Etica, valori aziendali e soft skill
   
 
   
 
   

Perché investire nell'etica in azienda oggi

In un modello aziendale “obiettivo-squadra-individuo” il focus principale è necessariamente l’individuo, come essere unico, in grado di esprimere idee e soluzioni originali, con potenzialità e risorse da conoscere e da coltivare. Un individuo soddisfatto di se stesso è, di riflesso, anche un buon lavoratore, coinvolto, motivato, soddisfatto. Da questo, per cerchi concentrici si amplia alla squadra.

Gli obiettivi aziendali sono da vedersi sotto due prospettive: di individuo e di squadra. Quando si parla di valori personale e aziendali (secondo il modello di Rokeach), le scale di valutazione sono proposte per i due soggetti: quando i valori aziendali sono esperiti come vicini ai propri, ecco che i primi in modo naturale vengono fatti e propri e il raggiungimento degli obiettivi diviene qualcosa che sgorga in modo naturale da se stessi.Non si tratta più di qualcosa che viene da fuori, ma di qualcosa di interiorizzato e in tale frangente la motivazione si eleva a dismisura. I valori hanno ben poco senso se non si declinano nella pratica. Anzi, è proprio da questa che si rilevano.

E lo stesso accade per la squadra. Ma prima si deve lavorare per il consolidamento della squadra stessa, quindi sull’assetto valoriale, poi sul raggiungimento degli obiettivi. Sono fasi che in parte si sovrappongono, nella misura in cui la ridefinizione dei valori, pur con una costanza relativa di fondo, la loro sperimentazione sul campo sono processi che durano finché c’è vita e così vale per il raggiungimento degli obiettivi.

Come s’inserisce l’etica in tutto questo?

Se ci focalizziamo sull’individuo, a tutti i livelli, in azienda, ma anche fuori d’essa, il concetto di responsabilità diventa fondamentale. Ciascuno di noi è chiamato ad essere responsabile su più piani di quanto fatto. In tal senso, il manager, in modo particolare, deve essere in grado di trovare un equilibrio tra due estremi: mantenere la fiducia in assunti di base, convinzioni di fondo, anche di fronte alle difficoltà, da una parte, e dall’altra dare un senso a quanto accade, sviluppando un atteggiamento di revisione critica, mantenendo l’apertura alla complessità, al dubbio, alla possibilità, all’assenza assoluta di certezze, al simbolico.

A sua volta la responsabilità è legata alla connessione e all’integrazione: non c’è azione che non abbia delle conseguenze, degli effetti su tutto ciò che ci sta intorno, come accade per i cerchi concentrici che un sassolino produce quando viene gettato nell’acqua. E questo si evidenzia sia nel breve, sia nel lungo termine. Significativo quanto riportato da una ricerca Shell presentata all’American Chamber of Commerce (2003) a proposito della vita media delle aziende: circa 22 anni, contro i 50 e più di quelle che contemplano fini e valori che vanno oltre il mero profitto.

L’etica, in tal senso, si presenta come una condizione fondamentale per la competitività, la produttività, la sopravvivenza dell’azienda stessa. Qualsiasi cosa si fa, qualsiasi azione s’intraprende, in un modo o nell’altro, alla fine comporta anche delle ripercussioni su chi l’ha messa in atto, su chi è il ricevente, ma anche sugli astanti e su chi.. in quel momento è distratto, assente o lontano!

Ma questo, concretamente come si declina?

Sebbene stabilire dei valori coerenti con la mission aziendale sia compito del vertice, Amministratore Delegato o C.d.A., sarebbe necessario invitare tutti gli altri soggetti aziendali a definire le norme di comportamento, dando suggerimenti e negoziando.

Perché, dunque, investire nell’etica?

