| |
|
I
giorni dell'abbandono
Regia:
Roberto Faenza
Anno: 2005
Olga,
traduttrice, madre di due figli, viene improvvisamente
abbandonata dal marito, senza una parola, una spiegazione,
dopo dieci anni di matrimonio.
Da
qui la caduta della donna, il suo sprofondare nei vissuti
abbandonaci, che la portano a trascurare se stessa, i figli,
il lavoro. In
quest’ultimo, in particolare, non riesce neppure più a
distinguere la trama della storia che sta traducendo dalla sua
personale, che inserisce tra le righe.
“Una
vita vuota di senso”: questa è l’espressione che Mario,
il marito di Olga, utilizza per spiegare la sua crisi e che già
era occorsa una settimana prima del suo matrimonio.
Ognuno
si chiude nel suo mondo e impedisce agli altri di entrarvi:
Mario non fa cenno alla presenza di un’amante, fino a quando
sarà Olga stessa a incontrarli abbracciati a passaggio per la
città di Torino in cui i protagonisti vivono, Olga nasconde
di fronte a sé e agli altri, madre e figli per primi,
l’abbandono subito, quasi con la segreta speranza che il
marito sarebbe tornato prima o poi, i figlio, che cercano di
accettare la situazione, pur con una consapevolezza che va
oltre quella presunta dagli adulti.
E
così in un gioco di equivoci, di mezze e mancate parole si
dipana la trama del film.
Olga
fatica molto ad accettare quanto sta vivendo forse anche e
soprattutto per la scarsa chiarezza da parte del marito a cui
fa eco la sua. A questo punto per la donna la situazione
diventa una vera e propria ossessione in cui l’imperativo è
capire, comprendere dove ha sbagliato, ma diventa un circolo
vizioso: quanto più lei diventa invadente e soffocante, tanto
più il marito si ritira.
La
donna è così ossessionata dall’accaduto e dal pensiero del
marito che la sua figura gli appare ovunque, vede con i suoi
occhi e non riesce a scorgere altro uomo se non lui. Anche il
musicista, vicino di casa, che la ama in segreto da anni, per
lei è praticamente inesistente.
Il
film si chiude con una speranza: la donna, gradualmente sembra
cominciare a risalire la china. Una forte influenza del
figlio, la morte del cane la spronano a ricominciare a
prendersi cura di se stessa e di chi le sta intorno. Cambia
lavoro, ricomincia ad uscire la sera, ma soprattutto, forse
anche lei nel momento della perdita, cioè quando il vicino
musicista trasloca (e quando assiste ad uno dei suoi
concerti), si rende conto che in fondo quell’uomo per lei,
così come per i figli, era assai importante. Forse è
l’inizio di una nuova storia d’amore.
Anna Fata
|
|