E’ una realtà che dal 2003 è
in continua espansione. Fondata dalla società americana
Linden Lab, è una comunità virtuale tridimensionale in cui i
‘residenti’ possono condurre una vita in tutto e per tutto
simile a quella offline.
Ci si registra gratuitamente, si
visitano i vari ambienti di cui è composta, e attivando una
delle diverse modalità proposte di abbonamento è possibile
convertire la propria valuta in denaro spendibile in loco, il
‘Linden dollar’, per acquistare terreni, case, e altri
oggetti e servizi di uso comune.
Attualmente sono oltre 6 milioni
gli iscritti, di cui effettivamente attivi 1,3. La maggior
parte sono uomini (61%), in prevalenza di origine tedesca,
seguiti da americani, francesi e inglesi. L’età minima per
potersi iscrivere è 18 anni; per i minori, tra 13 e 18 anni,
esiste un’altra comunità appositamente dedicata a loro.
E’ stata creata una
versione recentissima di questo ambiente anche in italiano.
Si è detto di tutto a proposito
di Second Life: da covo di pedofili e pornografi, a luogo di
guadagni facili (in realtà nel 53% dei casi il reddito
prodotto è stato inferiore ai 10 dollari americani e nel 79%
sotto i 50), da ritrovo di maniaci, dipendenti, e perditempo,
a luogo di grande creatività e innovazione. In termini
culturali, sociali e psicologici di cosa si tratta veramente?
Socializzare, appartenere e
condividere
Uno degli aspetti che, in
generale, le nuove tecnologie, e nella fattispecie un ambiente
come SL, offrono costituisce la risposta ad uno dei bisogni
fondamentali di ciascun essere umano: la socializzazione.
Ciascuno di noi nutre il desiderio e il bisogno di sentirsi
parte di un gruppo, di una comunità in cui riconoscersi,
farsi riconoscere, con cui condividere modi, tempi, valori e
obiettivi di vita. La Rete, e con essa SL, consente di entrare
in contatto con persone che quotidianamente non avremmo
l’opportunità di conoscere, per motivi di tempo, di
distanze geografiche, o per diversi ritmi di vita. Essere e
ancor più esserci diventano fondamentali. Quanto più si
resta collegati, quanto più ci si dà da fare, tanto più si
diventa stimati e popolari.
Il senso di interconnessione e
di interdipendenza che si viene a creare può essere anche
assai intenso, perché si basa prima di tutto e per lo più su
aspetti emotivi e cognitivi che vengono portati all’estremo,
per via anche dell’assenza materiale. L’avatar, infatti,
che ciascuno si crea e che continua a curare come se fosse un
corpo in carne ed ossa, resta comunque qualcosa di non
tangibile e di non del tutto controllabile. E’ come se per
certi versi un personaggio online, seppure con elevati gradi
di accuratezza raggiungibile, non fosse del tutto in grado di
veicolare i vissuti e le percezioni più profonde e sottili
come potrebbe farlo un essere nella sua carnalità.
Gli aspetti cognitivi ed emotivi
sono pertanto ulteriormente potenziati: la persona di fronte
allo schermo può arrivare a vivere situazioni di
coinvolgimento estremo che, magari, con più difficoltà
riesce a sperimentare offline, proprio perché diluite in un
maggior numero di canali espressivi.
Mettere alla prova se stessi,
potenziare le proprie risorse e le proprie doti, ricevere dei
riconoscimenti in tal senso anche da chi sta intorno ha un
valore edificante per la propria autostima e per la sicurezza
personale inducendo un circolo virtuoso che porta a fare
sempre meglio. L’azione collettiva, coordinata e
cooperativa, a sua volta, porta ad un risultato finale che è
maggiore della somma delle singole parti.
Un’altra
opportunità
Quello che maggiormente colpisce
del nome stesso e dell’intento che sottostà a tale comunità
è quella della seconda vita, della nuova opportunità
esistenziale, quella che giace nei sogni più reconditi di
ciascuno, in modo più o meno dichiarato. ‘Se rinasco
un’altra volta..’: è l’espressione che ricorre
nell’eloquio di molti di noi. Second Life rende concreta
questa possibilità, la offre a ciascuno per pochi spiccioli.
