La vita nella Rete
   
 
   
 
   

Che cosa ci spinge ad accendere il nostro computer, a collegarlo alla Rete e a trascorrere ore a dialogare in vari modi con interlocutori più o meno conosciuti, che si trovano anche a centinaia di chilometri di distanza da noi?

Nel momento in cui ci affacciamo alla Rete la costruzione della nostra identità passa attraverso la scelta del carattere, il tipo, la grandezza, il colore. Deve fare i conti con la nostra abilità d’uso delle parole, l’ampiezza del patrimonio posseduto, la correttezza nell’articolazione dei nostri pensieri, delle emozioni, delle sensazioni. Tutto questo contribuisce a creare una nostra identità digitale o digitata.

In un contesto professionale rivestono un ruolo di grande importanza la costruzione e la gestione di un sito, specchio delle proprie competenze ed esperienze, le pubblicazioni in formato digitale e gli eventuali rimandi a quelle cartacee, la partecipazione a forum o mailing list in cui sono rilevanti la quantità e la qualità degli interventi oltre che la propria presentazione che solitamente si invia all’atto dell’iscrizione.

In un contesto più ludico vi sono siti in cui è possibile registrarsi e compilare una propria scheda in cui in genere vengono fornite delle alternative rigidamente predefinite tra cui scegliere, a volte integrate da presentazioni più aperte, ma altrettanto spesso soggette a limiti di spazio. In alcuni casi si aggiungono test da compilare i cui risultati vengono combinati per trovare una compatibilità tra gli iscritti.

Qualunque sia il contesto, professionale o ludico, credo che siamo di fronte all’ennesima manifestazione di un desiderio comunicativo che accomuna ciascun individuo, dentro e fuori dalla Rete e l’interconnessione di milioni di computer tra loro permette, tra le altre cose, anche questo.

Se da una parte ci può essere il desiderio narcisistico di poter affermare “Ci sono anch’io”, che “toglie” letteralmente i non-connessi, al punto che neppure sono in grado di immaginare cosa vi sia in questa fantomatica Rete, o di compiacersi nella o nelle immagini di sé che ci si costruisce (concetto di identità multiple), dall’altra tutto questo, specie nella Rete non può prescindere dal contatto con gli altri utenti che, dato il carattere di democraticità che vige in essa, possono esprimere i loro punti di vista. La Rete, quindi, si può definire non solo come grande contenitore in cui riflettersi e in cui fungere da elemento in cui riflettersi, ma anche un mezzo per entrare in contatto con chi condivide i propri interessi e che, magari, quotidianamente può essere difficile raggiungere per limiti geografici, di tempo o di timidezza.

La Rete si può considerare un luogo ove mettersi alla prova, in cui coltivare con più libertà le varie parti di sé, ma anche in cui confrontarsi con chi vive esperienze simili alle proprie e così sentirsi meno soli, oppure completamente diverse e aprirsi ad esperienze estremamente inusuali e arricchenti.

E ancora: la Rete può essere un luogo di confessione, di svelamento delle proprie parti più intime, ma anche di ascolto, la Rete può essere un luogo ove proiettare desideri, aspirazioni, fantasie, sogni, ma anche l’occasione per confrontarsi con la concretezza, nel momento in cui il dialogo diventa faccia a faccia.

Credo che le forme di vita nella Rete possano essere molto, ma molto umane. Se, da un lato, il tempo nella Rete è frenetico, contratto, come nel caso delle battute che si succedono rapidamente nelle chat o con i messenger, dall’altra può dilatarsi enormemente, come nel caso dell’asincronicità dei forum o delle e-mail fino ai documenti digitali che possono avere potenzialmente una vita eterna.

Se nel caso di risposte immediate, dirette, i toni possono essere molto accesi, impetuosi, infuocati, i tempi più dilatati consentono una maggiore riflessione ed una più profonda pacatezza. Ad ogni modo, credo che siano due facce della medesima medaglia, due modi di esprimersi, di veicolare se stessi, i propri pensieri e le emozioni che hanno sempre e comunque alla base un desiderio di incontro, al limite, di scontro, di comunicazione che il genere umano ha sempre avuto e sempre conserverà.

Cambiano le modalità, o meglio, se ne aggiungono di nuove, ma l’essenza della natura umana con i suoi desideri, i bisogni, le aspirazioni restano immutati.

Anna Fata