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Le
fate ignoranti
Regia:
Ferzan Ozpetek
Origine: Italia
Anno di produzione: 2001
Antonia
e Massimo sono una giovane coppia di sposi che vivono alla
periferia residenziale di Roma. La morte improvvisa di Massimo
in un incidente dauto conduce alla scoperta da parte
di Antonia del mondo segreto del marito, una grande famiglia
di amici che frequentava ogni domenica di cui faceva parte
anche il suo amante, Michele.
Credo che il dolore che ci coglie impreparati, inatteso, cupo,
devastante, apparentemente inesauribile, possa essere utilizzato
come occasione per mettere alla prova noi stessi, per diventare
consapevoli delle nostre risorse, delle nostre potenzialità.
Dare un senso al dolore, una finalità: questa penso
possa essere un modo valido per uscirne indenni, anzi, rafforzati
da tali situazioni.
Antonia deve elaborare un doppio lutto: la morte del marito,
ma anche la perdita di una persona che, anche in vita, aveva
già perduto. Aveva accanto a sé un mondo sconosciuto
senza saperlo.
Molte volte la nostra attenzione è sviata da mille
piccole preoccupazioni quotidiane e non ne rimane a sufficienza
per chi ci sta più vicino. Le persone più care
diventano parte di una ruoutine che si ripete apparentemente
sempre uguale a se stessa. Tutto ci scorre di fronte come
un film di cui non ci sentiamo partecipi né fisicamente,
né emotivamente.
Solo una brusca interruzione di tali stereotipie ci riporta
alla realtà e ci rendo consapevoli che la nostra immagine
mentale che ci eravamo creati era assai differente dalla realtà
concreta.
Ma non è mai troppo tardi..
Se non si può riportare in vita una persona defunta,
come nel caso di Massimo, si può cercare di fermarsi
e di capire, non solo per cercare di ri-costruire un capitolo
della propria vita, ma anche per evitare di ripetere il medesimo
errore nel futuro.
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