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Un cane,
perché se si desidera avere un amico fidato, un compagno
allegro, un angelo custode, un essere vivente che non giudica,
che ama incondizionatamente, che ti accoglie quando torni dal
lavoro sempre festosamente, che ti accompagna nelle
passeggiate fra i boschi, in montagna, ai giardini in città,
che ti difende e ti sostiene: il cane, sarà sempre presente.
Un cane
perché puoi confidargli molto, tutto, senza paure né remore,
né possibili incomprensioni.
Puoi
ballare di gioia o piangere di dolore, o ballare per il dolore
e piangere di gioia ed esso ti osserverà dalla sua copertina,
o dal divano, o accovacciato ai tuoi piedi senza esprimere
alcun suono. Al massimo alzerà la testa chinandola
leggermente di lato.
Esso ci sarà
sempre: non sbatterà la porta, né farà le valige, o urlerà
come un pazzo perché sei rimasta senza benzina in autostrada;
non ti lascerà sola la sera per uscire con amici, non ti
racconterà bugie, non ti farà aspettare con le candele
accese il giorno del vostro anniversario per un improrogabile
impegno in ufficio…
Un cane è
spesso più presente di quanto noi stessi possiamo immaginare.
Perché
vivere con il cane, e non con il furetto, il coniglio, il
gatto?
Il cane è
un essere vivente che ha bisogno di attenzioni e di cure come
qualsiasi altro essere vivente, ma che sembra saper cogliere
alcune situazioni emozionali meglio di molti altri animali.
Possiedo
gatti e conigli, e seppure ne sia attratta gli uni per la loro
indipendenza, gli altri per la loro dipendenza, provo nei
confronti del cane una curiosità particolare che mi spinge a
spiare molti suoi atteggiamenti.
Atos, il
mio maschio con cui faccio Attività Assistite dall’Animale,
Terapie Assistite dall’Animale e Attività Educative Assiste
(AAA/TAA/EAA) è veramente diverso nel modo di porsi, di
approcciarsi e di relazionarsi alle persone rispetto a Tracy,
la mia femmina.
Lei non si
propone, lei attende. A volte penso che la considero troppo
furba, troppo intelligente, troppo mielosa, troppo
accondiscendente, troppo opportunista, e chi più ne ha più
ne metta….
La
sto antropomorfizzando?
Non si
deve! Non è scientifico!
Ma
rendiamoci conto che chi possiede un cane (un animale di
affezione o di compagnia in genere) non può fare a meno di
leggere fra le righe dei suoi comportamenti dei sentimenti
“umani”, atteggiamenti, modi e posture che se non letti
freddamente lasciano l’astante perplesso.
Posseggo
alcuni bassethound, cani che storicamente e geneticamente sono
compagni di caccia da pista: conigli, lepri, tassi, sembra
anche cervi, volpi e cinghiali.
Secondo
Stanley Coren i segugi a fiuto come il basset sono più
facilmente solleciti agli stimoli odorosi: bestiame, animali
selvatici, o anche ad altri cani; e sono relativamente
indifferenti agli stimoli visivi.
L’addestramento
ottimale per un rapido apprendimento avviene se si procede in
spazi chiusi, con pavimenti lavati e scopati. Se questi cani
vengono addestrati in un’aia o in un luogo ove vi sono
cavalli o altri cani si può vanificare un’intera sessione
di addestramento, questo perché essi si concentreranno
essenzialmente sul tartufo e su quanti e quali messaggi
spediranno le sopraffine narici.
Il basset
è simpatico, affettuoso, dolce, crea una forte tenerezza a
causa degli occhi “piangenti” e delle orecchie lunghe.
La coda
tende sempre a trillare.
Le pieghe
del volto si distendono o si corrugano a seconda delle
espressioni, e delle emozioni che esso prova.
Sono cani
adatti a vivere in casa, in compagnia di anziani e bambini.
Quando li
porto fuori, ai giardini o a passeggio in riva al lago
socializzerebbero persino con i germani reali o con i cigni se
fosse loro concesso.
Konrad
Lorenz afferma che l’amicizia fra animali di specie diversa,
o più semplicemente l’esistenza di un vero contatto sociale
fra animali di specie diversa, siano molto distanti in quanto
esistono vere e proprie difficoltà linguistiche.
Fra cane e
gatto non c’è una comprensione innata, ad esempio, delle
manifestazioni d’ira di entrambi e quindi difficilmente
riescono a comprendere le sfumature che permettono loro di
esprimere sentimenti di amicizia.
Secondo
Lorenz, la tolleranza (che io ho definito socializzazione)
come nel caso dei miei basset verso i volatili, è considerata
lontana da un qualsiasi rapporto simile all’amicizia o al
contatto sociale.
Perché
proprio il basset?
Ho pensato
che fosse il cane più adatto a me senza una vera e propria
motivazione, ma per la semplice morfologia del basset.
E’ vero,
l’occhio piangente, le orecchie così lunghe, le zampe tozze
mi avevano attratto, ma più di tutto mi ha portato ad
acquistarlo la sensazione che avesse bisogno di protezione a
causa delle sue dimensioni.
E’
accaduto il contrario: mi sento protetta ed adorata, e quando
l’occhio piangente si posa su di me con una muta richiesta
di cibo, volgo lo sguardo altrove per non cadere in
tentazione.
Adalisa
Tomezzoli Pasqualini
Letture
consigliate
Stanley C.,
L’intelligenza dei cani, Oscar Saggi Mondadori Psicologia
Konrad L., L’anello di re Salomone, gli Adelphi, Adelphi
Edizioni
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