più lungo dell’altro. La scena si ripete e il cliente si trova ad assumere posizioni sempre più scomode e artificiali, tra braccia ritratte, sbilanciamenti di gambe, mano a mano che rileva difetti di confezione nel prezioso prodotto di alta sartoria.

Nonostante ciò, si convince della perfezione dell’abito e segue i suggerimenti del sarto per adattarsi ad esso.

Mentre passeggia in un parco, passa accanto a due donne. Una dichiara con tono impietosito il suo dispiacere nei confronti di quel signore dall’aspetto “ingessato”, l’altra ribatte che, nonostante ciò, l’abito che egli indossa…gli sta proprio a meraviglia!

Quante volte nella vita anche noi abbiamo fatto di tutto per adeguarci a degli standard esterni che non ci appartenevano? Quante volte abbiamo fatto in modo di andare incontro alle aspettative altrui, mettendo in secondo piano le nostre? Quante volte abbiamo fatto di tutto per apparire diversi da come nel profondo ci sentivamo, per essere accettati?

Tante, forse troppe. E a che prezzo!

A discapito di noi stessi, della nostra autenticità, della nostra libertà espressiva abbiamo abdicato alla nostra identità, al nostro essere unici e irripetibili.

Di fronte a ciò, chi ha il potere di dire quello che è “giusto” o “sbagliato”, quello che è “sano” o “patologico”? Nessun altro se non noi stessi.

Nessun individuo è riducibile ad una definizione trovata in un manuale, a dei canoni sociali o culturali, se questi non vengono fatti propri, se non contribuiscono alla creazione della nostra essenza. Essere se stessi significa stare bene con se stessi: questo è il metro di misura. È il concetto di “fit” (adattamento), la capacità di adattarsi alle varie circostanze e con le diverse persone: ognuno lo fa nel modo che gli è peculiare.

L’incapacità di fare proprie norme e regole imposte dall’esterno non è sinonimo di debolezza, ma, al contrario, di forza. Essere consapevoli e ricettivi alle proprie inclinazioni, pensieri ed emozioni ed agire di conseguenza: questa è la vera forza (interiore).

Essere se stessi implica coraggio e responsabilità, comporta un’ampia quota di creatività nella misura in cui ciò a cui si dà vita è qualcosa di nuovo, di unico, di mai visto prima, cioè noi stessi, il nostro essere.

In genere questo processo avviene in modo del tutto naturale, spontaneo nella nostra vita, così come l’acqua di un fiume fluisce nel suo letto. A volte il processo si blocca: un intervento esterno, di qualunque genere possa essere (ad es.: psicoterapeutico, di counseling filosofico, spirituale, di coaching), può contribuire in breve tempo a rimuovere quei blocchi energetici che possono essere vissuti in termini di insoddisfazione, di inautenticità, di tristezza. Quanto più questo sarà tempestivo tanto più efficace potrà essere il risultato.

La storia

Carlo, 42 anni, imprenditore calzaturiero.

Provengo da una famiglia assai tradizionalista, con ruoli, riti ed abitudini ben strutturati e definiti. L’originalità, il pensiero e l’azione che andavano oltre ciò che era comunemente approvato non erano ben visti.

Quando iniziai la psicoterapia, tre anni fa, ero costantemente afflitto da ricorrenti mal di testa e da intensi attacchi di panico che mi lasciavano un senso di stanchezza e di stordimento anche quando era cessata la fase acuta.

Mi sentivo sempre affaticato e tutta la mia vita professionale e personale ne era pesantemente condizionata.

Nel corso della psicoterapia mi sono reso conto che il mio corpo mi stava segnalando ciò che con il pensiero e con le emozioni non ero in grado di formulare: la mia vita mi stava “stretta”.

Il senso di soffocamento, di peso, di in autenticità erano costanti. Avevo assunto su di me il peso delle aspettative e dei condizionamenti di chi mi stava intorno e avevo annullato me stesso.

Oggi, finalmente, a tre anni di distanza posso affermare di sentirmi meglio. Mi sento in cammino. A volte i sintomi ricompaiono, in momenti di spiccata difficoltà, ma sono contento di questo viaggio che ho intrapreso dentro di me. E i risultati cominciano lentamente a riflettersi anche all’esterno: ho avuto il coraggio di mettermi in proprio, avviando una piccola azienda calzaturiera, ho una relazione stabile da circa un anno e sto cominciando ad apprezzare le piccole cose che quotidianamente la vita mi offre. Forse, di fatto, vivere è proprio questo.