  • per avere dei punti di riferimento interni in un’epoca di mutamenti radicali e sempre più rapidi;

  • per creare un circolo virtuoso interno in cui la valorizzazione del singolo e la sua evoluzione personale portano alla crescita dell’azienda nella misura in cui ci si sente in sintonia con essa, i suoi valori e la sua mission;

  • perché l’individuo sano va di pari passo con un’Azienda sana;

  • per un complessivo risparmio economico per l’Azienda;

  • per rafforzare il lavoro di squadra e la produttività;

  • per gestire meglio e valorizzare la diversità;

  • per offrire maggiori garanzie agli utenti o acquirenti finali;

  • per fornire maggiori occasioni di dialogo con i terzi (clienti, fornitori, competitors, istituzioni, ecc.), che meglio si esplica con una immagine aziendale ‘umanizzata’;

  • ultimo, ma non ultimo, per avere un’immagine pubblica positiva.

Anche i valori dell’amore e della spiritualità possono avere un posto di elezione nel contesto aziendale perché costituiscono le basi per una compassione genuina per l’umanità. Questo non ha una specifica declinazione religiosa perché ciascuno possiede il suo peculiare senso di spiritualità. La spiritualità negli affari e nel lavoro conducono a decisioni che comportano attenzione e cura per le persone sia in azienda, sia fuori.

Tutto questo consente di affiancare un orientamento aziendale femminile ad uno maschile, integrando così le componenti umane ad un livello superiore, riducendo l’aggressività, i profitti a breve termine a favore di quelli a lungo termine, stimolando una leadership ricca di passione e di umanità. Si tratta di instaurare un circolo virtuoso in cui gli elementi di forza e di decisione maschile si alternano e si integrano con quelli più compassionevoli, lenti, modulati, diffusi nel tempo tipicamente femminili.

Essere consapevoli dell’interdipendenza che lega ciascun attore è imprescindibile nella misura in cui ogni azione non solo ha ripercussioni dirette e indirette, a breve e a lungo termine, ma, alla fine, comporta un ritorno per l’agente stesso.

Gli individui, oggi più che mai, sono alla ricerca di un senso per la loro vita e anche e soprattutto nel lavoro. E questo risulta imprescindibile anche per i consumatori, e, più ampiamente, per gli stakeholders. Per tale motivo l’azienda è chiamata a rispondere in modo sensibile e responsabile a tali richieste, accentuando il concetto di attenzione e di cura.

Concretamente, come si può declinare tutto ciò:

  • favorendo un clima di collaborazione e di cooperazione interno ed esterno all’azienda, grazie all’ascolto e alle partnership;

  • mettendosi in connessione con gli altri, dimostrando interesse sincero, assumendo un atteggiamento proattivo, focalizzandosi sui benefici che si possono arrecare e non solo né tanto su quelli che si possono ricevere;

  • utilizzando l’intuizione connessa alle sensazioni e alle emozioni, grazie all’accettazione non giudicante, aperta ad ogni possibile stimolo che può condurre a decisioni responsabili e di ampio respiro;

  • praticando la meditazione, che aiuta a liberare la mente da ogni pensiero, pre-occupazione, pre-giudizio, rilassa, consente di osservare dall’esterno, e aiuta così a prendere decisioni più obiettive e ponderate;

  • rafforzando la fiducia in se stessi, concedendosi la possibilità di esprimersi liberamente e con spontaneità, sviluppando il proprio stile personale, atteggiamento che porta ad una maggiore accettazione non solo di se stessi, ma anche e soprattutto degli altri;

  • assumendo dei rischi, prendendosi le proprie responsabilità, che inducono un senso di forza e di sicurezza;

  • essendo aperti, disponibili e amichevoli con gli altri, cercando di avviare contatti, senza attendere di essere contattati;

  • compiere ciò che è giusto perché lo si considera tale, secondo il proprio istinto e i propri valori.

In questo ambito più che mai la declinazione etica deve essere specifica per ogni azienda. Per tale motivo ogni intervento viene progettato, modulato, realizzato e monitorato ad hoc, senza ridursi a seguire norme pedisseque standardizzate, anche se possono in parte essere d’aiuto, se non considerate in modo statico e definito una volta per tutte.

Anna Fata