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Tutte le cose vicine o lontane
segretamente sono legate le une alle altre
e non si può cogliere un fiore
senza disturbare una stella
Gregory
Bateson
La realtà socioculturale ed economica in cui viviamo è
fortemente improntata alla razionalità: ha ragione
d’esistere solo ciò che può essere dimostrato. Questo
comporta una ampia quota di materialismo e di
oggettivizzazione, al punto che anche la spiritualità è
stata ridotta a standard concreti, quantificabili.
In realtà, la spiritualità è ciò che connota
intrinsecamente ogni individuo, motiva e dà senso
all’esistenza e non può venire soppressa una volta per
tutte, neppure con maldestri tentativi di misurazione.
Nel paradigma della ‘vecchia economia’ il valore di
un’azienda si misurava in base ai beni materiali, mentre
nella ‘nuova economia’ le risorse principali vengono
considerate le idee, i pensieri e i capitali intellettuali il
cui valore viene determinato dalle riserve di mercato: in
pratica, non conta tanto il valore dell’essere umano, quanto
la misura delle qualità della mente che ha una spendibilità
sul mercato per il profitto dell’azienda. In questo modo l
mente umana viene ridotta ad un oggetto, perde i suoi
connotati di riserva di attributi e di potenzialità infinite,
per diventare un capitale predefinito da investire nelle
operazioni aziendali. Il tanto decantato ‘Knowledge
Management’ ha sostituito il corpo con la mente come primo
motore dell’economia.
In realtà, tutta la vita dell’individuo, così come
dell’azienda, dovrebbe essere finalizzata ad un
bilanciamento tra gli aspetti materialistici e quelli
spirituali dell’esistenza. Come insegna la filosofia Veda si
dovrebbe imparare a riunire e allo stesso tempo separare
l’osservatore, l’osservazione e l’osservato per evitare
di identificarsi con le apparenze, lo status, i titoli, i beni
che si possiedono e offuscare così la propria componente
spirituale.
Ancor più concretamente si dovrebbe poter arrivare ad un
bilanciamento tra lo spirituale, che è un percorso di
introversione di identificazione con un oggetto trascendente,
e l’utile che è un processo di estroversione che porta ad
identificarsi con qualcosa di esterno. Sono due forze opposte,
entrambe necessarie, sia nell’individuo, sia nell’azienda.
Si tratta di creare un tutto, nell’azienda così come nel
singolo, senza trascurare le differenze, bilanciando la
complessità in modo tale che le singole parti si integrino in
modo reciproco, interessato ed etico. Questo è un modo per
dare vita ad una visione della azienda e della leadership
olistica.

Figura 4
Spiritualità e utilità
Gli aspetti trascendenti, spirituali si rilevano
nell’individuo così come nell’azienda in modo indiretto,
privo di contenuti empirici, perché vanno oltre la
concretezza, ma in questo senso è
indispensabile un equilibrio con l’agire nel mondo.
Secondo il punto di vista del prof. Bengt Gustavsson la
sfida più grande che ogni individuo, e con esso ciascuna
azienda, deve poter vincere non è tanto l’apprendere,
quanto il dis-imparare, il dimenticare i propri modelli
mentali, i vecchi schemi per potersi così aprire a quelli
nuovi. Questa ipotesi ricalca ancora una volta le concezioni
orientali del fare vuoto mentale per potersi aprire
senza pre-giudizi, con accoglienza e benevolenza a ciò che si
prospetta. Una ricerca condotta su un gruppo di manager che
avevano iniziato a praticare la meditazione in azienda, e poi
anche in altri contesti più intimi, ha evidenziato che tale
pratica li ha portati ad essere meno attaccati ai beni
materiali, a fare meno riferimento a ciò che già
conoscevano, ad essere più propensi ad avventurarsi verso
l’ignoto, a trarre più piacere dallo svolgimento del
proprio lavoro e, in generale, da tutte le attività della
vita.
Di fatto questo è anche ciò che viene sostenuto dal
decostruttivismo che ritiene inutile ogni rappresentazione
mentale. In un ambito aziendale esso rivela il vuoto che sta
dietro alle immagini costruite su di esso, conduce oltre i
costrutti e apre al vuoto trascendente. Nella pura
consapevolezza non ci sono contenuti se non lo stesso sé.
Nelle definizioni più accreditate di consapevolezza a
questa viene riconosciuta una base corporea, in quanto
proprietà emergente del cervello. In un contesto aziendale
gli individui interagiscono tra loro in uno spazio limitato al
fine di creare delle conoscenze condivise. Le interazioni
possono assumere diverse forme: fisica, simbolica, virtuale.
