Recensioni: film
   
 
   
 
   

Ma quando arrivano le ragazze?

Regia:Pupi Avati
Anno: 2004

Giancarlo (Gianca) e Nick sono due ventenni che si conoscono in occasione dello stage Umbria Jazz. Il film scandisce la storia della loro amicizia e del successo come trombettista del secondo.

Cosa può unire due persone così diverse culturalmente, socialmente due persone come Gianca e Nick? La passione per musica jazz.

Cosa può dividerli? Molte cose: l’amore per la stessa donna, i tradimenti, la presenza del talento in Nick e la sua assenza in Gianca, nonostante lo studio intenso e le aspettative paterne.

Gianca ha vissuto i suoi primi venti anni all’ombra del padre, musicista senza talento che ha rinunciato alla sua passione per la musica per dedicarsi all’attività di commercialista, che per lui ha delineato una splendente carriera fin dalla sua prima infanzia, senza curarsi delle reali inclinazioni e possibilità del figlio.

Gianca, a sua volta, ha trascorso la sua esistenza senza mai chiedersi cosa lui esattamente desiderasse, tutto intento a compiacere il padre, nell’illusione di poter essere mantenuto economicamente da lui per sempre, se solo si fosse impegnato sa suonare come il padre desiderava.

Eccolo, quindi, impegnato in esibizioni che non sempre riscuotevano il successo del pubblico, eccolo impegnarsi in studi e corsi per perfezionarsi, eccolo riferire pedissequamente al padre tutti i suoi progressi, ma nel mezzo di tutte queste attività la sua persona sembrava annullata di fronte all’immagine invadente e pervasiva del padre.

Nick, al contrario, si guadagna da vivere facendo il benzinaio, vive con una matrigna con cui non ha buoni rapporti e suona la tromba senza essere in grado di leggere le note. In lui emerge non solo la passione per la musica, ma ben presto anche quel talento che latitava dentro di lui e che è riuscito ad emergere quando meno si aspettava.

Se Gianca è il “Catcher” perché abile nell’attrarre le ragazze per poi condividerle con l’amico, il vero vincitore anche in questo senso sembra essere Nick. Nick non fa promesse in amore, non si impegna (ha un figlio dalla sorella di Gianca, ma non la sposa), è colui che non chiedendo ottiene. Gianca, invece, si improvvisa psicologo, con i suoi tre esami sostenuti all’università, per certi versi appare un po’ scontato, prevedibile, superficiale. Riesce a sposare Francesca, tanto amata e desiderata, ma non riesce ad impedire che lei lo tradisca proprio con Nick. Anche in questo senso, Nick sembra essere il ‘vincitore’: a lui la passione, a Gianca il legame istituzionale, ‘formale’, il matrimonio (tra Gianca e Francesca) che, però; in se stesso non è in grado di assicurare l’amore.

L’insicurezza di Gianca, la sua gelosia che ossessiona, di fronte ad una sicurezza solo apparente non lo proteggono da quel senso di fallimento per non essere riuscito a raggiungere ciò che sembrava desiderare: l’amore, il successo, la fama, la musica.

Nick, invece, per certi versi sembra che riesca a raggiungere tutto questo, successo, fama, passione, con naturalezza, come lo sbocciare di una inclinazione naturale che aspettava solo il momento giusto e il posto giusto.

Anna Fata