Recensioni: film
   
 
   
 
   

La vita che vorrei

Regia: Giuseppe Piccioni
Origine: Italia
Anno di produzione: 2004

Film lento, meditato, introspettivo, riflessivo.

Le storie professionali e personali di due attori, Laura e Stefano, si incontrano e si intrecciano per un periodo, quello relativo alla lavorazione di un film che li vede protagonisti.

Il limite tra realtà e finzione, tra autenticità e recitazione sfuma al punto che, a tratti, l’identificazione degli attori con i personaggi a cui danno vita pare totale.

La crisi professionale di Stefano che medita di doversi fermare un po’, dopo tanti film, di cui l’ultimo non riuscito, ed un maniaco telefonico che lo perseguita insultandolo nel modo più bieco, avanza in parallelo con quella di Laura che cerca fuori di sé conferme alla sua identità lavorativa, soprattutto in Raffaele (“Ma io sono un’attrice?” gli chiede “No, io non sono un’attrice”, si risponde).Professione e vita per entrambi si intrecciano e la crisi della prima fa eco alla seconda.

Stefano, anaffettivo, dall’aria triste, malinconica, solo all’apparenza è un uomo di successo, affermato, felice, pieno di qualità, proprio come il suo personaggio nel film. In realtà, è profondamente insicuro e pieno di timori. Sfrutta le persone a suo piacimento (si veda, ad esempio, con l’amante per la quale non prova niente e le confessa addirittura di non sapere neppure perché lui si trovi lì con lei..), manca di tenerezza, di sensibilità, fa leva sui difetti e sui limiti delle persone in modo da farle sentire peggiori di quanto non siano.

Eppure il fascino di uomo tormentato, meditabondo, oscuro è tale da riuscire ad attirare molte donne, tra cui Chiara, amica e confidente, e Laura.

In fondo, come recitano i due personaggi, Eleonora e Federico, loro non sono così diversi come credono. Eleonora, così come Laura, non è libera come vorrebbe far credere, accetta favori e denaro in cambio sempre di qualcosa d’altro (Laura verrà anche accusata di  ingratitudine da Raffaele, il suo amico-agente-amante, e di avere “infranto un patto”, con la sua relazione con Stefano), ma, di fondo, è molto triste.

Lei afferma di non aspettarsi niente dal futuro, preferisce pensare al presente, divertirsi, ha sempre vissuto così, è stata abituata a questo, così come a relazioni basate sull’utilità, forse è per questo che nel momento in cui Eleonora, così come Laura, si innamora veramente ed è ricambiata non è in grado di riconoscere, di riconoscere e di vivere fino in fondo questo sentimento.

Aspettative eccessive, irrealistiche, sproporzionate la inducono ad allontanarsi da Stefano, che viene accusato di essere fonte di noia per lei e di non averla saputa rendere felice, non rendendosi conto che, prima di tutto, la sua felicità avrebbe dovuto trovarla dentro di sé. In tutto questo non sembra essere molto differente da Stefano- Federico.

Ma il regista ci fa ben sperare per entrambi i protagonisti. Dopo un periodo di separazione imposto da Laura, quest’ultima decide di rivedere Stefano, dopo la nascita del figlio.

Alla parziale apertura di lei, corrisponde una, seppur minima, evoluzione di lui: “Non sono cambiato, ma sono migliorato”, afferma.

E, forse, questo è ciò che propriamente caratterizza l’umanità e l’individualità di ciascuno di noi: evolvere, maturare, pur continuando ad essere noi stessi.