Sara e DL4
   
 
   
 
   

Chi sono costoro?
L’una umana, e l’altro?

I protagonisti di questa vicenda, (tragica: gli animali che non sopravvivono e che sono usati come cavie per esperimenti nei laboratori di case farmaceutiche, e miracolosa: le Beagles Angels che li salvano), sono Sara e Dl4, un beagle.

Sara insieme alle altre Beagles Angels, danno agli animali una chance che era loro diritto avere: la possibilità di correre felici nei prati, di essere accarezzati con amore,  di percepire sentimenti nuovi e mai conosciuti fra le luci al neon e gabbie fredde e grigie, uniche tane per la loro tristezza.

AT: Sara ci spieghi perché ha chiamato il suo cane DL?

S: Il nome dl4 deriva provocatoriamente dal dl50 (dose letale 50) uno dei più terribili esperimenti di tossicità dove trovano morte atroce un numero altissimo di animali. Il meccanismo macabro consiste nell’individuare la dose letale, che uccide, il 50 per cento del campione di animali utilizzato. Per esempio su 100 conigli, 50, su 50 cani 25, e così via. La morte è per asfissia, arresto cardiaco, soffocamento, convulsioni, avvelenamento. I primi 4 beagle salvati li abbiamo chiamati dl1, dl2, dl3 e dl4 in memoria di quanti morti per il dl50. Dl4 era il quarto di quei famosi 4.

AT: Ho la sensazione che gli animali che soffrono porgano all'uomo sensibilità e attenzione di dimensioni diverse, quasi imbarazzanti. Una sorta di attesa dell'irreparabile, una conscia rassegnazione: “Bé vedremo che cosa ti inventerai di nuovo, tanto peggio di così..”

S: Gli animali nei laboratori sono quasi sempre rassegnati. Sono stati selezionati per essere remissivi. D’altronde reagire non servirebbe a molto. Quelli che ci provano vengono puniti e sacrificati.

AT: Parliamo un po' di DL4: il primo sentimento che ha provato nel vederlo? La prima reazione del cane? Come è stato l'inserimento in casa? Che cosa lo spaventa? Cosa gli piace?

S: Pietà, orrore e rabbia. Era anche la mia prima volta in un laboratorio. E in uno dei peggiori. Lui non mi guardava, come tutti gli altri, gli occhi ti attraversavano senza minimamente posarsi su di te. Eri un fantasma. Sembrava di toccare un oggetto inanimato, una pietra, senza vibrazioni, fredda e morta. Una sensazione che non dimenticherò. Ha vissuto in giardino a lungo, senza farsi quasi vedere, scavava delle buche e usciva solo per mangiare. Ci è voluta tanta fiducia, pazienza e molto tempo. Lo spaventava tutto all’inizio perché non conosceva nulla del mondo, allevato e cresciuto in asettiche pareti lucide con temperatura costante, aria condizionata, luce e buio artificiali, non aveva mai visto l’erba, sentito il vento, la pioggia, scavato nella terra, annusato fiori e tracce. Non voleva passare dalle porte, perché significava uscire dal box e andare nella stanza degli esperimenti. Ora ha sempre paura di mille cose, ma riesce a gestire lo stress e va raramente nel panico. A casa, ambiente noto e sicuro è un cane socievole e affabile anche con estranei. Fuori, al di fuori dai soliti percorsi va ancora nel panico e diventa cosa morta, rigida e insensibile agli stimoli. Un blocco rigido. Ama stare con gli altri cani di casa. Soprattutto si sente sicuro in compagnia di Alf, il suo cane guida, da cui ha imparato pressoché tutto. Con lui andrebbe in capo al mondo, viceversa, portarlo da qualche parte senza Alf è un’ardua impresa.

AT: In che modo potete inserire i DL nelle famiglie affidatarie? La socializzazione come viene fatta? Gli stimoli che voi date a questi cani sono visivi? Olfattivi? Uditivi? Tattili?

S: Prima affrontano da noi la fase riabilitativa durante la quale vengono gradualmente reinseriti una serie di stimoli sconosciuti dal cane. Passano prima da uno spazio ristretto ad uno più ampio, ad uno con anche spazio esterno, fino ad un recinto dove possono sgambare, di pari passo vengono prima gestiti da una sola persona, per poi passare ad altri individui per abituarli a socializzare con gli umani. Poi collare e guinzaglio e tentativi di uscite, che sono l’ostacolo più ostico all’inizio. Gli stimoli sono relativi a tutti i sensi: imparano a vedere, toccare, annusare cose sconosciute. Le famiglie entrano in scena quando i Cani SONO almeno arrivati ad un livello di riabilitazione per  cui possano essere gestiti in casa, con problemi, ma almeno possono essere toccati senza avere crisi di panico o convulsive.