L’aspetto inter-individuale entra a pieno titolo nella
definizione di consapevolezza laddove nel suo paradigma si
include un livello trascendente. Questo diventa
particolarmente vitale nel gruppo, e in special modo nella
consapevolezza di esso, in cui vi è un influsso costante con
il singolo. Il livello di consapevolezza collettiva stabilisce
la cornice per la consapevolezza interattiva,
per i comportamenti aziendali, e determina il livello
simbolico della cultura aziendale su cui opera la
consapevolezza interattiva. Anche in questo senso esistono
evidenze empiriche di come la meditazione possa creare
delle interconnessioni anche a livello regionale e nazionale.
Così come alcune tradizioni occidentali (ad es. Kant) e
orientali (ad es. indiane) sostengono che il vero sé non
coincide con i nostri pensieri, che in quanto oggetti sono
rappresentazioni limitate, ma è una soggettività priva di
oggetto, allo stesso modo il carattere trascendente di
un’azienda, quella che Husserl definirebbe ‘ecologica’,
è una qualità e anche una ideologia. Tale qualità viene
considerata come il grado di consapevolezza trascendente che
viene riflesso nella consapevolezza collettiva dell’azienda,
che si può concepire come la percezione trasparente degli
impiegati nell’azienda. La percezione trasparente è
l’abilità di bilanciare la tendenza di identificare il
non-sé, cioè gli oggetti percepiti e le definizioni
empiriche, con il sé, ovvero l’essere trascendente.
Se si assume che la genesi di un’azienda è nella
consapevolezza dell’uomo, non in strutture o sistemi imposti
dall’esterno, la comprensione d’essa deve essere basata
sulla consapevolezza trascendente dell’uomo o su una
epistemologia trascendente dell’azienda. In questo modo
quest’ultima viene colta come un epifenomeno della
consapevolezza e la sua analisi deve essere basata su un
livello di consapevolezza che va oltre i concetti, cioè una
epistemologia trascendente.

Figura 5
Livelli trascendenti della consapevolezza
collettiva
I processi basati sulla trascendenza enfatizzano il vuoto
come prerequisito per il cambiamento. E’ necessario andare
oltre lo stadio precedente al fine di raggiungerne uno nuovo.
La difficoltà maggiore che le aziende devono fronteggiare è
il fatto che lo sviluppo è discontinuo: si tratta di cambiare
mappa mentale, filtro interpretativo, che vede il successo
come qualcosa di stabile, lineare, progressivo, quindi è
necessario dis-apprendere vecchi schemi per potersi aprire al
nuovo.
L’interconnessione sul piano della trascendenza
conferisce un senso di unicità all’essere umano, così come
a quello aziendale. Affinché la transizione abbia luogo ci si
dovrebbe basare su un processo autoreferenziale in cui la
coscienza collettiva deve poter conoscere se stessa e
diventare oggetto della sua stessa conoscenza. E’ quella che
si definisce ‘teoria del sistema autopoietico’ (Von Krogh
e Roos, 1995) in base alla quale la conoscenza e le
convinzioni si basano su un livello organizzativo che genera
un sistema auto-referente in cui l’azienda rinforza
contemporaneamente le sue convinzioni e crea il suo ambiente.
L’autopoiesi evidenzia l’importanza dei processi di
interazione della conoscenza con se stessa e rivela che
quest’ultima si trova in sé, tra le persone che danno vita
all’azienda e non proviene da qualcosa di esterno.
L’azienda non viene così ad essere un’entità, un oggetto
separato dall’osservatore, ma viene studiata come
consapevolezza autoriferita.
Il ‘conosci te stesso’ si estende dall’antica Grecia,
al Cristianesimo (“Non cercare fuori, ma ritirati in te
stesso, nel più intimo dell’uomo dimora nella verità”
Sant’Agostino), al Buddismo (“Esistono due tipi di
saggezza: la saggezza che comprende il convenzionale, e la
saggezza che comprende l’estremo inesprimibile e
inconcepibile”).
La saggezza trascendente si basa su una conoscenza silente
che nel momento in cui diviene esplicita perde la sua qualità
espansa e rischia di essere reificata. La saggezza proviene da
un senso di consapevolezza che coinvolge la soggettività del
ricercatore. Una epistemologia del trascendente dell’azienda
deve essere necessariamente basarsi su una conoscenza silente.
Le decisioni prese dai manager, in ultima analisi, sono in
ampia parte basate sull’intuito. Le ricerche
sull’epistemologia del trascendente dell’azienda possono
elevare la nostra conoscenza dei processi intuitivi che stanno
alla base delle decisioni manageriali.
