Il "Manifesto del Manager Etico e Consapevole": come è nato, come evolverà
   
 
   
 
   

Il risultato dell’incontro tra professionisti di diversa estrazione per una migliore pratica di vita e di lavoro

Le attuali tendenze socioeconomiche, improntate ad una crescente flessibilità e a ritmi di evoluzione e di cambiamento a velocità esponenziali, vedono il sorgere di nuovi profili professionali ‘ibridi’, con sfaccettature di formazione, competenze, esperienze che intersecano un numero sempre più ampio di settori.

E’ il caso del manager-imprenditore (o imprenditore-manager): a seconda delle circostanze e delle necessità possono prevalere aspetti di organizzazione, gestione, controllo, l’adempimento di norme e regole in base a canoni assoldati e prestabiliti, oppure tendenze di rottura col passato, di innovazione, di coraggio e di creatività.

Questa nuova figura professionale appare in grado di riconoscere e avvalersi delle tre intelligenze: cognitivo-razionale, emozionale, spirituale. Con la prima può studiare, analizzare dati, elaborare progetti, verificare l’andamento tecnico dei processi; con la seconda può intessere relazioni, grazie all’ascolto, all’accoglienza, al confronto, alla comprensione, che consente la crescita personale e professionale; con la terza può essere messo nelle condizioni di dare un senso al suo essere, al suo agire nel mondo, ivi compreso quello professionale, di perseguire la sua missione di vita, rispetto alla quale è chiamato ad allinearsi, mettendosi a disposizione con tutto il suo essere e fare.

Proprio in questa ottica, egli pone un’attenzione sempre crescente al rispetto dei valori e, più ampiamente, all’etica professionale. Questo non è qualcosa che sente come altro da sé, non è l’ennesimo dovere di cui si fa carico, ma scaturisce dal suo intimo. Esiste una perfetta consonanza tra ciò che è e ciò che fa, tra ciò che è come persona e l’azienda in cui lavora. C’è un allineamento, una consonanza tra identità personale e aziendale.

Non esiste etica senza consapevolezza. Non ci sono valori realmente validi, sentiti, e contestualizzati se non quelli che scaturiscono dall’intimo. E l’esistenza lavorativa è uno dei tanti momenti in cui si declina la vita. Ciò che è autentico, concretamente perseguibile e rispettabile è ciò che viene da dentro.

Da qui l’importanza di poter individuare, comunicare, dentro e fuori l’azienda, fare rispettare un codice etico ad hoc per ciascuna realtà lavorativa.

Accanto a valori trascendenti, assoluti, validi al di là del tempo e dello spazio, connessi alla natura umana, se ne affiancano altri più contestualizzati e relativi. In un’epoca di mutamenti sempre più rapidi e radicali l’individuazione di punti di riferimento diventa indispensabile: essa va di pari passo con la ricerca di senso che da un’esigenza individuale si estende anche al contesto sociale e rispetto al quale anche l’azienda risulta coinvolta. Il processo diviene collettivo e come tale risulta maggiore della mera somma delle singole parti.  Incamminarsi alla riscoperta delle proprie radici, della propria identità per una azienda e per chi vi lavora è fondamentale per consolidare il proprio essere, il proprio fare, il presentarsi a tutti gli interlocutori esterni con cui viene a contatto.

In questo processo il manager-imprenditore è il primo che con il suo esempio di vita e di lavoro si avvicenda in tale ricerca di senso, in questo cammino di consolidamento che va di pari passi con l’accrescimento della propria capacità di fluire con i cambiamenti.

Il ribaltamento di prospettiva appare notevole: l’alternanza di momenti di riflessione e di azione consente di spaziare tra visioni analitiche, puntuali, e globali, d’assieme, e di mettere in atto azioni nel presente, pur con riguardo alle implicazioni a breve, medio e lungo termine, nel tempo e nello spazio. Non contano più solo i mezzi per la loro efficienza, ma i fini stessi vengono ridiscussi. Inevitabile la riflessione sul profitto, che cessa di essere autoreferenziale, per diventare un mezzo per tale ricerca di senso, di esplorazione, di innovazione, di assunzione del rischio, e soprattutto si riconcilia con un universo più ampio di valori.

Ci si avvicina sempre più ad una riconnessione tra etica ed economia, campo, quest’ultimo, da cui, paradossalmente, pur avendone fornito i natali, è stata estromessa.

