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Sara
Turetta e i cani (ma non solo) rumeni…
a cura di Adalisa Tomezzoli
Pasqualini
In questo racconto, le persone che amano gli animali si
trovano spiazzate, probabilmente così come si sono trovate
spiazzate dopo l’ordinanza Sirchia (anche se i confronti
sono eccessivi) per motivi diversi ma per una personale
corrosione interna molto simile, data dall’impotenza o dal
senso di ingiustizia che ne deriva.
Poche persone, ancora oggi dopo quattro anni che in Romania
vige la legge di far uccidere tutti i randagi indistintamente,
sono al corrente di quanto sta accadendo e perché.
Le foto che dimostravano le uccisioni o forse potrei dire i
massacri dei cani circolavano esclusivamente fra gli addetti
ai lavori.
Sono entrata nel sito di Save the Dogs e sono riuscita a
guardarne poche…mi ha preso lo stomaco…un forte senso di
pietà…di impotenza…di incredulità…
Che fare?
Già, Sara di queste foto ne ha viste molte dal ‘vivo’.
Finché noi ci impietosiamo e magari ci scende anche
qualche lacrima, ‘là’ i cani vengono uccisi, quindi si
deve fare qualcosa e Sara la sta facendo, diamole una mano!
Sara ci racconti, ci faccia comprendere come è
possibile che l’uomo tenti di risolvere cruentemente i
problemi nati dalla propria insensibilità, disattenzione,
superficialità!

AT: Sara lei fa parte di un’associazione italiana?
ST: Dopo quattro anni di lavoro
da “free lance”, sostenuta da diverse associazioni, ho
creato Save the Dogs and other Animals onlus, un gruppo che
lavora esclusivamente per salvare i cani randagi in Romania.
AT: Ci dica che cosa l’ha spinta a partire?
ST: La prima volta ho voluto
capire se si trattava di una grande montatura o della realtà.
La quarta volta, quando mi sono trasferita in Romania, è
stata la consapevolezza di poter alleviare il dolore di
moltissime creature.
AT: Quale è stata la situazione che ha trovato strada
facendo e non solo in Romania?
ST: Un’ecatombe:
animali agonizzanti, avvelenati, travolti dalle auto e in
attesa di morire con la colonna fratturata, canili lager
invasi da epidemie…un disastro. In Ungheria nemmeno un
randagio. In Romania una tragedia.

