Nella
nostra vita, catturati dalla routine quotidiana, ricerchiamo
sempre più attivamente occasioni per evadere, emozioni forti,
esperienze intense che ci risveglino dal torpore in cui siamo
caduti. E la ricerca si fa ogni giorno sempre più affannosa,
perché la mente e il corpo si abituano velocemente e le
sensazioni e le emozioni devono essere sempre più intense e
sconvolgenti per poterli ridestare, smuovere, vitalizzare.
E
quelle emozioni che non siamo in grado di fare sgorgare e
vivere in prima persona le cerchiamo fuori da noi. Un amore
intenso, passionale, sconvolgente, l’alta velocità in auto
o in moto, la musica a tutto volume, le varie sostanze
stupefacenti, il lancio da un ponte con l’elastico, ognuno
trova ciò che gli è più congeniale. Trascorsa, però, la
fase più acuta, intensa, tutto si acquieta nuovamente, tutto
ritorna ad essere piatto, ordinario.
Le
emozioni intense, tipicamente, si ricercano da giovani, non
solo perché il fisico è più energico, scattante, come una
nuova automobile da mettere alla prova, ma anche per una sorta
di sfida, che si vuole lanciare a se stessi e al mondo. Negli
anni successivi tale ricerca per lo più è un modo per
tentare di mettere a tacere i messaggi che da più parti
provengono relativi all’inesorabile, incessante scorrere del
tempo.
L’emozione
forte, dunque, contribuisce a fare sentire giovani, energici,
scattanti, anche se poi i tempi di recupero, specie quelli
fisici, cominciano progressivamente ad allungarsi e la flebile
vocina diventa sempre più acuta e insistente: il tempo
scorre, ma noi cerchiamo di immobilizzare il presente, impresa
vana, disperata, ma che convoglia una gran quantità di
energie.
A
quel punto i casi sono due, pur con tutta una micro-varietà
tra gli estremi: o per tutto il resto della vita si continua
in questa ricerca affannosa e spasmodica della stimolazione,
del piacere, nella lotta contro il tempo, finché la mente o
il corpo non manifestano un disagio, sotto forma di sintomo
fisico o psichico, oppure si compie un atto di coraggio e ci
si ferma.
Si
scende dalle montagne russe e si prova a vivere l’effetto
che fa. Stordimento, confusione, nausea, senso di vuoto,
insoddisfazione, può emergere di tutto.
E’
proprio ascoltando questo silenzio, è proprio vivendo questo
momento di quiete che si può capire se e come riorientare la
propria vita. E’ come avere viaggiato a velocità folle fino
a quel momento, perdendosi la meraviglia del paesaggio, i
cartelli indicatori e, in ultima analisi, l’orientamento.
Dove
sono?
Chi
sono?
Perché
mi trovo qui?
Domande
ampie, impegnative, profonde, che caratterizzano l’esistenza
di ciascuno di noi e che prima o poi affiorano, se solo lo
permettiamo.
Le
risposte che ci si può dare o, peggio, la mancanza assoluta
di una risposta può essere devastante, può indurre di nuovo
a spingere sul pedale dell’acceleratore per mettere a tacere
tutto ciò, ma siamo sicuri che ne valga la pena?
Non
sarebbe meglio riuscire a godere con calma dei nostri piccoli
viaggi quotidiani, interni ed esterni? Non sarebbe meglio
essere in grado di emozionarsi di fronte alle piccole cose
della vita quotidiana, senza dare nulla per scontato, ma
considerandole come un dono che ci viene rinnovato ogni giorno
e di cui essere grati?
Se
solo si pone un po’ di attenzione ogni giorno, anche in
quello apparentemente più avverso, faticoso, ci si accorge
che anch’esso può riservare degli aspetti positivi, delle
sorprese inusitate che neppure ci si può immaginare a priori.
Cominciamo
da noi stessi, ammiriamo la meraviglia e la perfezione della
nostra coordinazione oculare che ci permette di leggere queste
righe, focalizziamoci sul respiro, sulla sua profondità,
ritmicità, osserviamone le variazioni in concomitanza con gli
stati d’animo e i momenti della giornata. Affiniamo
l’udito, il gusto, l’olfatto, facciamo il vuoto dentro di
noi, disponiamoci all’ascolto ed un’infinita varietà di
messaggi estremamente emozionanti arriveranno. Forse, almeno
per una volta, potrebbe valere la pena di provare…
Anna
Fata
Psicologa
Metodo ArmoniaBenessere®
www.armoniabenessere.it