a se si
va oltre, se si osserva il versante positivo, si nota che il
vuoto rappresenta uno spazio che si può riempire. Sta a noi
decidere in piena libertà se come e quando farlo.
Se
si osserva ancora più da vicino il vuoto e i vissuti che esso
suscita, in realtà si potrà notare che non saranno solo
timore, smarrimento, angoscia, ansia, solitudine, ma al
contrario, attrazione, fascino, mistero che ci viene
dall’ignoto, una vaga forma di eccitazione che può
sconfinare nella vertigine. Quest’ultima è particolarmente
evidente in chi sta per gettarsi da un aereo in volo con il
paracadute: di fronte al portellone aperto il timore si
mescola e si confonde con l’attrazione, il desiderio di
saltare, di lasciarsi andare, di aprirsi all’ignoto, viene
in parte frenato dalla paura di perdere il proprio equilibrio,
i propri punti di riferimento. Ma è proprio il salto che
metterà fine alle vertigini e che permetterà di godere
appieno il piacere di lasciarsi andare nel vuoto e di muoversi
liberamente in esso.
Un
fenomeno simile si verifica anche a livello mentale: una
relazione affettiva conclusa, proprio quando sarà accettata
come tale, libererà spazio dentro di noi e creerà le basi
per l’ingresso di una nuova persona nella nostra vita
sentimentale.
Un
romanzo terminato, un esame universitario superato daranno un
senso di svuotamento, di abbandono, di stanchezza, di perdita
di energie. Ma è proprio il lasciarsi andare a ciò che è
concluso, il riappropriarsi dei propri spazi interni che
consente poi di decidere come riutilizzarli. È un po’
quello che accade al termine di una festa in casa: quando gli
ospiti se ne sono andati, resta il ricordo del piacevole
ricevimento, la consapevolezza di poter ricreare iniziative
simili nel futuro, il tutto mentre ci si concederà del tempo
per rinvigorire le proprie energie.
Ancora
una volta, quindi, si deve partire da noi stessi, dalla nostra
interiorità, per arrivare all’altro.
“Da
quando avevo 15 anni ad oggi che ne ho quasi 30 ho cambiato
continuamente fidanzato. Nel complesso, avrò trascorso sì e
no un mese da sola. Eppure continuo a sentirmi sola, avverto
un senso di vuoto che, a volte, temo mi possa divorare, che mi
risucchi con lui e che di me non rimanga più nulla”
racconta Elisa, impiegata commerciale.
I
primi che dobbiamo fare ordine dentro noi stessi siamo proprio
noi. Siamo come i proprietari di un appartamento: di tanto in
tanto dobbiamo fermarci e ristabilire le nostre priorità,
decidendo con coraggio cosa tenere e cosa lasciare. Ma
soprattutto dobbiamo renderci conto che, come un appartamento
consta di diversi locali, anche la nostra vita interiore è
multidimensionale: non possiamo pensare di realizzarci e di
trarre soddisfazione solo in un ambito della nostra esistenza,
ma dobbiamo cercare di scoprire e di dare seguito al maggior
numero possibile delle nostre inclinazioni, passioni e
interessi.
Prendere
la vita nelle proprie mani, senza delegare le proprie
responsabilità ad altri è il primo passo lungo il cammino
della nostra esistenza.
“Dopo
anni di insoddisfazione, di indecisione, di rabbia, di
tendenza a soddisfare le aspettative di chi mi stava intorno,
mi sono finalmente deciso a chiedermi che cosa volessi
veramente io. È stato un percorso lungo, tortuoso, faticoso e
lo è tuttora, ho attraversato momenti bui, di smarrimento, di
disorientamento, di solitudine. Dopo aver demolito le
impalcature, le sovrastrutture, le maschere che mi ero creato,
ora sto finalmente cominciando a costruire me stesso in modo
più pieno ed autentico” spiega Gianni, 38 anni, grafico.
È
senza dubbio un percorso faticoso, ma di sicura soddisfazione
e intraprenderlo è possibile verosimilmente a qualunque età.
Anna Fata