Essere, divenire, viaggiare
   
 
   
 
   

Prima di partire mi chiedo sempre: perché viaggio? Perché scelgo mete così distanti dal mio modo di essere?

La risposta è ESSERE. Essere viaggiatori, o turisti? Essere parte di un tutto, essere consapevoli che l’oggi non sarà più domani. Essere se stessi. Essere in armonia col mondo intero, essere in pace. Essere e non apparire.

Ebbene io viaggio per questi motivi, rimanendo ogni volta affascinata dal perfetto equilibrio di un fenicottero in volo. Perché lui e non io?

A cinque anni ho scoperto una Firenze in pieno inverno girandola a piedi: la …punizione dei miei genitori perché non avevo voluto rimanere a casa con i nonni. Da quel momento ho iniziato a farmi le gambe…

Viaggi per le promozioni scolastiche, vacanze non più vacanze, ma ricerca.

L’iniziazione importante nel 1992 in Tibet: con gambe e mente ho percorso sentieri, visitato bui e antichi monasteri: nel naso l’odore di burro di yak, nelle orecchie suoni di cimbali e nel cuore un’emozione immensa.

Ho scoperto un popolo inerme che da 50 anni lotta pacificamente per la propria libertà, per il diritto di autodeterminazione sancito dalla lex internazionale, per amore del Dalai Lama.

Forse è quello il momento in cui ho capito che dovevo andare “a giro” (come dice il grande Terzani), a giro per il mondo. E chissà mai se agirò per il mondo?

Per il mondo appunto: non solo attraverso, ma a servizio del mondo.

Come affermava  il politologo Weber c’è chi vive per la politica e chi di politica.

Per la politica, per un credo, per un sogno, per un’ideale supremo. Appunto per il mondo, ma sempre in punta di piedi.

Foto scattate semplicemente per ricordare quel momento: mi accorgo ora che non ci sono scatti con amici, con gli altri compagni di viaggio o con me impressa. Trovo panorami, spazi e persone mal inquadrate. Trovo l’attimo perfetto ed eterno. Fotografavo per lo più i paesaggi, i templi, le case. Ma la gente?

Il mio approccio era ancora distaccato, forse per timidezza o per pudore. Però ho iniziato allora a pensare che il mondo è fatto di gente, è della gente. Ognuno di noi è una storia, è un microcosmo quasi perfetto. Quindi basta cartoline di paesi lontani, ma scatti per cogliere la magia che avvolge ogni luogo, ogni sguardo, ogni sorriso.

Quanta persone ho incontrato, quante strette di mano, quante domande, quanti colori di pelle. Perché la mia mano è più scura della tua?

Dall’essere occidentale ben presto passo al divenire, divento appunto una di loro. Mi interrogo e mi sento consapevole del mio Karma positivo: potrei esserci io a lavorare con la schiena piegata sotto il sole per 18 ore al giorno, con un marito, una squadra di bambini al seguito e con l’ultimo nato sulla schiena che borbotta.

Come fare a dimenticare gli Intha sul lago Inle e i Palaung del Myanmar; i Miao dalle lunghe corna e la festa del raccolto nel lontano e piovoso Guizhou cinese; i Galong dell’Arunachal Pradesh e la festa di Mopin in India.

I sacrifici di innocenti animali mi fanno riflettere sulla necessità dell’uomo di affidarsi ad un’Entità superiore per affrontare la vita. Quante mani fanno girare velocemente i cilindri delle preghiere nei monasteri tibetani, quante parole sacre innalzate a Buddha.

Sono partita dall’essere per poi divenire e infine viaggiare.

Viaggiare per dare una dimensione più umana alla globalizzazione occidentale, crescendo dentro e dando concretamente importanza non solo alla mia vita ma anche a quella degli altri.

Quanta povertà e sofferenza, quante vite rubate per malattie non riconosciute, per ignoranza e per la mancanza di un semplice dispensario.

Ricorderò sempre la disperazione di una giovane madre etiope incontrata sull’altopiano dopo i festeggiamenti sontuosi ed indimenticabili del Timkat (l’Epifania Copta). Ombra di se stessa,  avvolta dalla polvere e soffocata dalle lacrime, accompagnava il corteo funebre di uno dei suoi figli più piccoli, coperto solo da un panno bianco e portato a braccia dai parenti.

Era morto forse per una banale appendicite non riconosciuta?

Questo purtroppo avviene ancora oggi giorno e mi rendo conto che tutto ha un prezzo, ma non sempre una risposta.

Io col mio partire non scopro nulla: non sono né la prima né l’ultima a farlo. Ogni esperienza però è un gradino in più di consapevolezza, benessere e armonia interiore.

Continuerò a viaggiare finché proverò stupore e magia nella gente che incontro lungo il cammino, mettendo in gioco il mio credo e il mio essere un’occidentale. La mente, aperta all’evoluzione e al non conosciuto, tenterà di documentare ogni volta un mondo che corre forse troppo velocemente verso l’ignoto, il non definito.

Se sarò stanca, potrò sempre tornare con calma a … Firenze.

Cinzia Bassani