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Sono la tortora
domestica (Streptopelia risoria). Noi e i piccioni
siamo uccelli dal volo molto veloce, è per questo che in
passato ci usavano per recapitare messaggi, anche tra
località molto lontane.
Noi
tortore siamo più piccole, slanciate e con la coda più
lunga: misuriamo poco meno di 30 cm e viviamo soprattutto nei
centri abitati, nidificando solitamente sul terreno o sugli
alberi. Siamo diffuse in tutta la regione europea. Riuscirai a
riconoscerci per il nostro tipico color caffelatte chiaro e il
collare nero sulla parte posteriore del collo. Altrettanto
tipica è la nostra voce, con un "cu ccuuuuu"
ripetuto più volte. Ci vediamo!
*Birdwatching
a cura di A. Mallamaci
Il
2 agosto di qualche anno fa, si abbattè sul lago di Garda
verso la sponda veronese un violentissimo uragano che causò
ingenti danni alle coltivazioni e alle abitazioni.
Quella
notte grandinò ‘sassi gelati’ di dimensioni mai viste.
Il
giorno seguente i prati e i giardini erano fioriti di rami,
foglie, sedie, tegole, ombrelloni, oggetti, biancheria
raccolta dal vento e lasciata cadere nei luoghi più
impensati.
Il
pomeriggio del giorno 3, mentre tutti noi stavamo raccattando
l’impossibile per sistemare e riordinare ovunque nel
giardino antistante l’abitazione, nei pressi dello skimmer
della piscina sentii un pigolio.
Mi
avvicinai con più attenzione, con garbo aprii il coperchio e
con mia sorpresa all’interno vi trovai una tortora ancora
bagnatissima e dall’aria “spaventata”.
La
prima cosa da fare era senz’altro di asciugarla e di
metterla al riparo.
Così
feci.
L’
avvolsi in un asciugamano provvedendo di non “soffocarla”
e la misi nel trasportino del gatto. Vi posi una ciotolina con
acqua e un po’ di cibo: pane secco, mollica e briciole.
Poi
la portai in una stanza al buio, dove poteva rifocillarsi.
Ogni
tanto la andavo a controllare, giusto per rendermi conto se
sarebbe morta dallo spavento o dal raffreddore: aveva vissuto
più di 15 ore in quelle condizioni, e con un forte odore di
cloro addosso.
La
lasciai nello stanzino una notte intera, poi la mattina
seguente presi il trasportino, lo appoggiai sulla tettoia
della voliera, lo aprii e me ne andai.

Bastarono
pochi secondi e le ali della libertà ripresero il volo.
Ero
felice di aver salvato la tortora.
Mi
aveva fatto tenerezza: era tinta cipria, regale nelle
fattezze, fiera con il collo sempre alto, osservandola avevo
avuto l’impressione che avesse un neo sul becco, quasi un
vezzo.
Infatti
ho sempre pensato che fosse una femmina.
Abito
in una zona lacustre e di caccia, spesso passano nel cielo
stormi di uccelli, talvolta qualche gabbiano, non avevo mai
visto tortore, né sentito il loro modo di cinguettare.
Da
allora la tortora e il suo compagno svolazzano e cinguettano
sopra la nostra casa.
Ma
non sempre.
Quando
esco la mattina, talvolta, ‘Bella’ si appoggia con le
zampette sulla rete e si mostra in tutta la sua bellezza, e il
pomeriggio quando ritorno gira in tondo sopra la casa
cinguettando e salutando, poi se ne và e torna il giorno
seguente.
Questo
da due anni circa.
Io
la saluto e lei fa quel verso lungo che non è proprio un cip
cip, e si appoggia sui rami più alti a controllare la
situazione, io alzo il volto e le dico: Ciao Bella!
E
lei sembra rispondere: Ciao Ada!
Adalisa
Tomezzoli Pasqualini