Uomini, Donne & co.
   
 
   
 
   

Osservo, ascolto, rifletto e scrivo spesso sugli uomini, e ancor più sul potere del ‘maschile’. E, forse, anche questo mi pone contro corrente rispetto ai tempi, in cui l’esaltazione del ‘femminile’, con corsi, per-corsi, e ri-corsi, spesso ad uso e consumo esclusivo di tal pubblico dilaga. Perpetrando le differenze, le scissioni e le fratture, interne prima di tutto, e, di riflesso, anche esterne, nel rapporto con l’altro da sé.

Quando si parla di ‘maschile’ e di ‘femminile’, è bene chiarirlo, non ci riferisce ai connotati che determinano il sesso biologico, e neppure ai comportamenti stereotipati e socio culturalmente approvati. Al contrario, si fa riferimento ad una dimensione interiore che accomuna indistintamente uomini e donne. Nell’intimo questa differenza non sussiste: non c’è maschile né femminile, ma un senso di unità.

Illuminante, a tal proposito, è un sogno di un paziente, giunto ad un livello ottimale d’integrazione in tal senso:

“Mi trovo di fronte ad una donna, mi viene istintivo abbracciarla, e lei fa altrettanto con me. E’ buio, non vedo bene né lei, né l’ambiente in cui ci troviamo, ma sento di potermi fidare. E’ come se, nonostante l’oscurità, potessi percepire la bellezza di questa giovane. E sento che lei parimenti si affida totalmente a me, mi si apre completamente. Ed io rispetto la sua fiducia ed apertura. Non le avrei mai potuto fare del male, né abusare di tale condizione. In questo abbraccio intenso, profondo, pur nella consapevolezza di non conoscere questa persona, è come se una parte di me nel profondo avesse conosciuto da sempre questa donna. E avvertivo che anche per lei era lo stesso. E, ancor di più, avverto una sensazione nuova, ma per certi versi nota: sento che qualcosa nel profondo porta ad annullare ogni divisione, distinzione tra noi. Non c’è più confine né distinzione tra noi. E tutto questo, con un semplice abbraccio”.

Mi capita di incontrare, per amicizia o per lavoro, uomini (ma anche donne) incastrate nei loro ruoli, nelle loro credenze, convinzioni, e nei loro corpi. E così spesso m’imbatto nell’uomo che corre, agisce, costruisce, si dà da fare, ma se si ferma si sente perduto. Non riesce a tollerare quella condizione di vuoto, di fatto del tutto naturale, che verrebbe a sperimentare. E allora si riempie la vita. Ma così il ‘femminile’, che è fatto di resa e di accoglienza – dove con l’espressione resa non intendiamo un gesto di debolezza, di sconfitta, ma di enorme forza, intesa come af-fidamento a Qualcosa di più grande e più vasto: in fondo, il potere di ciascun essere umano, checché se ne dica, ha dei limiti – ne resta annientato.

E dall’altra, molte donne sembrano fare proprio il paradigma maschile del fare, agire, andare, possedere, perdendo così il loro femminile. E’ come se la ribellione contro il ruolo d’inferiorità e di vittima a cui sono state relegate per anni le avesse fatte sfociare in un estremo opposto.

E quel che è peggio è che quando mentalmente ci si creano convinzioni, modelli e credenze, si continua ad agire e cercare, spesso inconsapevolmente, persone e situazioni in grado di confermarci. E così la storia si ripete. E’ solo fermandosi, affondando con coraggio e consapevolezza il dolore che si cela dietro questi schemi e queste infrastrutture che si può arrivare a fare esperienza piena e autentica di sé. Quanto timore abbiamo ancora del nostro potere, potere del maschile, e parimenti potere del femminile. Indifferentemente per uomini e donne.

E quanto timore, in realtà, nutriamo – seppure esteriormente molti di noi lo cercano – di un contatto intimo e profondo con l’altro. Se lo evitiamo con noi stessi, come è possibile realizzarlo con un altro da sé?

E allora trascorriamo la vita a passare da relazione a relazione, cercando all’esterno, in ultima analisi noi stessi, oppure, alla peggio, ci aggrappiamo ad una relazione e per timore di restare soli con noi stessi ci convinciamo che tutto sommato ci va bene così, e che, anzi, potrebbe essere peggio. Ma, in genere, non è affatto così, anzi..

Ho sempre trovato estremamente affascinante e degno del più grande rispetto un maschile che si ferma, depone le armi, la corazza, e magari versa anche una lacrima, al pari di un femminile che cessa di controllare ogni cosa per affidarsi a Qualcosa di più vasto che la trascende e che in alcune circostanze può assumere i connotati di un individuo, piuttosto che di un altro.

Pensiamoci, in fondo, cosa abbiamo da perdere?

Anna Fata