L'uomo e il cavallo - 
Una storia di coppia
   
 
   
 
   

Fra i molti animali domestici che hanno affiancato l'uomo nella sua evoluzione e nella storia, il cavallo ha avuto indubbiamente il ruolo di protagonista.

Con il cane, l'uomo ha stretto un forte patto di amicizia eterna. Fin dall'inizio è stato suo compagno di vita e il rapporto fra i due si è basato sulla reciproca necessità legata alla sopravvivenza.
L'uomo ha poi capito che il cane, con i suoi sensi così sviluppati, poteva essere impiegato anche per la difesa del territorio e della casa, in quanto in grado di percepire a distanza l'arrivo di estranei. L'uomo ha selezionato nel tempo i cani con le migliori prerogative a seconda della necessità di impiego per giungere ai nostri giorni ad avere cani da difesa, da lavoro, da compagnia, ecc.

Altri animali sono stati sottomessi dall'uomo per soddisfare la necessità di cibo o il lavoro. Stiamo parlando di tutti gli animali domestici di cui si è affiancato e che gli hanno permesso la sopravvivenza attraverso l'allevamento: polli, maiali, buoi, vacche, capre, pecore e così via.

Con il cavallo la storia è un po' diversa. Il cavallo, inizialmente considerato alimento, alla stregua di tutti gli altri animali predati, è divenuto col tempo il principale strumento del progresso dell'uomo. Possiamo dire con certezza che senza il contributo del cavallo il corso dell'evoluzione e della storia dell'uomo sarebbero stati sicuramente diversi.

Come per gli altri animali sottomessi, anche sul cavallo l'intervento dell'uomo ha influito in modo sostanziale sull'evoluzione delle razze, avvenuto seguendo anche in questo caso un concetto prettamente utilitaristico. Pensiamo a tutte le attività in cui il cavallo ha affiancato l'uomo: il lavoro nei campi, il trasporto di persone e cose, la guerra e la conquista, l'arte e la cultura, per non dimenticare che il cavallo viene ancora oggi utilizzato come alimento.

Nei paesi in via di sviluppo tutto ciò è ancora di attualità (ad esclusione dell'utilizzo per guerre e conquiste), mentre per i paesi occidentali il cavallo ricopre oggi sostanzialmente una dimensione ecologica e sportiva.

L'utilizzo di questo splendido animale nella riabilitazione equestre è sicuramente una delle più moderne applicazioni: il perché lo scoprirete nelle prossime righe.


La riabilitazione equestre - terapie per mezzo del cavallo

La storia
L'utilizzo del cavallo in riabilitazione è sicuramente uno dei più moderni (Francia 1965), anche se già nelle civiltà antiche il cavallo era considerato "mezzo terapeutico per mantenersi in buona salute". 

Si sono trovate tracce di un primo testo di pedagogia con uso generale della disciplina equestre redatto da alcuni maestri ittiti (2000 a.c. circa).

Nel rinascimento troviamo documenti a partire dal XVI secolo sullo sviluppo di tale pratica terapeutica.

Nel XVII secolo veniva consigliata per tubercolosi e coliche biliari.

Nel XVIII secolo vengono approfonditi gli aspetti positivi di questa pratica su ipocondriaci e isterici dal medico personale di Maria Teresa d'Austria, appartenente alla prima scuola di medicina di Vienna.

Studi ed approfondimenti vengono condotti dall' Abate di Saint Pierre che, nel 1734, inventò una "sedia vibrante", ricordata anche da Voltaire, da usare quando il tempo era inclemente e non si poteva cavalcare all'aperto.

Altre "macchine equestri" vengono inventate durante lo stesso periodo dimostrando come il problema del movimento e degli esercizi fisici fosse particolarmente sentito dai medici di quel tempo.

In Italia troviamo i primi interessi nel XVII secolo, da parte di Giuseppe Benvenuti, medico alle terme dei Bagni di Lucca, che scrisse le "Riflessioni sopra gli effetti del moto a cavallo" in cui sostiene l'efficacia terapeutica dell'equitazione.

Goethe, assiduo cavaliere, riconobbe il valore salutare delle oscillazioni che il corpo compie seguendo i movimenti del cavallo, la benefica distensione della colonna vertebrale e la sollecitazione, delicata e costante, data alla circolazione del sangue. Nel suo studio di Weimar il poeta utilizzava una sedia per lo scrittoio simile ad una sella per cavallo.

I movimenti particolari della sella vengono consigliati come esercitazione dell'equilibrio; alle vibrazioni, invece, si attribuisce una benefica azione tonica degli organi interni.

Nei tempi moderni i primi Paesi ad occuparsi di questo trattamento furono quelli scandinavi e quelli anglosassoni (circa 70 anni fa, che limitarono però questa attività a fini ricreativi.

Fu la Francia per prima nei tempi moderni (e precisamente dal 1965) ad utilizzare il cavallo in termini educativi e rieducativi anche dal punto di vista neuromotorio. I francesi si accorsero di quanto questa terapia potesse influire sul recupero del disabile, anche fisico oltre che psichico.

In questo paese l'ippoterapia diviene presto materia di studio, tanto che nel 1969 avvenne la presentazione al Centro Ospedaliero Universitario della Salpetrière del primo lavoro scientifico sulla rieducazione equestre.

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