Spesso le
grandi imprese
nascono da piccole opportunità
Demostene
Quante volte sarà capitato a molti di noi,
specie di fronte ad una importante questione professionale, di
non riuscire a venire a capo di una decisione.
Pensare e ripensare, arrovellarsi, studiare,
rivedere i dati, eppure, non sapersi decidere.
Gli elementi concreti a propria disposizione
porterebbero in una direzione, ma non ci si sente pienamente
convinti.
E così ci si abbandono al dubbio amletico: che
fare, istinto o ragione?
E ancora: quante volte le faccende
professionali vengono portate ben oltre l’ufficio, magari a
casa, in famiglia, in vacanza, come un pensiero ossessivo,
ricorrente, che occupa fino a totalizzare lo spazio presente?
E quanto di frequente tutto questo, se portato
al limite, influisce in aggiunta sul ben-essere (o mal-essere)
non solo della mente, impegnata in un estenuante lavorio
continuo che le sottrae energie che potrebbero essere
impiegate altrimenti, ma anche del corpo, con cefalee,
iperacidità gastrica, tensioni muscolari, bruxismo (cioè
digrignamento notturno dei denti), ipertensione, calo del
desiderio sessuale, tra i sintomi più comuni.
Lo spirito, tra questi due estremi, resta
schiacciato, sotto il peso di un carico che rende gravosa ogni
cosa, toglie entusiasmo, spegne la creatività, lo spirito di
innovazione, la propositività, rende pessimisti, tetri,
lugubri.
I riflessi che queste condizioni psicofisiche
possono avere sulla vita intima, privata, così come su quella
professionale della persona sono immediatamente evidenti.
I costi sociosanitari lievitano, la produzione
industriale cala in termini di quantità e qualità.
Cosa è possibile fare per uscire da questo
tunnel, o, ancora meglio, evitare di entrarci?
Investendo sulla persona, la quale conduce una vita privata, così come
professionale.
L’essere è sempre il medesimo, pur nella
diversità dei contesti e dei ruoli.
E una persona che sta bene, rende anche più
armonico l’ambiente che frequenta, specie quello
professionale, ove le tensioni, gli attriti, gli scambi accesi
sono all’ordine del giorno. Relazioni più serene
favoriscono degli scambi costruttivi e anche laddove questi
possono talvolta sfociare in diverbi, diviene relativamente più
semplice fare in modo che questi possano essere utilizzati
come molla propulsiva per nuovi successi di lavoro e di vita.
Numerosi possono essere gli strumenti per
creare e ri-creare costantemente ben-essere tra le persone.
Uno di questi è la meditazione.
Si tratta di un approccio profondo, radicale,
che giunge all’essenza di ciascun individuo.
Questo è il motivo della sua efficacia.
La meditazione non lascia indifferenti, chiama
ciascuna persona di fronte a sé, senza alcuna possibilità di
delega – e qui anche l’importanza per sviluppare il senso
di responsabilità così importante negli ambienti di lavoro
– esorta a prendere in mano la propria vita, con entusiasmo,
decisione, forza, coraggio – e anche su questi aspetti, la
ricaduta professionale appare notevole ed evidente.
Non esiste una frattura reale tra vita
professionale e privata: si tratta solo di contesti differenti
in cui alla base c’è il medesimo individuo, con la stessa
essenza. Se la persona nutre un disagio in un ambiente, con
tutta probabilità lo porterà anche altrove.
La meditazione consente di entrare in contatto
profondo con se stessi, condizione necessaria e
imprescindibile per un approccio altrettanto immediato e
autentico con chi ci sta di fronte. Quante volte assistiamo a
riunioni di lavoro in cui tutti parlano, ma nessuno sa
ascoltare? Tutto questo con conseguente perdita di tempo, di
risorse, di spunti di riflessione che potrebbero portare a
nuove idee e proposte.
La meditazione aiuta a vedere la realtà come
soggetti e oggetti allo stesso tempo, attori e spettatori.
Quante volte, nelle discussioni, ci accaniamo contro il
collega che riteniamo che non abbia compiuto a dovere la sua
parte quando magari siamo stati i noi i primi a non fornirgli
tutti gli strumenti per adempiere la sua funzione al meglio?
La meditazione svuota la mente da tutto ciò
che non ha a che fare con il presente contingente, libera il
campo dalle interferenze, dalle distrazioni, e permette così
di utilizzare in modo ottimale le proprie risorse e adempiere
ai compiti che si stanno svolgendo in tempi brevi e con il
massimo rendimento.
La pratica meditativa aiuta a trovare le
risposte a quei dilemmi apparentemente insolubili, perché
stimola a entrare in sintonia con se stessi, con il proprio
‘fiuto’, o intuito, che spesso e volentieri è ciò che fa
la differenza negli affari.
La meditazione aiuta a lasciare andare il
passato: questo non significa negare l’esperienza, quella
resta come patrimonio inestimabile, fondamentale per
performance professionali all’avanguardia, ma aiuta a tenere
presente ciò che si ha disposizione in quel momento, senza
fare riferimento a qualcosa che non esiste più e che non ha
più potere d’azione qui e ora.
La pratica meditativa consente di evitare di
proiettarsi nel futuro: guardare avanti è una necessità e
una priorità che tutti abbiamo, ancor più in ambito
lavorativo, ove i prospetti sono un must per evitare di
compiere passi più lunghi della gamba, ma questo non deve mai
e poi mai fare perdere il contatto con le reali possibilità
di cui si dispone al momento.
La meditazione aiuta a trovare in sé le
risorse più autentiche, le potenzialità, i reali talenti di
cui ciascuno dispone e che se messi a frutto da una parte
rendono la persona estremamente soddisfatta e felice,
dall’altra mettono a disposizione all’azienda un
lavoratore che dà il meglio di sé in qualità e quantità.
L’atteggiamento meditativo rafforza il senso
di presenza e attenzione: quanti incidenti, quanti danni
economici sono provocati dalla disattenzione, nonostante il
lungo elenco di buone pratiche, le varie norme e regole di
sicurezza?
La meditazione sostiene in un percorso di
recupero delle energie, e di un loro uso ottimale, rafforza le
difese immunitarie, contribuendo a ridurre abbondantemente le
assenze dal posto di lavoro per malattie di vario genere e
grado, le somatizzazioni e le affezioni legate all’eccesso
di stress.
Fare in modo che tutti i momenti di vita
diventino una pratica meditativa, cioè istanti di attenzione,
pienezza, consapevolezza, in cui anche il processo lavorativo
rappresenta un modo di conoscere, esprimere sé, realizzarsi e
offrire un contributo alla società e al mondo: questi sono
alcuni tra gli obiettivi fondamentali di tale approccio
esistenziale, che abbraccia tutte le sfere dell’essere
umano.
Anna
Fata
Psicologa