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Animata Tavola Rotonda a Senigallia sull’etica professionale e i modi per fare della crisi un nuovo trampolino di lancio

Splendida e suggestiva Tavola Rotonda lo scorso 25 Giugno a Senigallia che ha visto riuniti imprenditori e professionisti di diversa formazione ed estrazione sul tema dell’Etica professionale.

La moderazione della giornalista, Catia Ventura, ha permesso di fare fluire il dibattito in modo armonico, consentendo il confronto e l’integrazione di molteplici punti di vista su un tema caldo e quanto mai attuale.

Ogni crisi rappresenta una rottura, un momento di transizione che, se ben affrontato, con le giuste leve concrete e disposizioni d’animo, può condurre a nuovi riassetti di livello qualitativo (e spesso anche quantitativo) ben superiori rispetto a quelli di partenza.

Che si trattasse di un approccio positivo, costruttivo alla crisi da parte dei Relatori si è notato fin dalle prime battute del dialogo: fare rete (o ‘networking’), appellarsi al cuore e alla pancia, riscoprire i principi francescani, ritrovare le proprie ‘serrature’ interiori, fare emergere le potenzialità latenti, riscattarsi dalle dismissioni aziendali, che di frequente comportano anche una lesione nell’immagine non solo socio professionale ed economica, ma ancor più e prima su un piano intimo personale, ascoltarsi ed ascoltare, comunicare con trasparenza e non informare, evitare di perseguire il profitto in sé e per sé, basarsi sulla produzione, più che sui capitali, sono state alcune delle espressioni che più di frequente sono ricorse.

Tre ore di dibattito serrato, a tratti anche colorito e divertente animato da persone, prima ancora che professionisti, che con la loro condotta di vita e di lavoro, hanno saputo portare una testimonianza forte e concreta che non esiste una reale soluzione di continuità tra il proprio essere e fare nella vita privata e in quella lavorativa: onestà, trasparenza, autenticità, apertura, spiritualità (non sempre né necessariamente declinata su un piano religioso) non sono principi che si coltivano in un orticello confinato ai margini di un grande campo, ma una parte integrante e costitutiva d’esso.

Eloquenti gli esempi di un relatore tra cui il piccolo furtarello commesso da bimbo (una biro), che ancora a quasi 70 anni di distanza gli pesa sulla coscienza. I conti si fanno prima di tutto e soprattutto con se stessi. L’immagine socio professionale è un optional, spesso non necessario né utile.

“Il successo della serata, il pubblico caldo, attento, partecipe, nonostante il dibattito si sia protratto fino a notte, ci rincuora e ci motiva a perseguire non solo iniziative di questo genere, volte all’incontro, al confronto, allo scambio, ma ci dà anche modo di pensare che apportare piccole e grandi rivoluzioni in seno alla propria esistenza è possibile e auspicabile. I momenti di crisi e di transizione sono fatti per questo: modelli, schemi di pensiero e d’azione adottati fino a quel momento non funzionano più, non sono più adatti a perseguire scopi e funzioni presenti e futuri. Ci è offerta un’opportunità, se la sappiamo accogliere e mettere a frutto, con coraggio, motivazione, passione, sentimento, istinto e intuizione, e non solo con spirito critico razionale, possiamo aspirare ad un salto qualitativo, esistenziale e professionale” – spiega la dottoressa Anna Fata, Presidente dell’Associazione ArmoniaBenessere®, promotrice dell’iniziativa.

“E’ stato interessante apprendere come tante persone, sulla soglia della mezza età, riescono a riconvertirsi professionalmente, e come questo nuovo percorso rispecchia maggiormente i valori di cui sono portatori. E tra questi, non è infrequente l’assenza del denaro come fattore orientante la scelta. Questo rappresenta un punto di riferimento utile e un modello non solo per altri professionisti, ma anche e soprattutto per le nuove generazioni, che, dal racconto dei docenti universitari presenti, non hanno attualmente un’immagine particolarmente sana e virtuosa del mondo del lavoro e di chi ne fa parte”-  asserisce la Presidente.

Se è vero, come affermava Ralf Waldo Emerson che è sufficiente un battito d’ali di una farfalla per scatenare un uragano dall’altra parte del mondo, forse anche questa piccola Associazione sta spiccando il suo volo. Gli effetti si vedranno (e si stanno già vedendo).