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di
Adalisa Tomezzoli Pasqualini
Valeria
Rossi
Direttore
editoriale del bimensile ‘Ti presento il cane’
Consigliere dell’Associazione ‘Dalla parte del cane
Onlus’
Allevatore di Husky con grandissima esperienza di expo
Scrittrice di vari libri su educazione, etologia canina, cani
aggressivi.
atp:
Cominciamo parlando un po’ del passato. Da cosa o forse è
meglio dire da chi nasce questo suo grande amore per i cani?
VR: Dal mio DNA, suppongo. Non ricordo un solo giorno
della mia vita in cui non abbia avuto (o voluto) un cane
accanto a me.
Quando dovevo scontrarmi con le proteste dei miei
genitori (la casa è piccola, il cane va seguito con cura e
noi abbiamo poco tempo...ecc. ecc...) mi sfogavo andando a
coccolare i cani altrui o “dirottando” sugli animali più
improbabili. Ho tenuto per mesi una mantide religiosa che mi
portavo “appesa” alla giacca come una spilla. E lei ci
stava! Appena sono riuscita – martellando incessantemente
- a convincere i miei genitori, comunque, ho avuto il
mio primo cane. Avevo 12 anni. Da allora non sono mai più
riuscita a vivere senza (almeno) un cane.
atp:
Quale caratteristica essenziale l’attrae in maniera
particolare nelle razze nordiche. Cosa pensa dello sleddog? Lo
considera uno sport scellerato, inumano?
VR: Il motivo per cui ho cominciato ad allevare
siberian husky è stata la mia passione per l'etologia. Ad
eccezione dei mix cane-lupo, i cani nordici e quelli primitivi
sono probabilmente i più vicini al “cane naturale”, al
modello selvaggio che ero interessata a studiare. Poi un conto
sono le motivazioni iniziali e un altro è quello che succede
quando i cani li hai davvero: lì diventa un discorso di puro
e semplice amore.
Lo sleddog non l'ho mai praticato a livello
agonistico, perché vivevo troppo lontano dalle montagne e
dalla neve. Ho però testato tutti i miei cani per vedere se
avevano passione ed attitudine per il traino...e così mi sono
resa conto che gli husky non amano tirare: lo ADORANO! Chi
pensa che sia una forzatura o addirittura una crudeltà non ha
mai assistito alle scene di puro panico che i cani fanno
quando NON vengono attaccati alla slitta, perché si esce con
altri loro “colleghi”. Per un husky fare sleddog è tutto.
E' gioia, entusiasmo, è fare quello per cui sono nati.
Questo non significa, purtroppo, che non esistano
persone che rovinano questo splendido sport per amore del
denaro, anziché dei cani. Ai livelli agonistici più alti,
purtroppo, è ancora diffuso il fenomeno del doping, che ogni
amante dei cani deve condannare pesantemente. Per fortuna in
Italia oggi esiste una Federazione serissima, la FIMSS
(Federazione Italiana Musher Sleddog Sport)
che si sta occupando con molta fermezza di questo
problema e di tutto quello che esula dalla gioia di lavorare
insieme con rispetto reciproco. Credo di poter dire che molto
presto, almeno in Italia, lo sleddog sarà uno degli sport più
“puliti” che si possano fare con il proprio cane.
atp:
Consiglierebbe ad un cinofilo inesperto l’acquisto di un
Husky? Quali sono i proprietari adatti ad un cane nordico di
questo tipo?
VR: Non è tanto questione di esperienza, quanto di
“feeling” con le razze nordiche. L'husky o si ama o si
odia, non ci sono vie di mezzo. Il proprietario ideale è
quello esperto soprattutto in etologia, non tanto in
“cani” in generale...perché l'husky è un cane moooolto
particolare...quasi un “lupo zuccherato”, come l'ho sempre
definito io; ma se scatta il feeling, l'amore, la passione,
anche il completo neofita può stringere un rapporto
bellissimo con un husky. Così come l'”espertone” di
turno, che però ha sempre avuto boxer o pastori tedeschi, può
trovarsi completamente spiazzato. Sicuramente non basta
“conoscere i cani” per prendere un husky: bisogna
proprio...conoscere gli husky! E per conoscerli bene bisogna
viverci insieme: quindi, in un certo senso, al primo husky si
è sempre inesperti, anche se si fosse al centesimo cane!
atp:
Il passaggio dall’allevamento alla pubblicazione di un
giornale che parla sì di cani, di varie razze intendo, ma
anche di comportamento, etologia, addestramento, educazioni
alternative, attivazioni mentali, sensor puppy,
wolf wohling ecce ecc ecc, è stato ‘doloroso’?
VR: Di più: lasciare l'allevamento è stato il più
grosso dramma della mia vita, dopo la perdita di mio padre.
Però, purtroppo, le due cose sono andate di pari passo: ho
dovuto occuparmi di mia madre, che era rimasta sola, e lei era
anziana e malata. Non potevo costringerla a vivere in mezzo a
un bosco.
Così ho dovuto dire addio ai miei cani, e ancora
adesso non riesco a ripensarci senza piangere. In compenso
quello di creare una rivista cinofila “tutta mia” è stata
la realizzazione di un sogno che forse non sarei mai riuscita
a realizzare se avessi avuto ancora l'allevamento, perché il
tempo non mi sarebbe bastato per seguire entrambe le attività
buttandomici dentro anima e corpo, che è poi il modo (forse
sbagliatissimo...ma non posso farci nulla!) in cui faccio
tutte le cose.
atp:
In che modo si sente coinvolta nelle vicissitudini di tutte
quelle persone che hanno acquistato o acquistano tutt’ora un
cane dell’est? Ha avuto lei personalmente cattive
esperienze?
VR: No, fortunatamente no. Essendo cinofila a 360°
fin dalla più tenera età, mi sono sempre informata più che
potevo e i miei cani sono sempre stati acquistati da
allevatori serissimi, che mi hanno sempre dato cuccioli
sanissimi.
Però non ho mai avuto le fette di prosciutto sugli
occhi...quindi vedevo quello che succedeva intorno a me; e non
riuscivo a digerirlo, perché io i cani li amo tutti, non solo
i miei.
Questo ha dato il via alla mia battaglia, che
continuerà finché il traffico dei “cagnari” non avrà
finalmente fine.
atp:
Il giornale e i siti on-line dell’Associazione e del
giornale stesso si battono con convinzione sul divieto
d’importazione in Italia di cuccioli di pseudo - razze x che
muoiono dopo pochi giorni dall’acquisto in case di ignari
proprietari, e hanno dichiarato guerra ai cosiddetti
‘cagnari’ , a causa di questo ha avuto qualche
ripercussione?
VR: Finora solo una telefonata minatoria...a cui ho
dato il peso che meritava. Ovvero ZERO.
So che la mia battaglia è
giusta e non intendo fermarmi “per non avere rogne”: se
facessimo tutti così, nessuno si occuperebbe più delle
vittime, ma saremmo
tutti complici dei carnefici.
Questo non può rientrare nella mia filosofia di vita.
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