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D. Può
bastare un pensiero positivo per contrastare tutto quello che
non va?
R. Questo
credo che sia un mito da sfatare: penso che se una persona ha
dei grossi disagi psichici, fisici o emotivi, il mero
‘pensare positivo’ non può essere di grande aiuto a meno
che non sia affiancato anche da un percorso mirato a indagare
e, se possibile, risolvere le cause di tali disagi.
Sarebbe un
po’ come mettere un coperchio sopra ad una pentola in
ebollizione: prima o poi rischierebbe di tracimare e, magari,
ancora peggio, di spegnere la fiamma che la alimenta.
Diverso,
invece, è il caso delle piccole avversità quotidiane che
possono coinvolgere ciascuno di noi. In tali casi è possibile
imparare ad evitare di drammatizzare (“E’ la fine!”), di
generalizzare (“Capitano tutte a me!”), di vittimizzarsi
(“Ce l’ha con me!”), di personalizzare (“Ho sgarrato
un giorno di dieta: sono un fallito!”) e, quindi, vivere
meglio.
E’ un
po’ il discorso del bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto.
Esercitarsi a vedere l’altra faccia della medaglia non fa
sparire quella meno gradevole, semplicemente consente di
focalizzarsi su ciò che di più positivo e piacevole accade
(e questo è sempre possibile, anche nelle maggiori avversità),
evitando di indugiare, di rimuginare su quanto è fonte di
disagio e sottraendosi così al rischio di esacerbare
ulteriormente tale condizione.
E’ sano
realismo, dunque.
In fondo,
una maggiore leggerezza, la constatazione umoristica della
imperfezione che aleggia costantemente dentro e fuori di noi
ci solleva da quella aspirazione al perfezionismo, e, in fondo
dalla staticità, da una sorta di non-vita, che rischia di
rendere la nostra esistenza, molto pesante, carica di enormi
aspettative che quasi mai si riescono a realizzare.
In ultima
analisi si tratta di un cambiamento dei propri filtri mentali,
del proprio modo di vedere, che è possibile mettere in atto
in qualunque momento della propria esistenza e a qualsiasi età.
Ogni momento può essere quello ‘buono’: è sufficiente
ascoltarsi e dare spazio a questa richiesta di cambiamento che
ci portiamo dentro e che di tanto affiora in modo più
intenso.
In percorsi
individuali, oppure di gruppo, con un orientamento teorico,
piuttosto che con un altro poco importa. Quello che è
fondamentale è la voglia unita al coraggio di guardarsi
dentro, allargando la prospettiva anche verso ciò che ci
circonda, perseverando nella ricerca finché non si trova la
soluzione o le soluzioni che meglio si sentono adatte a se
stessi.
Ecco perché
nel testo in oggetto ho presentato varie possibilità, senza
la pretesa di essere esaustiva, privilegiando quelle che per
esperienza personale e professionale mi sono sembrate e mi
sembrano molto valide, date le solide basi scientifiche su cui
si fondano. Il volume stesso, così come la nostra vita, è in
continuo divenire, per questo le sue proposte sono rivolte ad
un presente immediato con l’apertura verso possibili
evoluzioni ed integrazioni future.
Ed è
proprio in quest’ottica che anche il Centro ArmoniaBenessere
si pone: un luogo di incontro, di confronto, di scambio, in
cui ciascuno può intraprendere il suo personale cammino di
autoconoscenza, di potenziamento e realizzazione di mente,
corpo e spirito in piena libertà e responsabilità con
personale qualificato e ‘compagni di viaggio’ altrettanto
desiderosi di crescere e di fare nuove esperienze di vita.
D.
Un’ultima domanda, un po’ provocatoria. Può esserci
veramente un “manuale di istruzioni” per la vita?
Confesso
che questa è una tra le domande più ricorrenti che mi
vengono rivolte, insieme a quelle più ampiamente tese e
trovare delle risposte circa se stessi, il proprio grado di
‘normalità’ e il ciò che è ‘giusto’ o meno per se
stessi.
