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Sarà
vero che chi sta al vertice è destinato alla solitudine?
Possibile,
se si considera una struttura piramidale che, come tale, è
dotata di un unico vertice.
Ma
esiste un’ampia e profonda differenza tra l’essere soli ed
il sentirsi soli.
Sarà
capitato a ciascuno di noi, nella vita privata e/o
professionale, di dover prendere una decisione rispetto alla
quale era l’unico chiamato in causa. A dispetto di amici,
parenti, partner, psicologi, astrologi, consiglieri di
qualsivoglia sorta e fattezza, l’ago della bilancia doveva
essere fatto pendere da una sola persona. E scegliere non è
mai facile: si vorrebbe avere ‘tutto’ nella vita, mentre
rinunciare a qualcosa, in un momento ben preciso, può
generare sofferenza. E nessuno vorrebbe attraversare questo
passaggio. Anche perché spesso si vive nella convinzione che
questo dia adito a conclusioni definitive e irreversibili.
Questa
forma di solitudine verrebbe definita dai filosofi ‘ontologica’,
cioè intrinsecamente appartenente alla condizione umana. Non
si sfugge, c’è, ci appartiene e ce la portiamo con noi vita
natural durante. E non esistono surrogati in grado di lenirla,
se non per breve tempo, in modo illusorio e sempre incompleto
e insoddisfacente. E qui, dal dolore, alla rabbia:
l’illusione momentanea di un superamento, grazie ad un
partner, una nuova auto, un nuovo lavoro, alla ricaduta alla
condizione precedente, con in aggiunta un senso di sconfitta e
di aspettative non realizzate. D’altra parte, tutto ciò è
frutto di nostre costruzioni mentali, e allora, con chi
prendersela?
Se,
però, viviamo questa condizione di solitudine come valore
aggiunto, come possibilità di assumersi le proprie
responsabilità, non solo il ventaglio di possibilità si
accresce enormemente – perché si percepisce come possibilità
ciò che nella interpretazione precedente era sentito come
limite – ma la stessa sensazione di solitudine, quasi per
incanto, svanisce. Non esiste alcuna solitudine.
Quest’ultima insorge nel momento in cui si è disconnessi da
se stessi, dal proprio sentire, dal proprio centro. Al
contrario, il contatto profondo con sé apre e rende
disponibile e possibile una manifestazione del trascendente
che attraversa sé e mette in connessione con tutto e tutti ciò
che stanno intorno e di cui si è parte.
In
questa condizione, se ci si sente soli, è perché in qualche
modo ce lo si è cercato.
In
quest’ultima visione, quindi, tutti noi viviamo una
posizione di vertice. Sia che dipingiamo muri, spazziamo
strade alle cinque del mattino, rimpinguiamo le macchinette
delle merendine, o redigiamo bilanci milionari, la quota di
responsabilità, impegno e presenza che investiamo nel nostro
essere e nel nostro fare resta immutata. E’ ai massimi
livelli in tutte le situazioni. E poi, in fondo, spesso i
bilanci milionari sono anche il frutto di chi svolge le
mansioni più modeste, questo non è mai da dimenticare.
E
lo stesso dicasi per la vita privata: che ci si debba trovare
ad assumere una decisione importante per la propria o altrui
salute, che si debba valutare la ripartizione del bilancio
economico in famiglia, poco cambia. Non è tanto il cosa, ma
il come che segna la differenza.
Proviamo
a disporci con una modalità d’animo differente, e stiamo a
vedere cosa accade..
Anna
Fata
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