Il circolo virtuoso è stato innescato: l’accresciuta consapevolezza data dal coraggio di fermarsi, di riflettere, che solo all’apparenza risulta in contrasto con la logica produttiva, costantemente efficace, efficiente, rapida, conduce ad una rinnovata concezione non solo di chi siamo, cosa facciamo, a chi ci rivolgiamo, ma anche del perché lo facciamo. Il lavoro, a quel punto, si arricchisce di una componente di sacralità, di trascendenza: diventa una vera e propria missione di vita e l’organismo azienda, che risulta dall’insieme delle persone che vi lavorano e dalle interrelazioni tra loro, a sua volta nella propria consapevolezza lo sa. Di fronte al pubblico degli stakeholder appare un’azienda diversa, ‘illuminata’, che non usa il suo patrimonio di valori, il suo codice etico per fare bella mostra di sé, per vendere di più e meglio. Si presenta per quella che è e gli interlocutori, che prima di tutto sono persone, ancor più che professionisti, questo lo sentono. Nel medio-lungo termine questo paga, umanamente, e, fondamentale per l’economia dell’azienda, anche a livello monetario, come testimonia un numero crescente di ricerche.

La consapevolezza, del manager, così come dell’azienda, va di pari passo con l’assunzione delle proprie responsabilità, che si accompagna all’esercizio della propria libertà. Anche laddove le circostanze appaiono restrittive, esiste sempre almeno una ulteriore possibilità. E in aggiunta: anche quando un codice etico può, all’apparenza, apparire limitante, in realtà è proprio tratteggiare dei confini che protegge e rende possibile l’esercizio responsabile della libertà. Ma la libertà propria va di pari passo con quella altrui, che va preservata e garantita.

Anche laddove possono presentarsi dei conflitti, i compromessi che possono scaturire riguardano sempre la gerarchia dei valori, mai la coscienza.

Poiché l’etica non è avulsa dal fare, come ampiamente evidenziato fino a questo punto, ma rappresenta il suo corrispettivo riscontro pratico, da un gruppo di professionisti di diversa estrazione formativa e professionale, a partire dalle rispettive esperienze, è nato il Manifesto del Manager Etico e Consapevole, che costituisce un punto di incontro, un momento di riflessione sul fare, che poi conduce a sua volta ad un rinnovato approccio all’agire sul campo. Ancora una volta, un circolo virtuoso tra essere e fare, tra consapevolezza e azione.

Il manifesto

Il manifesto scaturisce specificamente dall’esperienza di:

Anna Fata, psicologa, consulente aziendale per l’etica e il ben-essere dell’azienda, Ancona

Sebastiano Arena, ingegnere, filosofo, past manager Telecom, attuale presidente dell’Accademia Olistica Opera (Roma)

Roberta Piliego, economista, imprenditrice, responsabile del portale Auraweb

Luigi Silvestri, Ingegnere, senior manager Accenture, Milano, Ancona

Il manifesto è stato presentato ufficialmente il 18 luglio scorso a Senigallia (Ancona), in una tavola rotonda che ha visto la partecipazione, oltre ai redattori dello stesso, anche di altri ospiti illustri che hanno condiviso la loro esperienza professionale, con particolare riferimento alle questioni etiche. Il noto psicologo ed ergonomo professor Giordano Pierlorenzi ha suscitato l’attenzione più viva del pubblico, insieme all’ingegner Ghetti, presidente di ManagerZen. I firmatari del Manifesto sono in continuo aumento, e tutti coloro che si riconoscono in tale filosofia di lavoro possono sottoscriverlo, inviando una comunicazione a info@armoiabenessere.it

Numerose le questioni sul tavolo: molto è stato fatto, molto resta da fare e il Manifesto ne è un esempio. Si tratta di un documento rispetto al quale l’evoluzione sarà un nuovo momento di riflessione, successivo all’azione professionale, che condurrà alla stesura di linee programmatiche in grado di delineare e contestualizzare in ambito aziendale quei valori trascendenti che accomunano ogni persona che lavora, al di là del tempo e dello spazio. Intorno a questi, poi, ogni azienda potrà aggiungere, nel suo specifico tempo e contesto, dei valori più circostanziati in cui si riconosce e che regolano la sua condotta. Un passo è compiuto, ci apprestiamo ad andare avanti.

Anna Fata