Scambi di vita
   
 
   
 
   

Certe volte nella vita le cose vanno assai ben diversamente da come ce le si aspetta.

A volte delle persone irrompono in modo fragoroso nella nostra esistenza e ci insegnano cosa significhino il tatto, la discrezione e il rispetto dei tempi e degli spazi.  

In realtà, anche questi ingressi così irruenti possono portare con sé insegnamenti ben più estesi e profondi. E ci si accorge, così, che nessuno entra nella nostra vita senza lasciare almeno una minima traccia. Positiva o negativa che possa essere di primo acchito, sta a ciascuno di noi vivere tale esperienza come un’opportunità, come un modo per crescere, per ricavare qualcosa di utile, che in qualche modo ci arricchisca, ci porti a livelli superiori di riflessione e di analisi.

Qualsiasi possa essere la spiegazione che ne possiamo dare, che stiamo ripetendo alcuni schemi già vissuti in passato, che stiamo aprendo le porte a forme di comunicazioni superiori di cui la persona fisica è in quel momento portatore, poco importa. Non conta il tipo di interpretazione in sé e per sé che si dà all’esperienza, quanto il processo stesso di ricerca. Un po’ come accade per il viaggio: il raggiungimento della meta non deve trascurare la contemplazione del tragitto che spesso in ampia parte rappresenta la quota prevalente dell’iter.

Ogni incontro umano può fornirci qualcosa e noi stessi possiamo a nostra volta dare altrettanto.

A volte siamo circondati da persone assai discrete, timide, riservate, silenziose, al punto da passare quasi inosservate. Siamo noi che dobbiamo imparare ad aprire gli occhi e cogliere tutto ciò che la loro presenza può offrire.

In tutte le situazioni umane c’è sempre e comunque uno scambio: in termini energetici potremmo affermare che è l’energia cosmica che fluisce e che sta a noi favorire nel suo corso. In termini psicologici potremmo parlare di conoscenza e ri-conoscenza: io sono nella misura in cui l’altro mi ri-conosce e viceversa. La sfida più grande che possiamo cogliere è quella di rinnovare costantemente il nostro sguardo, di non farci intrappolare dai nostri schemi di lettura o, peggio, di interpretazione, per semplificarci la vita incasellando a tutti i costi una persona sotto la dicitura di un’etichetta. Nel caso delle persone, semplificare, vuol dire appiattire le differenze, ridurre ad un tutto indifferenziato in cui ciò che è più sottile, le più piccole sfumature vanno perdute a scapito di ciò che appare più in superficie, è più incisivo, oppure semplicemente, ci fa più ‘comodo’.

Se mettiamo da parte almeno per un momento il concetto filosofico di inconoscibilità ontologica dell’essere umano, secondo il quale nessuno ci può conoscere veramente e la nostra stessa vita è un percorso incessante verso la conoscenza di se stessi e l’autoconsapevolezza, tra tutto e niente c’è sempre una via di mezzo e il dono più grande che potremmo fare ad un’altra persona è l’apertura, almeno parziale, ad essa. E’ un miracolo che si rinnova ogni istante, che può, se lo si desidera, se ci si impegna attivamente, restare vivo costantemente. Per fare questo sono necessarie energie, tempo, pazienza, disponibilità, all’ascolto, al dialogo, al dare e all’avere, al mettersi continuamente in discussione senza illudersi che l’altro possa sapere a priori alcunché di noi e senza pretendere che si possa sapere già tutto dell’altro.

L’altro, così come noi, ci fa dono di sé e di questo dovremmo imparare ad essere riconoscenti. Nessuno ci deve alcunché, anche se spesso possiamo essere indotti a pensare l’opposto.

Essere ri-conoscenti, grati, secondo le ricerche nell’ambito della psicologia positiva, comporta numerosi benefici per la mente e il corpo. Aiuta a vedere il lato positivo della vita, permette di essere più in armonia con se stessi e con gli altri, esalta ogni piccola cosa positiva e non dà nulla per scontato.

Molteplici sono le occasioni nella nostra vita per essere riconoscenti, non servono gesti eclatanti a tal proposito: dall’automobilista che si ferma per farci attraversare la strada, al vicino di casa che si offre di portarci le borse della spesa, dalla opportunità di potere per l’ennesima volta riaprire gli occhi al mattino, alla possibilità di vivere appieno ciò che i sensi integri e perfettamente funzionanti ci veicolano.

E’ la capacità di sapersi meravigliare di fronte a quelle che i più definiscono le ‘solite cose’, è la capacità di guardare con occhi sempre nuovi, di udire con orecchie ben sturate, di toccare con mani pure, di gustare con bocca pulita, di odorare con naso integro.

A chi si possa essere grati poco conta: che sia una persona fisica, che sia la persona amata, oppure un perfetto sconosciuto a cui non si è potuta rivolgere la parola né mai si potrà fare, che sia un’Entità sovraumana, resta intatto il vissuto che si può comunque trovare il modo di esprimere, con parole, gesti, o altro. Ancora una volta, per tornare al parallelismo con l’energia cosmica, non importa da dove proviene e dove possa andare a finire, l’importante è lasciarla fluire, non ostacolarla. Fuor di metafora: se ricevo un gesto di gentilezza e non posso ringraziare direttamente chi me l’ha fatto, me ne sento arricchito al punto che posso a mia volta donare a chiunque altro qualcosa, senza per questo sentirmi sminuito, anzi, il senso di ricchezza interiore sarà ulteriormente accresciuto.

Anna Fata
Psicologa
Metodo ArmoniaBenessere®
www.armoniabenessere.it