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Sono
sempre stata un’avida lettrice, a caccia delle ultime novità,
oppure alla riscoperta degli antichi classici. Qualsiasi testo
poteva e può essere un ottimo candidato alla lettura, a patto
di essere nelle condizioni di accogliere il suo contenuto.
Credo nella potenzialità intrinseca di un libro, se
utilizzato nei modi dovuti, ovvero come stimolo di
riflessione, di autoanalisi, di possibile elemento
catalizzatore di un nostro cambiamento di pensiero e/o di
comportamento.
La
mia formazione psicoanalitica è sempre stata aperta ad altri
possibili influssi e ad eventuali completamenti. Mi sono resa
progressivamente conto come ciò che ci hanno trasmesso gli
antichi filosofi greci, in fondo, è stato riscoperto e
riadattato alla cultura e alla società contemporanee da
Autori italiani, europei e d’oltreoceano. In pratica: la
saggezza di ieri adattata alla realtà di oggi e arricchita da
declinazioni estremamente pratiche e da ricerche sul campo che
testimoniano i benefici di alcune modalità di pensiero e di
comportamento.
In
termini concreti faccio riferimento, ad esempio, alla pratica
della gratitudine di Martin Seligman, all’esercizio del
ricordo delle “tre cose positive” della giornata, oppure
alla pratica del perdono di se stessi e degli altri come modo
per ridurre rabbia, aggressività e vissuti distruttivi nei
confronti di noi stessi e di coloro che ci circondano. Pare
che la pratica costante della gratitudine, così come
l’esercizio delle tre cose positive siano in grado di
aiutarci a focalizzare maggiormente la nostra attenzione su ciò
che di positivo ci circonda, a goderne appieno, nel presente,
ma anche di prolungare tale piacere nel tempo e di porre le
basi affinché questo si ripeta anche in futuro. I pensieri
positivi, a loro volta, sono in grado di influenzare le
emozioni, suscitando vissuti gradevoli e soddisfacenti.
Per
associazione, questo modo di procedere mi riporta alla mente
la Programmazione Neuro Linguistica: la scelta delle parole
che utilizziamo sia per formulare i nostri pensieri, i
“discorsi interiori”, sia per rivolgerci agli altri
fornisce una sorta di filtro con cui interpretiamo le
situazioni. Ad esempio, provate a pensare a quanto possa
essere frustrante sentirsi dire:
“Ti dimentichi sempre tutto!”, piuttosto che:
“Quest’anno ti sei dimenticato del mio compleanno!”.
Possiamo
stare certi di avere ottime probabilità che non solo il
nostro interlocutore facilmente tenderà a dimenticarsi del
nostro compleanno anche l’anno successivo, così come di
tante altre piccole cose che ci riguardano, ma se tale persona
si sentisse ripetere di continuo la prima affermazione la sua
autostima verrebbe alquanto intaccata fino al punto che lui
stesso comincerebbe a dubitare delle proprie facoltà
mnemoniche. Altrettanto probabile sarebbe la possibilità che
il nostro interlocutore sviluppi nei nostri confronti un
atteggiamento di fastidio, di rabbia, di odio o di ostilità.
A
fronte di tutto ciò, come diventare protagonisti della
propria vita? Come evitare di lasciarci influenzare dalle
aspettative altrui? Come evitare di attribuire la
responsabilità dei propri comportamenti e dei propri pensieri
alle circostanze o ad altre persone?
Il
potere che noi abbiamo su noi stessi, i nostri pensieri, le
nostre azioni è molto più grande di quanto tendiamo a
credere. Anche di fronte a piccoli contrattempi o avversità
quel che conta è il modo di interpretarli: per alcuni
diventano un ostacolo insormontabile, ben oltre la reale
portata dell’evento, per altri rappresentano una sfida,
un’occasione per mettere a frutto quelle che Seligman
definisce le proprie potenzialità o virtù.
“La nostra mente può fare di un inferno un paradiso e di
un paradiso un inferno”
John Milton
Conoscere,
credere nelle proprie possibilità, agire per metterle a
frutto, per fare in modo che queste apportino dei benefici a
se stessi, agli altri e alla società possono essere dei
potenti stimoli per migliorare se stessi, il mondo in cui si
vive, per dare un senso alla propria vita, sentirsi
soddisfatti e, in ultima analisi, felici. Sentire di non avere
vissuto a vuoto, questo è uno dei punti fondamentali.
Chiedersi
che “Cosa Io voglio per la mia vita?” è la base da
cui partire. Conoscere e credere in se stessi, mettere da
parte le aspettative altrui e in base alle proprie aspirazioni
e possibilità agire in modo tale da realizzare se stessi e
apportare un contributo, anche minimo, alla società in cui si
vive, valorizzando appieno se stessi e il contesto relazionale
in cui si vive. I grandi progetti, infatti, sono il risultato
della somma di tanti micro-obiettivi, del modo e delle persone
con cui vengono realizzati e in questo processo ciascuno di
noi, a suo modo, può essere protagonista.
Anna Fata
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