Le vie verso il benessere
   
 
   
 
   

E’ stupefacente notare come il numero di vie potenziali verso il benessere sia ampio.

Indipendentemente dai modi, dai tempi e dalle modalità per raggiungerlo un elemento che li accomuna è il raggiungimento dell’autoconsapevolezza.

Prendiamo, ad esempio, l’autobiografia.

Il lavoro autobiografico, svolto in primo luogo per se stessi, rappresenta una ricerca di senso, di una trama in grado di unire i molteplici eventi, luoghi e persone che hanno caratterizzato la nostra esistenza.

Il lavoro autobiografico rappresenta un andare indietro nel tempo, qui e adesso, per ricostruirlo, reinterpretarlo alla luce del presente, per assolverci, per rintracciare le ragioni che ci spinsero allora a compiere determinate scelte ed azioni. Questo processo implica anche un’apertura verso il futuro, in una rinnovata progettualità verso ciò che ancora non abbiamo raggiunto e che desideriamo conseguire.

La ricostruzione della trama della nostra vita consente di ricostruire i molteplici sì, le varie identità, i ruoli che ci hanno caratterizzato, a partire da un Io narrante che non giudica, ma assolve, giustifica, comprende.

E’ un modo per guardare a sé stessi allontanandosi da sé, come osservatori esterni che possono vedere il tutto in modo più distaccato e obiettivo.

Si tratta, quindi, di un cammino con sé e dentro di sé, alla ricerca di quello che siamo stati, che siamo, che vorremmo essere e che ci proponiamo di essere.

Oppure potremmo considerare le filosofie e le religioni orientali.

Ad esempio, il buddismo parte dall’amore per se stessi, per approdare alla conoscenza di sé. Amare se stessi non è una forma di egoismo, ma una condizione fondamentale per poter avere qualcosa da donare incondizionatamente agli altri.

Il termine “amore” ha il corrispondente inglese “love” che deriva dal sanscrito “lobha” che significa avidità. L’avidità, una volta in cui viene assimilata, digerita si trasforma in amore. Esiste un processo dentro di noi che consente il passaggio dall’avidità che incorpora, che tende al possesso, all’amore che condivide, dona senza chiedere nulla in cambio.

Amare se stessi significa rispettarsi, non condannarsi, non giudicarsi, non farsi del male, comporta il poter contemplare se stessi, la propria esistenza che è espressione di un Amore supremo, spirituale, indipendente da qualsiasi forma religiosa specifica, che ci è stato donato.

L’amore per se stessi pone le basi per conoscersi: conoscersi è un atto di amore nei propri confronti, è un modo di dedicarsi spazio, tempo ed energie. La meditazione, o la psicoterapia possono essere dei modi per aumentare la propria autoconsapevolezza.

L’amore di cui parla il buddismo non è una forma di dipendenza, un bisogno causato da una carenza, ma un’energia che fluisce liberamente da dentro noi. Chi ama se stesso ha un’energia vitale dentro di sé che viene emanata verso l’esterno come un’aurea che parte da noi e che può arrivare anche altri, ma è indipendente dalla loro presenza. E’ come un fiore che fiorisce nel mezzo di una foresta: esso continua a splendere indipendentemente dal fatto che vi sia qualcuno che lo possa ammirare. Se vi è qualcuno che possa godere di tale spettacolo sarà il fiore stesso ad essere grato, perché ci sarà stato chi ha ricevuto questo suo dono, un po’ come farebbe con il vento che trasporta il suo profumo.

Amare se stessi significa anche essere in grado di stare soli con se stessi senza sentirsi soli o avere paura. Se questo non si verifica si sarà sempre dipendenti.

Verosimilmente qualsiasi occasione, situazione o oggetto può essere utilizzato per aumentare la nostra autoconsapevolezza. Senza sconfinare nel campo della terapia, in cui teoria, tecnica, ruoli e setting devono essere ben definiti e delimitati, penso che la nostra esistenza sia molto più ricca di opportunità di quanto a volte possiamo pensare: sta a noi saperle cogliere!

Anna Fata

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