Intervista ad Anna Fata
   
 
   
 
   

D. Può bastare un pensiero positivo per contrastare tutto quello che non va?

R. Questo credo che sia un mito da sfatare: penso che se una persona ha dei grossi disagi psichici, fisici o emotivi, il mero ‘pensare positivo’ non può essere di grande aiuto a meno che non sia affiancato anche da un percorso mirato a indagare e, se possibile, risolvere le cause di tali disagi.

Sarebbe un po’ come mettere un coperchio sopra ad una pentola in ebollizione: prima o poi rischierebbe di tracimare e, magari, ancora peggio, di spegnere la fiamma che la alimenta.

Diverso, invece, è il caso delle piccole avversità quotidiane che possono coinvolgere ciascuno di noi. In tali casi è possibile imparare ad evitare di drammatizzare (“E’ la fine!”), di generalizzare (“Capitano tutte a me!”), di vittimizzarsi (“Ce l’ha con me!”), di personalizzare (“Ho sgarrato un giorno di dieta: sono un fallito!”) e, quindi, vivere meglio.

E’ un po’ il discorso del bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto. Esercitarsi a vedere l’altra faccia della medaglia non fa sparire quella meno gradevole, semplicemente consente di focalizzarsi su ciò che di più positivo e piacevole accade (e questo è sempre possibile, anche nelle maggiori avversità), evitando di indugiare, di rimuginare su quanto è fonte di disagio e sottraendosi così al rischio di esacerbare ulteriormente tale condizione.

E’ sano realismo, dunque.

In fondo, una maggiore leggerezza, la constatazione umoristica della imperfezione che aleggia costantemente dentro e fuori di noi ci solleva da quella aspirazione al perfezionismo, e, in fondo dalla staticità, da una sorta di non-vita, che rischia di rendere la nostra esistenza, molto pesante, carica di enormi aspettative che quasi mai si riescono a realizzare.

In ultima analisi si tratta di un cambiamento dei propri filtri mentali, del proprio modo di vedere, che è possibile mettere in atto in qualunque momento della propria esistenza e a qualsiasi età. Ogni momento può essere quello ‘buono’: è sufficiente ascoltarsi e dare spazio a questa richiesta di cambiamento che ci portiamo dentro e che di tanto affiora in modo più intenso.

In percorsi individuali, oppure di gruppo, con un orientamento teorico, piuttosto che con un altro poco importa. Quello che è fondamentale è la voglia unita al coraggio di guardarsi dentro, allargando la prospettiva anche verso ciò che ci circonda, perseverando nella ricerca finché non si trova la soluzione o le soluzioni che meglio si sentono adatte a se stessi.

Ecco perché nel testo in oggetto ho presentato varie possibilità, senza la pretesa di essere esaustiva, privilegiando quelle che per esperienza personale e professionale mi sono sembrate e mi sembrano molto valide, date le solide basi scientifiche su cui si fondano. Il volume stesso, così come la nostra vita, è in continuo divenire, per questo le sue proposte sono rivolte ad un presente immediato con l’apertura verso possibili evoluzioni ed integrazioni future.

Ed è proprio in quest’ottica che anche il Centro ArmoniaBenessere si pone: un luogo di incontro, di confronto, di scambio, in cui ciascuno può intraprendere il suo personale cammino di autoconoscenza, di potenziamento e realizzazione di mente, corpo e spirito in piena libertà e responsabilità con personale qualificato e ‘compagni di viaggio’ altrettanto desiderosi di crescere e di fare nuove esperienze di vita.

D. Un’ultima domanda, un po’ provocatoria. Può esserci veramente un “manuale di istruzioni” per la vita?

Confesso che questa è una tra le domande più ricorrenti che mi vengono rivolte, insieme a quelle più ampiamente tese e trovare delle risposte circa se stessi, il proprio grado di ‘normalità’ e il ciò che è ‘giusto’ o meno per se stessi.