AT: Che cosa fa in Romania?
ST: Gestisco un centro di
sterilizzazione per cani e gatti (randagi e di proprietà),
dove lavorano 9 persone e dove hanno trovato rifugio 250
animali. Ogni mese, secondo la filosofia del “Neuter and
Release” (sterilizza e rilascia), sterilizziamo circa 150
animali, oltre a salvarne ogni giorno decine da malattie,
incidenti e maltrattamenti.
AT: Com’è riuscita ad inserirsi nell’ambiente,
perché ha scelto proprio questa città?
ST: Non l’abbiamo scelta: ci
ha scelto. Una famiglia italiana che lavorava sul posto ci ha
pregato di intervenire. Nel 2002 c’erano cani morti ovunque
per la strada, avvelenati dalle autorità. Grazie alla loro
presenza abbiamo coinvolto il sindaco di Cernavoda, che ha
deciso di cambiare strategia. A lui ne è seguito un secondo.
A Bucarest non avremmo avuto né la forza finanziaria né
quella politica per portare avanti un progetto del genere. Ci
accontentiamo di fornire assistenza e sterilizzazioni gratuite
ad associazioni e persone povere, grazie alla collaborazione
con una dottoressa della capitale.
L’inserimento è stato
difficilissimo: non conoscevo la lingua e la gente era
diffidente. Sono stata molto sola, per almeno due anni.
AT: Qual è la mentalità delle persone rumene?
ST: I rumeni hanno sofferto
molto. In questa fase storica, alcuni di loro possono avere
tutto, e lo vogliono in fretta, senza rispettare nessuna
regola. Altri hanno meno di prima, sono arrabbiati e delusi, e
spesso si rifanno sui deboli: gli anziani, i bambini, gli
animali. I diritti umani fondamentali non sono rispettati in
Romania, figuriamoci quelli degli animali. Ma il cambio della
mentalità rappresenta la vera sfida. Ed è su questo che
stiamo cercando di lavorare.
AT: In che modo sta aiutando la popolazione animale:
cani, gatti,cavalli,asini?
ST: La popolazione di cani e
gatti randagi si sta drasticamente riducendo grazie alle
nostre 3100 sterilizzazioni in tre anni. Oltre 500 tra cani e
gatti hanno trovato famiglia all’estero, in Italia,
Svizzera, Svezia e Olanda, grazie all’aiuto di altre
organizzazioni. Per gli asini stiamo sviluppando dei progetti
con una grande fondazione inglese, il Donkey Sanctuary, con
cui la scorsa estate abbiamo curato decine di animali nei
villaggi del sud est del paese. Per i cavalli possiamo fare
poco se non curare i casi più drammatici e riscattare, quando
i fondi lo permettono, degli animali destinati al macello.
AT: Che cosa si dovrebbe fare? Che cosa si sta facendo?
Che cosa chiede venga fatto?
ST: Si dovrebbe mobilitare la
Comunità Europea affinché faccia pressione sul Governo
Rumeno, così come ha fatto per ottenere il miglioramento
delle condizioni degli orfani, in materia di diritti degli
animali. Si dovrebbe chiedere alla Comunità Europea di non
finanziare solo ponti, strade e dighe negli ex paesi del
blocco sovietico, ma di sostenere anche progetti educativi e
iniziative come la nostra, che hanno bisogno di fondi costanti
per poter sopravvivere.
AT: Chi legge può aiutarla economicamente o, se ci
fosse qualche volontario anche fisicamente?
ST: Le donazioni dei privati
cittadini ci hanno consentito di fare ciò che abbiamo fatto
finora: senza la fiducia e l’aiuto di migliaia di zoofili,
non avremmo mai potuto creare un’isola felice in mezzo a
quel mare di dolore che è la Romania dei randagi. Per quanto
riguarda il volontariato, accettiamo solo studenti di
veterinaria o medici laureati, per motivi logistici e
gestionali. Ma si può aiutare collaborando qui a Milano con
Save the Dogs, la mia associazione (tel. 3206521564), che ha
sempre bisogno di persone per gli spostamenti dei cani
dall’aeroporto alle pensioni e per la raccolta del materiale
medico sanitario.
AT: La situazione odierna? Avete delle scadenze da
rispettare? Potete far
usufruire e dare questo servizio di sterilizzazione nei
prossimi anni o avete qualche altra nuova ‘idea’ oltre a
questo?
ST: Vorremmo estendere ad altre
città la “moratoria” sullo sterminio dei cani randagi, ma
per far questo servono più fondi. Il sogno è una clinica
mobile, un caravan riadattato a sala operatoria, che ci
consenta di spostarci e sterilizzare migliaia di animali in
giro per il paese. La clinica darebbe una chance anche per
molti animali di proprietà tenuti in condizioni pessime nei
villaggi della Romania.
AT: Vi è coinvolgimento dei mass media rumeni? Le
persone del luogo si attivano per aiutare? La loro situazione
economica permette di avere un animale in casa da mantenere?
ST: I mass media rumeni, dopo
un’iniziale interesse per il tema, stanno pressoché
ignorando la mattanza di cani. L’opinione pubblica è
d’accordo, quindi non vi è nulla di scandaloso in ciò che
avviene. Ogni tanto qualche tv privata manda in onda immagini
orrende di ciò che succede nei canili dal nord a sud, ma
regna l’indifferenza. Le persone del luogo hanno troppi
problemi per pensare agli animali, che non rientrano nelle
loro priorità. Con le eccezioni che ci sono ovunque.
Moltissimi però hanno un cane, ma nella provincia (dove
lavoriamo noi) è soprattutto un cane da guardia, che vive
alla catena e svolge una funzione. Questi animali mangiano
quello che mangiano gli altri membri della famiglia, a volte
solo un tozzo di pane. Ma si sta facendo strada, poco per
volta, il concetto di animale da compagnia, anche se siamo
solo agli inizi.
AT: Si avvale di aiuti internazionali, italiani, rumeni?
Collaborate con altre associazioni sensibili al problema?
ST: Gli aiuti arrivano
principalmente dall’Italia e dalla Svizzera, ma anche dalla
Svezia e dall’Olanda, dove abbiamo appena aperto una sede
come Save the Dogs. L’aiuto dall’estero non è solo
economico ma riguarda anche il piano di adozioni, sul quale
l’Olanda e la Svezia hanno margini assai più ampi
dell’Italia.
AT: Che cosa vorrebbe dire a chi sta leggendo?
ST: Di non credere che lavorare
e aiutare gli animali in paesi poveri sia biasimevole.
Insegniamo il rispetto e l’amore per altre creature. Un
messaggio positivo, non violento, che diffondiamo in un paese
dove regna la legge del più forte, dove non c’è giustizia.
E i bambini sono i primi a raccogliere questo messaggio…
AT: Le chiedo un’ultima considerazione….
S: Se ogni italiano rinunciasse ad un caffè o ad un
pacchetto di sigarette ogni tanto, associazioni come la nostra
potrebbero salvare migliaia di animali in più….tutte le
associazioni, in ogni campo, potrebbero fare di più.
AT: In qualche modo e nel nostro piccolo possiamo
diffondere un suo messaggio speciale ai nostri lettori?
ST: Inviando il link del
nostro sito www.canibucarest.it
a tutti gli amici e i conoscenti. Magari mettendo in primo
piano il racconto della nostra vice presidente, Angela
Gentile, che ha raccontato la sua esperienza nel canile della
morte di Bucarest.

Un piccolo pensiero a chi è già sulla via
dell’arcobaleno…
Un piccolo pensiero a chi inevitabilmente percorrerà la
via dell’arcobaleno …
Facciamoci tutti un esame di coscienza senza scandalizzarci
(non serve), o vergognarci per il giudizio altrui (i buoni
sentimenti non devono far arrossire) e se ci sentiamo a
disagio per quanto accade (non troppo vicino a noi, ma nemmeno
così distante) diamo una mano, anzi mettiamo una mano nella
tasca e porgiamo uno qualsiasi dei colori dell’arcobaleno
che compongono la nostra ‘nuova’ moneta…nonostante
tutto, potremmo sentirci meglio…
ATP Credits,
Matt Corner
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