Perché un cane?
Perché il cane?
Perché quel cane?
   
 
   
 
   

Un cane, perché se si desidera avere un amico fidato, un compagno allegro, un angelo custode, un essere vivente che non giudica, che ama incondizionatamente, che ti accoglie quando torni dal lavoro sempre festosamente, che ti accompagna nelle passeggiate fra i boschi, in montagna, ai giardini in città, che ti difende e ti sostiene: il cane, sarà sempre presente.

Un cane perché puoi confidargli molto, tutto, senza paure né remore, né possibili incomprensioni.

Puoi ballare di gioia o piangere di dolore, o ballare per il dolore e piangere di gioia ed esso ti osserverà dalla sua copertina, o dal divano, o accovacciato ai tuoi piedi senza esprimere alcun suono. Al massimo alzerà la testa chinandola leggermente di lato.

Esso ci sarà sempre: non sbatterà la porta, né farà le valige, o urlerà come un pazzo perché sei rimasta senza benzina in autostrada; non ti lascerà sola la sera per uscire con amici, non ti racconterà bugie, non ti farà aspettare con le candele accese il giorno del vostro anniversario per un improrogabile impegno in ufficio…

Un cane è spesso più presente di quanto noi stessi possiamo immaginare. 

Perché vivere con il cane, e non con il furetto, il coniglio, il gatto?

Il cane è un essere vivente che ha bisogno di attenzioni e di cure come qualsiasi altro essere vivente, ma che sembra saper cogliere alcune situazioni emozionali meglio di molti altri animali.

Possiedo gatti e conigli, e seppure ne sia attratta gli uni per la loro indipendenza, gli altri per la loro dipendenza, provo nei confronti del cane una curiosità particolare che mi spinge a spiare molti suoi atteggiamenti.

Atos, il mio maschio con cui faccio Attività Assistite dall’Animale, Terapie Assistite dall’Animale e Attività Educative Assiste (AAA/TAA/EAA) è veramente diverso nel modo di porsi, di approcciarsi e di relazionarsi alle persone rispetto a Tracy, la mia femmina.

Lei non si propone, lei attende. A volte penso che la considero troppo furba, troppo intelligente, troppo mielosa, troppo accondiscendente, troppo opportunista, e chi più ne ha più ne metta….

La sto antropomorfizzando?

Non si deve! Non è scientifico!

Ma rendiamoci conto che chi possiede un cane (un animale di affezione o di compagnia in genere) non può fare a meno di leggere fra le righe dei suoi comportamenti dei sentimenti “umani”, atteggiamenti, modi e posture che se non letti freddamente lasciano l’astante perplesso.

Posseggo alcuni bassethound, cani che storicamente e geneticamente sono compagni di caccia da pista: conigli, lepri, tassi, sembra anche cervi, volpi e cinghiali.

Secondo Stanley Coren i segugi a fiuto come il basset sono più facilmente solleciti agli stimoli odorosi: bestiame, animali selvatici, o anche ad altri cani; e sono relativamente indifferenti agli stimoli visivi.

L’addestramento ottimale per un rapido apprendimento avviene se si procede in spazi chiusi, con pavimenti lavati e scopati. Se questi cani vengono addestrati in un’aia o in un luogo ove vi sono cavalli o altri cani si può vanificare un’intera sessione di addestramento, questo perché essi si concentreranno essenzialmente sul tartufo e su quanti e quali messaggi spediranno le sopraffine narici.

Il basset è simpatico, affettuoso, dolce, crea una forte tenerezza a causa degli occhi “piangenti” e delle orecchie lunghe.

La coda tende sempre a trillare.

Le pieghe del volto si distendono o si corrugano a seconda delle espressioni, e delle emozioni che esso prova.

Sono cani adatti a vivere in casa, in compagnia di anziani e bambini.

Quando li porto fuori, ai giardini o a passeggio in riva al lago socializzerebbero persino con i germani reali o con i cigni se fosse loro concesso.

Konrad Lorenz afferma che l’amicizia fra animali di specie diversa, o più semplicemente l’esistenza di un vero contatto sociale fra animali di specie diversa, siano molto distanti in quanto esistono vere e proprie difficoltà linguistiche.

Fra cane e gatto non c’è una comprensione innata, ad esempio, delle manifestazioni d’ira di entrambi e quindi difficilmente riescono a comprendere le sfumature che permettono loro di esprimere sentimenti di amicizia.

Secondo Lorenz, la tolleranza (che io ho definito socializzazione) come nel caso dei miei basset verso i volatili, è considerata lontana da un qualsiasi rapporto simile all’amicizia o al contatto sociale.

Perché proprio il basset?

Ho pensato che fosse il cane più adatto a me senza una vera e propria motivazione, ma per la semplice morfologia del basset.

E’ vero, l’occhio piangente, le orecchie così lunghe, le zampe tozze mi avevano attratto, ma più di tutto mi ha portato ad acquistarlo la sensazione che avesse bisogno di protezione a causa delle sue dimensioni.

E’ accaduto il contrario: mi sento protetta ed adorata, e quando l’occhio piangente si posa su di me con una muta richiesta di cibo, volgo lo sguardo altrove per non cadere in tentazione.

Adalisa Tomezzoli Pasqualini

Letture consigliate
Stanley C., L’intelligenza dei cani, Oscar Saggi Mondadori Psicologia
Konrad L., L’anello di re Salomone, gli Adelphi, Adelphi Edizioni