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Confidenze
troppo intime
Regia:
Patrice Leconte
Anno: 2004
Giovedì
ore 18.00.
E’
l’inizio del rapporto simil-terapeutico tra Anna e William,
la prima una donna con problemi sessuali con il marito, il
secondo .. un fiscalista!
Anna
crede di rivolgersi ad uno psicoanalista, ma inavvertitamente
sbaglia porta e si ritrova senza saperlo nello studio di un
fiscalista che non riesce a chiarire subito l’equivoco,
abituato com’è a ricevere le confessioni personali dei suoi
clienti che tra numeri, leggi e complessi incartamenti
finiscono col rivelargli ampie parti della loro vita.
Anna
desidera recuperare il rapporto con il marito da cui non
riceve più alcun tipo di attenzione fisica da circa sei mesi,
precisamente dal momento in cui è stato vittima di un
incidente. Eppure lei continua ad amarlo e non riesce ad
arrendersi di fronte alla sua freddezza.
Chi
sta veramente male, chi ha veramente bisogno di essere curato?
Anna che, nonostante i soprusi, le ‘stranezze’ del marito
continua ad amarlo o il marito stesso, che pretende da lei
giochi erotici che William fatica a concepire? Questi sono
alcuni tra i tanti interrogativi che Faber solleva e che a
distanza di tempo Anna riesce a fare suoi.
Interessante
anche il rapporto che si instaura tra il fiscalista e lo
psicoanalista da cui Faber si reca di tanto in tanto per degli
incontri che per certi versi ricordano il rapporto
professionale di ‘supervisione’. E da bravo psicoanalista
l’uomo rimanda a Faber il quesito: chi ha realmente bisogno
di cura: è William o Anna..? In fondo, è proprio Faber che,
alla fine, si ritrova davanti ad un analista..
Questa
connotazione analitica pare pervadere l’intero il film:
anche la ex moglie di Faber si scopre andare da un analista da
sei mesi per “elaborare il lutto dell’amore con l’ex
marito” come lei stessa afferma..
Un
pensiero dell’analista a mio avviso è molto interessante:
oggi più che mai abbiamo bisogno di essere ascoltati e siamo
persino disposti a pagare per vedere soddisfatto tale bisogno.
Se un tempo ci si rivolgeva alla parrucchiere, all’idraulico
o al salumiere oggi nessuno sembra più essere in grado di
sop-portare questo ‘peso’ della confessione, per questo
l’analista pare rappresentare un buon compromesso, anche se
a caro prezzo (120 euro a seduta!).
Comunque
la si pensi, in modo quasi provocatorio dal film emerge
l’ipotesi che ogni relazione, a suo modo, potrebbe essere
terapeutica: ogni personaggio presenta la sua personale
evoluzione, all’interno di un contesto relazionale.
La
ex moglie di Faber, prima fidanzata con un personal trainer,
un uomo dalle caratteristiche profondamente opposte da Faber,
decide forse per la prima di affrontare la sua solitudine,
lasciando il fidanzato ed iniziando seriamente ad elaborare la
fine del legame col marito che nonostante il divorzio aveva
continuato a mantenere in modo piuttosto ambiguo.
Faber
lascia lo studio ereditato dal padre, per trasferirsi in un
luogo molto più assolato, luminoso, senza la
segretaria-madre, anche lei eredità professionale
dell’antica figura paterna. Il nuovo ambiente pare andare di
pari passo con la costruzione di un’identità nuova, di uomo
adulto, responsabile di se stesso e delle sue scelte.
Anna,
finalmente, si decide a lasciare il marito, dopo avere preso
atto e accettato il cambiamento dell’uomo. Dà una svolta
alla sua vita, dando voce e corpo a quelle passioni, la danza
per prima, che aveva troppo precocemente abbandonata,
trasferendosi anche lei in un luogo caldo e assolato come il
sud della Francia sa essere
e che lei non aveva mai cessato di amare.
Conoscere
il mondo personale, la realtà più intima di una persona
credo non possa lasciare indifferente nessuno. Le fantasie
sessuali di Anna, il suo mondo interiore più recondito
permettono a Faber di volgere il suo sguardo su una realtà
sconosciuto ma, forse, in fondo a lui affine. Non credo che
sia un caso che tutti noi siamo attratti da ciò che non
conosciamo ma che sentiamo più affine..
Anna
riesce a portare una ventata di novità, di solarità, di
rinnovamento nella vita di Faber, e riesce a catalizzare un
processo di cambiamento che sembrava in lui assai rallentato
se non del tutto bloccato.
Anche
Faber, a sua volta, con il suo ascolto disponibile, attento,
non giudicante, con le sue piccole provocazioni al momento
giusto permette ad Anna di compiere quella sua evoluzione
personale che comunque, come ogni processo evolutivo, vede
alternarsi momenti gioia, ma anche di dolore e di tristezza.
I
due personaggi riescono ad avviare un dialogo, uno scambio
profondo basato sull’empatia e sulla com-passione, che
consente ad entrambi di arricchire il loro mondo interiore, di
aprirsi all’altro e di rinnovarsi interiormente ed
esternamente.
L’amore
rimane sullo sfondo e quasi in una sorta di rispetto implicito
di ‘regole terapeutiche’ analitiche che nella professione
di fiscalista Faber non può conoscere, sembra in ogni caso,
con molta spontaneità riuscire a rispettare.
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