La saggezza oltre il livello del tangibile si collega alle
esperienze spirituali, anche se non necessariamente in forma
istituzionalizzata. La spiritualità è un ingrediente
importante per la vita aziendale, perché guida i manager e
tutti gli impiegati nei loro processi decisionali. Si declina
in un modus operandi che vede il passaggio dalla parola
all’azione, al fine di trascendere il mondo fenomenico e
arricchire la comprensione d’esso.
In base a tali presupposti è possibile delineare un
nuovo
modello di evoluzione dell’azienda.
Gli attuali modelli su cui si basa lo Human Resource
Development, che constano di una forte componente causale, si
focalizzano prevalentemente sui fatti e gli eventi, parti
isolate che perdono di vista il tutto, sono piuttosto limitati
perché in ultima istanza rischiano di ostacolare i
cambiamenti.
Pare, invece, più utile per l’apprendimento e
l’evoluzione focalizzarsi su aspetti che vanno ben oltre la
superficie per riconnettersi alla consapevolezza più
profonda. Questo assicura una evoluzione continua nel tempo.
Estendere la consapevolezza individuale a quella collettiva
consente di raggiungere un punto di vista soggettivo in cui le
percezioni collettive dei membri dell’azienda si
costituiscono come risultato delle interazioni tra gli scopi
dell’azienda, i suoi membri, i suoi simboli, il suo
ambiente, ecc. La consapevolezza collettiva viene utilizzata,
in questo modo, come strumento concettuale, più che la
cultura, perché connette il fenomeno alla sua origine, la
consapevolezza, in un modo più significativo rispetto alla
cultura, che spesso viene vissuta come acquisita, consolidata
e trasmessa dall’esterno.
La consapevolezza collettiva può anche essere definita in
senso gestaltico come maggiore della somma delle singole
parti, nello specifico come il computo totale dei livelli
dell’essere dei membri. L’aggregato dei livelli
dell’essere definisce la qualità del fare e gli influssi
che i membri dell’azienda esercitano in essa. Da ciò
risulta evidente che è il grado di consapevolezza collettiva
il primo motore del comportamento e del cambiamento.
Due implicazioni derivano da questi assunti:
1. dato
che l’azienda viene considerata come la somma totale delle
consapevolezze dei singoli membri, è possibile individuare fasi
più elevate di sviluppo aziendale in modo simile a quanto
accade per i singoli;
2. è
possibile indurre e studiare delle trasformazioni aziendali
con l’ausilio di tecniche che sviluppano la consapevolezza
dei singoli nell’azienda.
Affinché una persona abbia un buon funzionamento e un
adeguato adattamento nel lavoro e nella società sono
necessarie conoscenze professionali adeguate e una personalità
sviluppata. L’educazione tradizionale fornisce agli studenti
competenze formali, teorie, conoscenze fattuali, abilità
tecniche. In contrapposizione, un approccio olistico alla
conoscenza è necessario per progredire nel mondo, e comprende
competenze reali, formali, e lo sviluppo della consapevolezza
che conduce verso livelli sempre più profondi di quanto
potrebbe fare l’intelletto.
La competenza reale è caratterizzata da ‘imparare ad
imparare’ o dal ‘cambiare per cambiare’, che è la
capacità di effettuare mutamenti non routinari o adattivi.
Mentre l’educazione tradizionale e l’HRD sono centrati
sull’apprendimento ‘transazionale’, focalizzato sulla
conoscenza dei fatti, un approccio olistico promuove un
apprendimento ‘trasformazionale’, che mira ad
espandere la consapevolezza personale verso stadi di maggiore
comprensione.
Un concetto più ampio di conoscenza dovrebbe racchiudere
l’introspezione, gli atteggiamenti, i valori che insieme
costituiscono le basi per accrescere le abilità personali di
padroneggiare i propri compiti, di essere attivi e creativi
nella vita professionale e sociale. Gli obiettivi di una
visione olistica della conoscenza sono approfondire e forgiare
il potere creativo umano, stimolare l’autorealizzazione,
l’empatia, il mettersi alla prova, il partecipare e
diventare adulti.
Alla prova dei fatti, però, l’educazione tradizionale
non è in grado di favorire lo sviluppo della personalità,
così come neppure l’azienda sa fare. Solo poche persone, si
ipotizza l’1% della popolazione adulta, raggiungono stadi
superiori di sviluppo, che implicano il passaggio dal
controllo alla collaborazione, dalla cura alla prevenzione,
dalla resistenza all’innovazione, dal breve al lungo
termine. E’ quello che Maslow definisce stadio di
autorealizzazione che è caratterizzato dall’indipendenza,
un’ampia consapevolezza, un’elevata creatività,
spontaneità, ispirazione, coraggio, capacità di amare,
entrare in empatia, elevata moralità, essere in buona salute
fisica e mentale, che nel complesso costituiscono la saggezza.
