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Le
invasioni barbariche
Regia:
Denys Arcand
Anno: 2002
E’
la storia di Remy, ex-docente universitario, malato terminale
di cancro che si ritrova a fare un bilancio della sua vita,
dei suoi affetti, tra una ex-moglie, numerose amanti, un
figlio, Sébastien, broker di successo a Londra e una figlia,
abile skipper nelle acque prossime all’Australia.
Strano
pensare che intorno ad un letto di morte si possano
riconciliare persone che si sono amate, odiate, rivaleggiate,
ma forse è anche merito dello stesso Remy, che riesce ad
ironizzare, seppure amaramente, su un momento così tragico
della sua vita.
Numerosi
temi si affiancano e si intrecciano: da “l’inizio della
invasioni barbariche” come è stato definito l’attacco
dell’11 settembre, alla malasanità, in cui la burocrazia e
le procedure hanno la priorità sul malato di cui spesso non
solo i medici e i loro assistenti, ma anche la religiosa che
li visita non ricorda correttamente i nomi.
E
ancora: l’attacco alla Chiesa, alle sue malefatte, il potere
bieco e spietato dei soldi che sembrano poter comprare tutto,
da esami clinici costosissimi, alla ristrutturazione di una
stanza singola in sotterranei mai utilizzati, alle visite di
alcuni ex-studenti al professore malato.
Eppure,
in questo quadro cinico, spietato, alcuni elementi di umanità
si possono ancora cogliere: la ex-moglie di Remy, Louise che,
nonostante i tradimenti del marito, la separazione, la fatica,
la sofferenza, resta accanto all’uomo, una studentessa che
rifiuta di ricevere i soldi pattuiti al termina della visita
al professore, alcuni amici che giungono al capezzale
dell’uomo non solo dalla sua stessa città, ma finanche
dall’Italia.
Questa
esperienza di vita non lascia indifferente nessuno dei
personaggi.
Remy
si trova a riflettere sulla sua vita: si rende conto di essere
solo, a parte qualche amico che solo grazie al figlio gli sta
vicino, capisce di non essere stato in grado di instaurare una
relazione con il figlio, di cui non riesce a capire neppure
che lavoro svolga, capisce di avere dedicato la sua vita
all’edonismo, che si è manifestato nella ricerca del
piacere con le donne, la cultura, i libri e il buon vino. Ma,
a questo punto, quando il protagonista non è più in grado di
godere di alcuno di quei piaceri si chiede quale possa essere
il senso di tutto questo.
E’
importante, a questo proposito, secondo Remy, avere lasciato
una traccia, avere dato il meglio di sé, ma lui non è sicuro
di avere raggiunto tali obiettivi..
Eppure,
non tutto è perduto: quel tempo che ancora lo separa dalla
morte può essere utilizzato per cercare di allacciare un
rapporto con il figlio, per riavvicinarsi alla figlia, alla
ex-moglie, agli amici, per godere, almeno in modo vicario,
degli antichi piaceri con gli amici, per diventare consapevole
di quel che è stata la sua vita, di quel che avrebbe
desiderato che fosse e di quel che ancora può fare..
Ed
è questa una delle grandi lezioni che il protagonista
trasmette.
Pare
che una delle persone che maggiormente è in grado cogliere
questo messaggio e di farlo proprio è la giovane figlia
tossicodipendente di una delle sue ex-amanti, che somministra
a Remy la dose quotidiana di eroina come antidolorifico,
grazie ad una sorta di ‘contratto’ stipulato con Sébastien.
Ed
è proprio mentre aiuta Remy a non soffrire, mentre lei a sua
volta obnubila la sua coscienza e intorpidisce il suo corpo
con la droga, che riesce a ritrovare quella voglia di vivere:
un uomo il cui corpo sta per morire ma il cui spirito è
ancora estremamente vitale riesce a trasmetterle il valore
della vita.
Ed
è proprio quando lei tocca il fondo, e ancor più quando vede
l’uomo venire meno che riesce a mettere da parte il suo
impulso ad autodistruggersi e comincia a risalire..
Ne
sono manifestazioni esterne il cambiamento di casa, il
trasferimento nell’appartamento di Remy, pieno dei volumi
delle opere che tanto spesso l’uomo citava e che
profondamente amava (non è l’appartamento di una persona
defunta, ma di una persona che aveva la vita dentro e che
l’amava molto) e il bacio appassionato a Sébastien,
un’apertura all’esterno di una persona che era sempre
apparsa centrata su se stessa.
E
lo stesso Sébastien si rende conto, finalmente, che la vita
non è un asettico luogo di lavoro, che non è solo una
dimensione economica, una fidanzata ‘perfetta’, ma
qualcosa di molto più imprevedibile, dai contorni incerti e
decisamente sfumati..
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