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Le pratiche spirituali come
ausilio alla salute
Sono sempre più numerose le
ricerche che attestano i benefici che la meditazione, la
preghiera, la contemplazione possono arrecare alla salute.
Non solo si possono annoverare
fattori lenitivi, curativi, al limite del terapeutico, ma
anche preventivi.
Meditazione, preghiera,
contemplazione, sono aspetti complementari e per certi versi
successivamente evolutivi della vita spirituale.
Meditazione – la cui
etimologia deriva dal verbo latino medèri, a sua volta
riconducibile a medicare – rappresenta la summa sintesi dell’esserci,
l’essere presenti, consapevoli di fronte a se stessi, a quel
che accade dentro e fuori di noi, evitando di farsi traviare
dai turbinii mentali, sempre attivi nell’esiliare dal
presente, trascinando verso il passato o proiettando verso il
futuro.
Preghiera è indirizzare tale
attenzione e consapevolezza verso qualcosa o qualcuno che
trascende il singolo.
Contemplazione è creare il
vuoto assoluto, il silenzio supremo in se stessi, annientando
l’ego, e lasciandosi pervadere da valori trascendenti e
universali, amore in primis.
Coltivare la propria vita
spirituale pare arrecare beneficio nelle più svariate
condizioni patologiche, acute, croniche, più o meno gravi e
invalidanti.
Pare che nutrire la propria vita
spirituale, specie se si è inseriti in un contesto più o
meno formalizzato, religioso, laico, istituzionale che sia,
possa essere in grado di fornire una cornice di persone a cui
fare riferimento in caso di necessità, contribuendo a creare
un senso di sicurezza interiore in un momento così delicato
di perdita di ogni certezza, come accade in caso di malattia.
Un contesto spirituale consente
anche di dare un senso a quel che si sta vivendo,
inquadrandolo in un ambito di significato in cui non solo vi
può essere una proiezione verso un futuro diverso,
auspicabilmente migliore, ma in cui lo stesso presente offre l’opportunità
di apprendere una lezione, giorno dopo giorno.
La devozione, l’ampliamento
dello sguardo ad un orizzonte più ampio consente anche di
sentirsi meno soli, grazie all’unione e alla consacrazione
della propria sofferenza insieme ad altre persone che nel
medesimo tempo vengono messe alla prova.
La focalizzazione sul momento
presente, inoltre, evita di perdersi nei circuiti mentali che
spesso sconfinano nell’ansia, nell’amarezza, nella paura,
nella rabbia, che contribuiscono solo ad accentuare la già
presente e ampia quota di dolore.
Coltivare la vita spirituale,
inoltre, alimenta una fiducia di fondo in grado di aiutare ad
affidarsi, a mettersi nelle mani di qualcuno o qualcosa in
grado di riservare il meglio per ciascuno di noi.
I risultati delle ricerche in
materia di meditazione, preghiera, contemplazione
rappresentano un importante conferma di quanto già i medici
dell’antica Grecia andavano sostenendo, che non solo la
salute non è la mera assenza di sintomi, (come sostiene oggi
anche il nostro Ministero della Salute), ma che più
ampiamente il ben-essere è rappresentato da un perfetto e
dinamico equilibrio di mente, corpo, spirito, in cui ciascun
elemento influenza vicendevolmente l’altro.
Non è possibile intervenite su
un piano senza modificare automaticamente anche l’altro.
Sarebbe auspicabile, in tal senso, che anche negli ambulatori
medici, accanto alla consulenza psicologica, si potesse
affiancare l’accompagnamento spirituale. I tempi, ormai,
sono maturi.
Anna
Fata
Psicologa
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