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“Devi
imparare a vivere la tua invidia, a riconoscerla come umana,
come sensata, come legittima, come realmente dolorosa, ma
anche come vivibile”
Paolo Roccato
Il
confronto umano è uno dei valori più grandi per la
conoscenza di sé, l’evoluzione e la crescita personale. Non
sempre, però, questo confronto mette in luce qualità di noi
che apprezziamo. Spesso il confronto si riduce ad un mettere
su un piatto di una bilancia le qualità nostre e altrui
nell’illusorio tentativo di poterle quantificare.
Non
si tratta, in realtà, di un confronto quantitativo quello tra
esseri umani, ma qualitativo. Ognuno gode della sua peculiarità
e unicità tale per cui qualsiasi confronto rapportato ad
ipotetiche unità di misura risulta perso in partenza.
Quando,
però, ci si ostina in questo vano tentativo si rischia di
andare incontro ad una autosvalutazione, ad un abbassamento
della propria autostima. Per proteggerci da questo rischio ci
difendiamo invidiando.
L’invidia
è un meccanismo di difesa che mettiamo in atto quando ci
sentiamo sminuiti dal confronto con gli altri per ciò che
essi hanno e/o sono. Nel meccanismo che si instaura gli altri
vengono svalutati, come se per noi non fosse importante ciò
che essi hanno e/o sono. E’ una forma di autoconvincimento
che spesso può essere molto dolorosa sia per chi la mette in
atto sia per chi ne è oggetto.
La
si prova quando ci si ritiene vittima di un’ingiustizia: un
altro è o possiede qualcosa che ai nostri occhi non dovrebbe
avere. Ci si sente, così, vittime di una ingiustizia: si
ritiene che in realtà spetterebbe a noi quanto è stato
attribuito all’altro. L’altro diventa quindi un rivale, un
antagonista.
In
realtà, anche quando si invidia un oggetto, è sempre
compresente anche una forma di invidia nei confronti di chi lo
possiede per il fatto che questo se lo può permettere. Il sé
risulta in posizione di svantaggio di fronte all’altro e
questo genera un senso di inferiorità e sofferenza.
Se
la società dà un giudizio morale dell’invidia assai
negativo, e da qui la riluttanza di molti a parlarne
apertamente, in realtà appare assai sterile una sua
classificazione in termini di buono-cattivo, giusto-ingiusto.
Questa, infatti, rappresenta una forma di incasellamento, di
cristallizzazione di un vissuto che in realtà evolve in
continuazione, ma ancor più trascura la sofferenza di chi la
prova.
La
persona invidiosa si erge contro il sistema sociale e i suoi
principi guida. Vorrebbe dei criteri più egualitari, ma se
così fosse lui stesso si escluderebbe da quei riconoscimenti
a cui ambisce.
Un’emozione
sfugge alla logica del buono-cattivo: ciò che conta è il
comportamento che si può mettere in atto in conseguenza di
essa. L’invidia, in particolare, comporta del dolore che
come tale è da considerarsi il segnale che qualcosa non ‘funziona’,
che dovrebbe essere modificato. Ecco perché come qualsiasi
altra emozione merita rispetto e comprensione.
Pare
che l’invidia abbia alla base nella sua genesi un mancato
riconoscimento della propria identità. La svalutazione, le
continue critiche, le umiliazioni, il senso d’impotenza
mettono in dubbio se stessi e la percezione che si ha di sé.
Porta a ragionare in modo dicotomico, antinomico, e induce la
sensazione di essere ‘sbagliati’. Il senso di inferiorità,
di impotenza viene spesso mascherato da atteggiamenti di
attacco, indifferenza, da una tendenza a distruggere ciò che
si desidera e/o chi la possiede.
Si
vorrebbe, si ambisce, si nutrono grandi aspirazioni, ma
concretamente si fa ben poco per raggiungerle. Ci si lamenta,
si critica, si invidia, ma la sterilità e la sofferenza che
questo circolo vizioso crea è più che evidente.
Come
uscirne?
In
primo luogo rispettando e coltivando il dolore mentale
connesso all’invidia: quest’ultima ci sta comunicando
qualcosa, sta a noi ascoltarla. Non si tratta di giudicare, ma
di essere compassionevoli con se stessi, comprensivi,
tolleranti.
In
secondo luogo conoscendo maggiormente se stessi, le proprie
potenzialità, apprezzandole, coltivandole e mettendole a
frutto.
In
terzo luogo essendo più chiari e onesti con sé circa ciò
che si desidera e mettendo in atto piani e strategie ben
precise per realizzarli. Tali obiettivi dovrebbero essere
commisurati alle proprie risorse, non eccessivamente
ambiziosi, ma neppure troppo semplici.
L’invidia
smuove enormi quantità di energia, sta a ciascuno di noi
decidere se e come indirizzarla, per distruggere l’oggetto,
oppure per conquistarlo.
Anna
Fata
Psicologa del benessere
Metodo
ArmoniaBenessere®
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