Per certi
versi sarebbe ‘comodo’ se esistesse un simile manuale:
probabilmente le sue vendite registrerebbero costantemente il
tutto esaurito!
Questo
fantomatico libro si troverebbe a rispondere ad un’esigenza
diffusa di molti di noi che sembra confermata dalle continue
nuove pubblicazioni di tal sorta che promettono effetti
miracolosi in poco tempo e con scarsa fatica.
Sotto
un’altra prospettiva, invece, ritengo che se, per assurdo,
esistesse un simile manuale, gran parte del senso della nostra
esistenza e del nostro cammino quotidiano, che rappresentano
la nostra vita, perderebbero un’ampia parte del loro reale
significato.
Se il
“Conosci te stesso”, in ultima analisi, è il più grande
imperativo a cui ciascuno di noi è chiamato a rispondere di
fronte a se stesso, ricevere un manuale di istruzioni, quale
potrebbe essere quello che accompagna la vendita di un oggetto
di alta tecnologia, rischierebbe di privare noi stessi e di
riflesso anche chi ci circonda del nostro fascino che si cela
anche nel velo di ignoto che, in misura maggiore o minore, ci
accompagna fino alla fine dei nostri giorni. E renderebbe il
nostro cammino privo di senso: se fossimo già giunti alla
meta, che senso avrebbe incedere ancora?
Camminare a
partire da se stessi per arrivare agli altri. Questo in
estrema sintesi sarebbe il percorso. Senza l’uno non sarebbe
possibile neppure l’altro.
Ecco,
quindi, che risulta oltremodo necessario mettere alla prova se
stessi, le proprie risorse, così come i propri limiti, le
potenzialità, e le imperfezioni, per arrivare a capire fino a
dove possiamo osare, cosa possiamo migliorare e cosa dobbiamo
accettare con amore e compassione perché difficilmente
modificabile.
Ecco,
dunque, che mentre compiamo tale cammino, senza quasi
accorgercene, quel famoso manuale verrebbe scritto,
silenziosamente, con il procedere della nostra esperienza
personale, del nostro conoscere gli altri e ri-conoscerci
attraverso loro.
Ecco,
dunque, veder apparire anche quel famoso elenco di ciò che può
fare al caso nostro in un determinato momento di vita e ciò
che in un momento successivo può non essere più utile e/o
adattivo.
E, ancora
una volta, il manuale sarebbe a stretto uso personale,
collocato in un preciso spazio e tempo, costantemente
modificabile e rinegoziabile.
A volte si
vorrebbe donarlo, a fin di bene, ad amici, o parenti, ma,
forse, il dono più grande che si può fare loro è proprio
quello di lasciarli liberi e responsabili della loro vita e di
compiere quelle esperienze che, nel bene o nel male, nella
gioia, o nel dolore, possono consentire loro in prima persona
di scrivere il loro manuale di vita.
Lo stesso
volume qui recensito non vuole essere un manuale di istruzioni
per la vita, ma vuole rappresentare la fotografia di un
istante, virtualmente passibile di essere modificata,
ampliata, corretta in un futuro più o meno imminente. Non
desidera essere un concentrato di risposte, ma un insieme di
direzioni possibili, di opportunità, di stimoli, di fronte ai
quali ciascuno può trovare quelli che sente più consoni per
se stessi in quel momento.
E una
curiosità. Alla fine del libro c’è un questionario per
misurare il proprio grado di felicità. Ha raggiunto un buon
punteggio?
R. Una
domanda personale a cui volentieri offro una risposta
altrettanto personale.
Sicuramente
mi sento soddisfatta del punteggio ottenuto, ma la mia
continua crescita emotiva e spirituale, che mi auguro di poter
portare avanti fino alla fine dei miei giorni con la stessa
forza, energia ed entusiasmo che oggi mi caratterizzano,
facendo tesoro di tutte le esperienze di vita, di gioia, così
come di dolore, mi porta ad avere un atteggiamento fiducioso e
speranzoso per il futuro circa un possibile ulteriore
incremento di tale punteggio, o quantomeno un suo
mantenimento. (perché anche i decrementi sono possibili..)
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A
cura di Marisa Poletti Scurati
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