Per certi versi sarebbe ‘comodo’ se esistesse un simile manuale: probabilmente le sue vendite registrerebbero costantemente il tutto esaurito!

Questo fantomatico libro si troverebbe a rispondere ad un’esigenza diffusa di molti di noi che sembra confermata dalle continue nuove pubblicazioni di tal sorta che promettono effetti miracolosi in poco tempo e con scarsa fatica.

Sotto un’altra prospettiva, invece, ritengo che se, per assurdo, esistesse un simile manuale, gran parte del senso della nostra esistenza e del nostro cammino quotidiano, che rappresentano la nostra vita, perderebbero un’ampia parte del loro reale significato.

Se il “Conosci te stesso”, in ultima analisi, è il più grande imperativo a cui ciascuno di noi è chiamato a rispondere di fronte a se stesso, ricevere un manuale di istruzioni, quale potrebbe essere quello che accompagna la vendita di un oggetto di alta tecnologia, rischierebbe di privare noi stessi e di riflesso anche chi ci circonda del nostro fascino che si cela anche nel velo di ignoto che, in misura maggiore o minore, ci accompagna fino alla fine dei nostri giorni. E renderebbe il nostro cammino privo di senso: se fossimo già giunti alla meta, che senso avrebbe incedere ancora?

Camminare a partire da se stessi per arrivare agli altri. Questo in estrema sintesi sarebbe il percorso. Senza l’uno non sarebbe possibile neppure l’altro.

Ecco, quindi, che risulta oltremodo necessario mettere alla prova se stessi, le proprie risorse, così come i propri limiti, le potenzialità, e le imperfezioni, per arrivare a capire fino a dove possiamo osare, cosa possiamo migliorare e cosa dobbiamo accettare con amore e compassione perché difficilmente modificabile.

Ecco, dunque, che mentre compiamo tale cammino, senza quasi accorgercene, quel famoso manuale verrebbe scritto, silenziosamente, con il procedere della nostra esperienza personale, del nostro conoscere gli altri e ri-conoscerci attraverso loro.

Ecco, dunque, veder apparire anche quel famoso elenco di ciò che può fare al caso nostro in un determinato momento di vita e ciò che in un momento successivo può non essere più utile e/o adattivo.

E, ancora una volta, il manuale sarebbe a stretto uso personale, collocato in un preciso spazio e tempo, costantemente modificabile e rinegoziabile.

A volte si vorrebbe donarlo, a fin di bene, ad amici, o parenti, ma, forse, il dono più grande che si può fare loro è proprio quello di lasciarli liberi e responsabili della loro vita e di compiere quelle esperienze che, nel bene o nel male, nella gioia, o nel dolore, possono consentire loro in prima persona di scrivere il loro manuale di vita.

Lo stesso volume qui recensito non vuole essere un manuale di istruzioni per la vita, ma vuole rappresentare la fotografia di un istante, virtualmente passibile di essere modificata, ampliata, corretta in un futuro più o meno imminente. Non desidera essere un concentrato di risposte, ma un insieme di direzioni possibili, di opportunità, di stimoli, di fronte ai quali ciascuno può trovare quelli che sente più consoni per se stessi in quel momento.

E una curiosità. Alla fine del libro c’è un questionario per misurare il proprio grado di felicità. Ha raggiunto un buon punteggio?

R. Una domanda personale a cui volentieri offro una risposta altrettanto personale.

Sicuramente mi sento soddisfatta del punteggio ottenuto, ma la mia continua crescita emotiva e spirituale, che mi auguro di poter portare avanti fino alla fine dei miei giorni con la stessa forza, energia ed entusiasmo che oggi mi caratterizzano, facendo tesoro di tutte le esperienze di vita, di gioia, così come di dolore, mi porta ad avere un atteggiamento fiducioso e speranzoso per il futuro circa un possibile ulteriore incremento di tale punteggio, o quantomeno un suo mantenimento. (perché anche i decrementi sono possibili..)

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A cura di Marisa Poletti Scurati