Non solo l’opportunità di una
nuova occasione, identità, spazio (casa, città, ecc.), ma
anche di tempo. Si entra in una dimensione ‘altra’
rispetto alla quotidianità, una sorta di non-tempo, di tempo
onirico in cui la dilatazione e la contrazione temporale si
susseguono dando vita ad una mescolanza del tutto unica,
coinvolgente, nuova, difficilmente prevedibile. In un’epoca
in cui vige la velocità, il tempo mai sufficiente,
l’offerta di SL offre l’illusione onnipotente di poter
finalmente moltiplicare in modo esponenziale il tempo a
disposizione.
Ogni sogno, o quasi, si può
realizzare: sono sufficienti un po’ di tempo, una discreta
destrezza con la grafica e le nuove tecnologie, un pizzico di
fantasia, la voglia e la disponibilità di lasciarsi andare
alle proprie fantasie e il gioco è fatto.
In questo senso SL si presenta
come una forma di riscatto a basso costo, facilmente
accessibile, in grado di dare vita alle fantasie più
recondite e impronunciabili nell’esistenza quotidiana.
Ciascuno di noi vive nella realtà
una quantità di ruoli e di funzioni che nel tempo rischia di
cristallizzarsi. Ci ritroviamo prigionieri di meccanismi e
routine che noi stessi abbiamo creato. Abbiamo barattato delle
pseudosicurezze, l’illusione che queste possano esistere,
rinunciando al desiderio, all’imprevisto, all’ineffabile.
Quello che ci contiene, che ci protegge, spesso anche ci
limita, a volte in modo fin troppo stretto e soffocante.
Sarà anche forse per questo che
dal momento in cui è sorto, soli due mesi, un centro di
psicologia e psicoterapia in SL sta riportando un successo
inaudito? Ansia e fobia sociale (e agorafobia), a detta del
suo fondatore, uno psicologo che è tale anche offline, sono i
disturbi che in questo contesto sono stati riscontrati con
maggiore frequenza.
La nostra identità non solo è
in continua evoluzione, mai definita una volta per tutte, ma
è anche multisfaccettata. SL offre l’opportunità di
mettere alla prova, di sperimentare, come all’interno di una
grande ‘palestra sociale tecnomediata’, relativamente
sicura e discreta, protetta dal filtro dello schermo, parti di
sé che si conoscono poco o affatto e che magari non si
pensava di poter avere. La famosa Ombra junghiana che contiene
tutto ciò che disconosciamo di noi, non solo aspetti
negativi, limitanti, ma anche e soprattutto risorse e
potenzialità il cui riconoscimento e messa a frutto
sanciscono la nostra autorealizzazione personale e il nostro
esserci nel mondo.
Eppure SL non rappresenta per
tutti gli iscritti un’occasione per rivoluzionare
completamente la propria esistenza. Per molti, infatti,
costituisce una sorta di proseguimento fisiologico della
propria esistenza professionale, e magari anche relazionale,
offline. C’è, quindi, lo scrittore che è tale anche in SL,
la cantante di fama che presenta in SL il suo nuovo disco e
interagisce con i suoi fan, c’è l’agente immobiliare che
ha grande successo in entrambi i contesti. Di recente anche
grandi aziende del mercato internazionale hanno fatto il loro
ingresso in questa piazza mediatica per presentare le
anteprime dei nuovi prodotti e servizi, consolidare quelli già
esistenti, facendo leva soprattutto sulla predisposizione
umana a formare degli aggregati sociali.
La Rete, e con essa anche SL,
rappresenta un’occasione per certi aspetti ‘democratica’
di espressione di sé, delle proprie idee, convinzioni,
valori. In essa c’è libertà di parola, anche se poi
questa, di fatto, rappresenta anche un’arma a doppio taglio:
l’assenza totale o quasi di vincoli rischia di minare le
fondamenta della comunità stessa. Non esiste polizia – che
in termini psicoanalitici si potrebbe tradurre come assenza di
regole, di censura – cosa che da una parte offre libertà,
dall’altra la mina e la sottrae: il pieno esercizio della
libertà necessita di confini chiari e ben definiti che
delimitano uno spazio entro cui muoversi.
I mondi online rappresentano
anche una grande opportunità per ricevere stimolazioni forti
e diverse da quelle che si potrebbero ricevere offline. Gli
input visivi e uditivi sono predominanti e vengono caricati di
grande valore affettivo e simbolico. Gli strumenti tecnologici
per l’accesso alla Rete, rappresentano in tal senso dei
prolungamenti dei nostri sensi, da qui il termine ‘psicotecnologie’.
Essi offrono la possibilità di vedere il mondo da un altro
punto di vista, da una prospettiva differente che può
stimolare nuove idee e intuizioni che nella migliore delle
ipotesi possono essere poi trasferite anche offline.
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