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La
nostra vita è un continuo susseguirsi di distacchi,
separazioni, saluti. Il fatto che siano, almeno nelle
intenzioni, provvisori o definitivi o solo un’apparenza
frutto di una nostra illusione: chi ci garantisce che sarà
per sempre, o all’opposto, che vi sarà un’latra
occasione? In ogni caso, almeno a livello ontologico, ciascun
saluto, in virtù della sua unicità, è comunque ‘per
sempre’.
Ci
congediamo al mattino dai nostri cari, ci ritroviamo alla
sera, salutiamo i vicini di casa, il panettiere, il
giornalaio, con l’idea che tra un certo numero di ore ci si
ri-troverà, cioè ci si troverà di nuovo, nonché rinnovati
in seguito agli inevitabili mutamenti a cui incessantemente
siamo sottoposti.
Tutto
sembra scontato, poco degno della nostra attenzione, della
nostra presenza psicofisica. Un bacio distratto, un ‘ciao’,
un cenno del capo, più come abitudini, gesti automatici, che
non gesti realmente pregni di valore e di significato. Basti
pensare a come i saluti sono diversi quando ci accingiamo a
partire per un viaggio: molta più passione, coinvolgimento,
emozione e ponderazione di ogni gesto e parola.
Tutto
questo finché le cose filano lisce, secondo programma e
aspettative. Quando il meccanismo, per qualche motivo,
s’inceppa, quando non abbiamo più l’opportunità di
ri-trovarci, di ripetere il copione, qualcosa in noi si
risveglia e, a volte, si tratta di un ridestarsi immediato,
improvviso, traumatico. D’improvviso ci rendiamo conto per
contrasto di quel che avevamo e che abbiamo perso, di cui
forse avevamo smarrito il valore. Un valore talvolta così
grande, così rilevante al punto che non potevamo
ri-conoscerlo perché se qualcosa fosse accaduto ci saremmo
trovati anche di fronte il rischio, il timore dati dalla
consapevolezza di perdere tutto ciò. E questo ci avrebbe
fatti sentire fragili, indifesi, in balia degli eventi,
incapaci di controllare e di prevedere tutto.
Riconoscere
l’importanza che una persona riveste per noi e la relazione
che intratteniamo con lei rappresenta una delle maggiori fonti
di felicità: che forse nel mancato riconoscimento vi possa
essere anche in parte una negazione del diritto alla propria
felicità (e forse così anche a quella altrui)?
All’estremo
opposto, per certi versi, si colloca l’assenza del saluto:
vi sono persone che sistematicamente evitano di onorare il
commiato, se ne vanno furtivamente, come se fossero dei ladri.
Cosa stanno sottraendo? Non offrono all’altro la possibilità
di sospendere momentaneamente il legame, lo lasciano aperto e
concedono a loro volta a se stesi di fare altrettanto. Tengono
una porta socchiusa.
L’altro
resta legato, sospeso, in attesa.
E’
quasi un tentativo disperato di voler ricominciare esattamente
da dove si era interrotto. Ma questo di fatto è impossibile.
La vita è composta da tanti piccoli commiati, e non solo i
saluti ai propri cari ad inizio e fine giornata, ma anche di
piccoli distacchi e allontanamenti che possono preludere a
separazioni più profonde e definitive. Prendiamo ad esempio
un rapporto di coppia: è rarissimo che vi sia un taglio
netto, improvviso, realmente inspiegabile. Di solito uno dei
due, senza che l’altro sia stato sufficientemente attento a
cogliere i segnali più sottili, si allontana gradualmente,
con piccoli moti reali, ma ancor più simbolici, interiori,
cominciando a reinvestire su di sé le energie, trovando nuovi
spazi, risorse, interessi, persone a cui dedicarsi.
Per
fare un paragone: è quel che accade ad una corda da
imbarcazione, composta da numerosi fili e intrecci, ogni tanto
se ne infrange uno.
Esistono
dei legami che più che rompersi si allentano, oppure si
modificano. E’ il caso, ad esempio, di quelli
figli-genitori. E’ necessario fare spazio dentro di sé per
aprirsi a persone nuove e ancor più ad un partner. Se questo
non accade, si ritorna costantemente indietro all’immagine
del genitore del sesso opposto al proprio e alla relazione con
esso come modello per le successive. Si è condannati alla
ripetizione.
Infrangere
legami, allentarli, sospenderli, riprenderli non è facile,
richiede una flessibilità notevole, una capacità di
rinegoziare spazi, tempi, modi, che riguardano prima di tutto
l’interiorità, ma che è indispensabile per una sana vita
affettiva.
Anna
Fata
Psicologa
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