Ora et Labora (et Ama!)
   
 
   
 
   

Trascorriamo gran parte della nostra esistenza in una petulante ricerca, richiesta, lamentela, aspirazione, desiderio. E se non otteniamo quel che vogliamo, c’arrabbiamo. Eccome se c’arrabbiamo!

Perché riteniamo che tutto ci sia dovuto, che la vita ce lo debba concedere, ci consideriamo ‘speciali’ quanto basta per avere una corsia privilegiata lungo la quale evitare ogni fatica ed ogni attesa. E in questo limbo ci beiamo e ci scagliamo contro tutto ciò e contro tutti coloro che costantemente disconfermano questa nostra fantasia.

Di conseguenza, anche di fronte all’Essere supremo verso il quale ciascuno ripone la sua fiducia (o presunta tale), arriviamo carichi dei nostri devo, voglio, m’aspetto, e m’impongo.

Se la Vita non ci offre quel che ci attendiamo due quesiti sono fondamentali da porsi: lo voglio veramente, e soprattutto, corrisponde alla mia natura più intima? Inoltre: sento di essere degno d’ottenerlo?

Chiarito interiormente questo, formulate delle risposte positive agli interrogativi sopra esposti, l’unica cosa che realmente conta è l’af-fidarsi, il mettersi completamente nelle mani della Vita, che meglio di noi sa quali sono le vie e i modi per la realizzazione del nostro cammino.

Quanto spesso, una volta deposte tutte le aspettative, le attese, le pretese, l’Esistenza ci ha sorpreso nel modo più mirabile! Quanto spesso abbiamo trovato il partner della vita, o il lavoro veramente remunerativo e soddisfacente, o la gravidanza tanto sospirata. La Vita ‘lavora’ dalla nostra parte, se solo glielo consentiamo, se solo ci mettiamo un po’ da parte, se solo riusciamo a formulare la consapevolezza profonda che noi siamo delle piccole, infinitesimali pedine di un meccanismo ben più complesso, in cui non occupiamo un posto centrale né privilegiato, ma non per questo meno essenziale per il buon funzionamento di tutto il sistema.

Quando veramente riusciamo a compiere un passo indietro, quando finalmente permettiamo alla Vita di fare il suo corso, ecco che quasi ‘magicamente’ ogni pedina raggiunge la sua naturale collocazione, ogni pezzetto del mosaico si ricompone, senza particolari sforzi né intenzioni.

Ci viene richiesto dalla Vita una apertura, una disponibilità costante, un fidarci ed affidarci alla sua saggezza, sapendo nell’intimo che ogni accadimento sarà per il meglio. E anche quel che un giorno non comprendiamo, successivamente, alla luce di accadimenti seguenti, appare chiaro e manifesto. Spesso osservare una singola parte, o un pezzetto troppo limitato fa smarrire il senso complessivo e profondo, che si può cogliere solo quando s’osserva il quadro nella sua totalità. Questo richiede, tempo, spazio, pazienza ed uno sguardo aperto, non giudicante, con quella giusta quota di distacco e d’accoglienza che permette ad ogni cosa, persona, situazione, di manifestarsi liberamente per quella che è.

E, allora, forse, se veramente desideriamo formulare una preghiera, ci dovremmo disporre in una condizione di disponibilità interiore del tipo:

“Sono qui, sono a disposizione, sia fatto di me quel che è stato pre-disposto.

Mi rimetto alla Vostra volontà, in piena consapevolezza e libertà.

Accompagnami, affinché sia fatta la Vostra, non la mia volontà.

Sono fiducioso e convinto nel profondo che quel che sarà, sarà per il meglio”.

Più e più volte nel corso della nostra quotidianità abbiamo l’occasione d’osservare individui che s’affacciano all’esistenza con questo atteggiamento di fondo. E’ un grande conforto, un esempio, una benedizione poterle osservare.

Dopodiché, non ci resta che rimanere in silenzio, aperto, ossequioso, rispettoso, e osservare quel che accade. La via ci verrà indicata, senza sforzo, senza tensione, senza alcuna spasmodica, ulteriore ricerca.

Anna Fata