Pregare fa bene, meditare anche di più!
   
 
   
 
   

Le pratiche spirituali come ausilio alla salute

Sono sempre più numerose le ricerche che attestano i benefici che la meditazione, la preghiera, la contemplazione possono arrecare alla salute.

Non solo si possono annoverare fattori lenitivi, curativi, al limite del terapeutico, ma anche preventivi.

Meditazione, preghiera, contemplazione, sono aspetti complementari e per certi versi successivamente evolutivi della vita spirituale.

Meditazione – la cui etimologia deriva dal verbo latino medèri, a sua volta riconducibile a medicare – rappresenta la summa sintesi dell’esserci, l’essere presenti, consapevoli di fronte a se stessi, a quel che accade dentro e fuori di noi, evitando di farsi traviare dai turbinii mentali, sempre attivi nell’esiliare dal presente, trascinando verso il passato o proiettando verso il futuro.

Preghiera è indirizzare tale attenzione e consapevolezza verso qualcosa o qualcuno che trascende il singolo.

Contemplazione è creare il vuoto assoluto, il silenzio supremo in se stessi, annientando l’ego, e lasciandosi pervadere da valori trascendenti e universali, amore in primis.

Coltivare la propria vita spirituale pare arrecare beneficio nelle più svariate condizioni patologiche, acute, croniche, più o meno gravi e invalidanti.

Pare che nutrire la propria vita spirituale, specie se si è inseriti in un contesto più o meno formalizzato, religioso, laico, istituzionale che sia, possa essere in grado di fornire una cornice di persone a cui fare riferimento in caso di necessità, contribuendo a creare un senso di sicurezza interiore in un momento così delicato di perdita di ogni certezza, come accade in caso di malattia.

Un contesto spirituale consente anche di dare un senso a quel che si sta vivendo, inquadrandolo in un ambito di significato in cui non solo vi può essere una proiezione verso un futuro diverso, auspicabilmente migliore, ma in cui lo stesso presente offre l’opportunità di apprendere una lezione, giorno dopo giorno.

La devozione, l’ampliamento dello sguardo ad un orizzonte più ampio consente anche di sentirsi meno soli, grazie all’unione e alla consacrazione della propria sofferenza insieme ad altre persone che nel medesimo tempo vengono messe alla prova.

La focalizzazione sul momento presente, inoltre, evita di perdersi nei circuiti mentali che spesso sconfinano nell’ansia, nell’amarezza, nella paura, nella rabbia, che contribuiscono solo ad accentuare la già presente e ampia quota di dolore.

Coltivare la vita spirituale, inoltre, alimenta una fiducia di fondo in grado di aiutare ad affidarsi, a mettersi nelle mani di qualcuno o qualcosa in grado di riservare il meglio per ciascuno di noi.

I risultati delle ricerche in materia di meditazione, preghiera, contemplazione rappresentano un importante conferma di quanto già i medici dell’antica Grecia andavano sostenendo, che non solo la salute non è la mera assenza di sintomi, (come sostiene oggi anche il nostro Ministero della Salute), ma che più ampiamente il ben-essere è rappresentato da un perfetto e dinamico equilibrio di mente, corpo, spirito, in cui ciascun elemento influenza vicendevolmente l’altro.

Non è possibile intervenite su un piano senza modificare automaticamente anche l’altro. Sarebbe auspicabile, in tal senso, che anche negli ambulatori medici, accanto alla consulenza psicologica, si potesse affiancare l’accompagnamento spirituale. I tempi, ormai, sono maturi.

Anna Fata
Psicologa