Le fasi più elevate di sviluppo vanno di pari passo con
prestazioni migliori.
Il livello dello sviluppo è ciò che prima di tutto
determina la percezione individuale della realtà e il proprio
livello di prestazione. E’ possibile ipotizzare che anche le
aziende attraversino tali stadi di sviluppo, tramite una
prospettiva di coscienza collettiva.
La maggior parte degli studi relativi allo sviluppo delle
aziende si focalizza su aspetti esogeni, mentre un approccio
olistico deve considerare anche e soprattutto quelli endogeni.
Numerosi fattori sono correlati ai livelli di
consapevolezza collettiva. Agli stadi più elevati di sviluppo
i simboli sono più trasparenti, meno reificati tra i membri
dell’azienda e comprendono maggiormente la complessità
dell’ambiente in cui essa si inserisce. Al contrario,
livelli più bassi di evoluzione si manifestano, tra
l’altro, in simboli reificati, focalizzati su aspetti di
breve termine, limitati, materialistici. Ulteriori aspetti che
indicano un alto livello evolutivo sono la coesistenza di
libertà e ordine, autorizzazione e disciplina, ricerca e
produttività, trasformazione e stabilità, propositi
condivisi e auto-direttività, a cui si aggiungono la
coerenza, la congruità, che vedono la soddisfazione
contemporanea dei bisogni del singolo e dell’azienda.
Relativamente alla seconda implicazione, lo sviluppo
aziendale a livelli superiori, pare che sia possibile
realizzarlo in modo più efficace stimolando gli impiegati ad
uscire dalla ‘prigione psichica’ (Morgan, 1986), cioè da
quegli schemi interpretativi che offrono una lettura
semplificata della realtà, ma che allo stesso tempo
ostacolano il cambiamento, che non lavorando su aspetti
comunicativi e culturali che si limitano solo ad una azione in
superficie. Inoltre, agire sugli aspetti mentali non fa altro
se non rinforzare le resistenze, perché porta alla
costruzione di nuovi schemi mentali che si aggiungono agli
artefatti precedenti.
Per ottenere dei risultati più radicali e duraturi è
necessario intervenire su aspetti più profondi della
consapevolezza collettiva dell’azione, al fine di promuovere
la sua crescita. Per fare questo è necessario trascendere
l’intelletto, le sue operazioni logiche e formali, per
arrivare ad una connessione con la realtà più intima basata
sull’intuizione, le emozioni, e la consapevolezza del
trascendente, che in occidente si può fare coincidere con la
cosiddetta ‘esperienza del flusso’ descritta da Maslow.
Questo porta alla costruzione di quella che Gustavsson
definisce l’Azienda Trascendente.
Per raggiungere tale livello evolutivo il ricercatore
suggerisce l’impiego della Meditazione Trascendentale che
permette lo sviluppo della consapevolezza individuale, che
aggregandosi con quelle altrui, approfondiscono la coscienza
collettiva aziendale. Lo sviluppo della consapevolezza a sua
volta è connesso alla possibilità di uno sviluppo e un
apprendimento continui.
L’aggregato delle consapevolezze individuali dà vita ad
un’azienda in grado di realizzare attività di qualità
sempre più elevata, con grande capacità di adattarsi ai
cambiamenti e di essere proattiva.
Oltre 35 studi disponibili nella letteratura ad oggi
indicano che anche un piccolo gruppo di persone che praticano
la meditazione (7000 nel mondo) ha degli effetti sull’intera
società (ad es.: incremento della produzione industriale,
minori disordini sociali) che nel complesso si definisce
‘effetto Maharishi’. Anche delle ricerche condotte in
ambito aziendale hanno evidenziato che la meditazione ha
effetti positivi non solo sul singolo, ma anche sul gruppo e
su coloro che non hanno partecipato alla sua pratica. Nello
specifico, sono stati rilevati: un maggiore livello di energia
e di allerta nei manager che la praticavano, che a loro volta
ha influenzato il gruppo inducendo un clima più dinamico,
partecipato e coinvolgente, e delle relazioni migliori al suo
interno. Inoltre, i manager apparivano più in grado di
esprimere la loro personalità, i vissuti emotivi, le
intuizioni nel corso dei processi decisionali. Questo pare
avere degli effetti sul gruppo nello stimolare un pensiero più
olistico.
Anna Fata
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