La mia scelta
   
 
   
 
   

…In mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura che la retta via era smarrita….(parole del Sommo Poeta)

Per carità, nessun confronto!...solo un’analogia di percorso…

Ad un certo momento della mia vita (forse che la retta via avevo smarrito?....) ho concentrato la mia attenzione e i miei sforzi su un’ idea che già mi arrovellava da tempo (mi ritrovavo per una selva oscura?...).

Amo gli animali, tutti, anche se i rettili mi fanno rabbrividire e i topolini mi fanno salire sul tavolo con la scopa in mano.

Possedevo e posseggo da tempo, da sempre, dei cani e dei gatti, conigli, galline, anatre.

Avevo letto libri sull’ippoterapia, e l’uso dei delfini con persone portatrici di handicap, ma non sapevo ancora che cosa volessi.

Poi finalmente, vedendo che alcuni dei miei cani, bassethound, erano particolarmente socievoli e attratti dalle persone, mi concentrai sull’idea che non potevo godere da sola di tanta gioia e rilassamento, mi sembrava anche egoistico non farli conoscere, non farli correlare con le persone che amano gli animali, non far godere le stesse di un tale contatto speciale.

Temendo di non essere all’altezza della situazione, capivo di aver bisogno di un supporto professionale e personale.

Presi il computer e navigai in Internet alla ricerca di professionisti, amanti dei cani, di persone che non educassero gli animali facendoli soffrire o che usassero metodi coercitivi, collari a strangolo o scosse elettriche nell’insegnamento.

Ho scoperto una infinità di cose nuove, qualcuna talmente semplice che ti sfugge, altre molto profonde e pungenti, indirizzate al cuore e alla mente con una certa maestria, data dall’esperienza e non solo.

Ho scoperto l’AIUCA, associazione italiana uso cani di assistenza (www.aiuca.org ).

La parola “uso” è spesso pericolosa, non piace agli animalisti ma nemmeno alle persone come me: coloro che amano gli animali e che li fanno dormire in casa, sul divano, qualcuno anche sul letto, che condividono con loro i momenti di gioia e dolore, che parlano loro confidando speranze e segreti, che li considerano membri della famiglia e festeggiano il compleanno, o li portano alla cerimonia nuziale del figlio, o più semplicemente li accarezzano guardando un programma televisivo e dal loro sguardo comprendono sentimenti e desideri.

L’AIUCA ti apre uno spiraglio nel cervello, o meglio apre una porta che tu già possedevi senza saperlo e ti pone davanti al tuo cane in maniera nuova.

La prima cosa su cui fanno riflettere è: quanto conosci il tuo animale? Ti fidi di lui? E il tuo cane, gatto, coniglio, pecora, vitello, si fida di te? Cosa proponi nel portare il tuo animale presso strutture che desiderano mettere in contatto i propri utenti con un mondo nuovo, o semplicemente dimenticato? Qual’è il modo corretto di approcciarsi con diversamente abili, ragazzi down, autistici, ammalati?

A queste domande c’è una semplice risposta, ciò che i preparatori e valutatori di AIUCA per la Delta Society P.P. ti inducono a proporre è il rapporto speciale e di grande fiducia che ogni conduttore ha con il proprio animale.

Come accennavo in precedenza volevo essere preparata e professionale, attenta alle esigenze dei miei cani e permettere ad altri di godere delle loro caratteristiche, capacità, emozioni, sensibilità.

Il corso è stato fondamentale per comprendere me stessa (faccio tuttora molta introspezione) e quanto vorrei fare, i consigli e le letture proposte sono importanti: quando accettare una attività e quando rifiutarla; quando il cane è adatto per una attività oppure no; l’onestà di guardarsi sempre dentro; il modo di porsi verso gli altri: utenti, operatori, medici; l’importanza di collaborare con il personale incaricato a seguire gli utenti; ammettere i propri limiti e quelli del proprio animale; essere sempre impeccabili con la parola.

Uno dei motti è agire sulla parte abile della persona, cercarla e sollecitarla per dare il maggior sollievo possibile.

Non abbandonare mai il proprio cane né lasciarlo ad altri, accompagnarlo, sorreggerlo, incoraggiarlo e allontanarlo dal pericolo se necessario (a volte anche le persone sono pericolose per gli animali).

Ognuno di noi ha un proprio percorso e proprie motivazioni.

Credo che arrivati ad una certo momento della propria vita, (e non è detto che sia in età avanzata,) si prendano decisioni molto meditate, talvolta sofferte, desiderate.

Faccio un esempio: una ragazza di quarant’anni che da sempre ha amato la pittura, decide alla sua età di iscriversi all’università alla facoltà di storia dell’arte. Fino ad ora i suoi interessi economici e lavorativi erano rivolti al mercato immobiliare. Una bella differenza!

Io credo nelle “crisi di passaggio”: in questi momenti c’è chi ha il coraggio di rischiare e di mettersi di nuovo in discussione, altri non ne sentono la necessità o provano sgomento per il giudizio dei famigliari, degli amici, dei conoscenti.

Il mio ambito lavorativo, (fatto di turisti, alberghi, ristorazioni, campeggi,) mi da una certa tranquillità, ma deforma un po’ quanto accade al di fuori, nella vita normale.

Le persone che si incontrano sono in vacanza; quindi disponibili, belle, rilassate, cercano di dimenticare i problemi economici se ne hanno, il pil, la contingenza, la rata della macchina, o il mutuo.

Personalmente ho sentito il desiderio di incontrare anche l’altro mondo, quello che non usualmente frequento, ma che anche in agosto ha il sacco dell’urina da sostituire, il bambino autistico da accompagnare alla lezione di nuoto che lo rilassa e almeno per quella mezz’ora non urla, il ragazzo diversamente abile da portare al centro occupazionale per cercare di dargli almeno un possibile futuro lavorativo; quel mondo che cerca il posto auto per i portatori di handicap e lo trova occupato da una fuoriserie o più semplicemente da una persona che aveva fretta….

E’ un mondo che fa paura, chiude lo stomaco, fa girare il volto dall’altra parte e che, quando lo incontri, ti fa pensare: ‘meno male che non è successo a me!’

Adalisa Tomezzoli Pasqualini