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La
domanda che più di frequente mi è stata rivolta ultimamente
è stata: “Come è
andata?”.
E
tradurre in parole una esperienza di Vita non è mai facile.
Inevitabilmente si snatura. Non è più Vita, diventa qualcosa
d’altro. Di sicuro perde la sua componente vitale.
I
seminari di Meditazione destano un interesse in ascesa .
crescente. Questo è fuori di dubbio.
Un
misto di curiosità, attrazione, interesse, titubanza verso ciò
che non si conosce è la miscela d’ingredienti che segna
l’atteggiamento di fondo di coloro che sono sul punto
d’avvicinarsi al ‘mondo della Meditazione’.
Mondo
pieno di dubbi, d’interrogativi, in cui poter finalmente
tornare a prendere contatto con se stessi. Un contatto
autentico, sincero, non mediato da pre-giudizi, aspettative,
critiche, ma aperto e accogliente verso ogni manifestazione
che può insorgere.
Meditazione
è essere attenti, consapevoli e presenti a se stessi e a
quanto si verifica, dentro e fuori se stessi.
Meditazione
è focalizzarsi sul respiro, inspirando la Vita, e lasciando
andare tutto ciò che ha fatto il suo corso.
Meditazione
non è concentrazione mentale, non è sforzo, ma un rilassato
abbandonare e abbandonarsi al fluire naturale delle cose.
Meditazione
non è pensare, bensì liberare la mente dai pensieri, dai
rancori, dai rimpianti sul passato, evitando nel contempo di
fuggire nel futuro. Del resto, il presente, istante dopo
istante, è l’unica occasione di vita che ci viene offerta.
E
spesso ci sfugge, mentre siamo impegnati a fare altro o ad
essere altrove.
Oggi
più che mai si avverte da più parti la necessità di tornare
all’essenza delle cose. In un momento economico in cui il
superfluo diventa un lusso e anche laddove quest’ultimo
resta possibile, diviene sempre più evidente che un senso di
vuoto, d’insoddisfazione non può essere colmato da alcun
tipo d’acquisto, abito griffato, o luogo d’elite che si
frequenta.
E
allora scatta la ricerca. Ricerca di sé, prima di tutto.
La
Meditazione ‘piace’, perché non ‘serve’ granché per
farne esperienza. E’ già tutto dentro se stessi, è
sufficiente rimettersi in ascolto e in sintonia di ciò che si
ha dentro.
Con
un po’ di allenamento è possibile, diviene automatico, fino
a trasformarsi in un’esperienza altamente gradevole.
Sicuramente divertente, anche perché reca con sé un’ampia
quota di leggerezza. Leggerezza di poter essere se stessi,
privi di maschere o infrastrutture che fino a quel momento ci
si era portate dietro. Un’autentica liberazione. Si ritorna
a respirare.
E
il respiro: proprio l’attenzione sul respiro rappresenta uno
degli elementi nodali della Meditazione. Respiro, radicamento
nel corpo, osservazione di sé come testimoni.
E
poi la Meditazione gradualmente viene ‘portata’ in ogni
dimensione dell’esistenza quotidiana: mangiare, dormire,
lavarsi, lavorare, fare l’amore, ogni momento viene esperito
in uno stato meditativo. E assume, così, una pregnanza, una
vastità, una intensità del tutto inusitata.
E
allora, dove sta la ‘resistenza’ di alcuni che chiedono,
s’informano, per poi restare all’esterno, a distanza ad
osservare? Preferiscono rimanere nella comoda ‘platea della
Vita’, dimenticandosi, forse, che la Vita che si sta
proiettando sullo schermo è la loro, e in essa viene a mancare il protagonista principale: loro stessi.
Quanta
meraviglia, invece, di fronte alla rappresentazione di un
individuo in evoluzione consapevole, che abbia 20, 40, o 70
anni poco cambia, sia per chi l’osserva, sia per chi lo
sperimenta in prima persona. Ci si mette in gioco, e si vede
come va a finire. Alla peggio, ci si sarà offerti
un’opportunità.
Anna Fata
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